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INTERVISTA

"Non riuscendo a tirare avanti come scrittore e poeta sono diventato cantautore": Leonard Cohen intervistato da Paul Zollo

foto Laszlo Montreal
Dal libro Rock Notes. I grandi songwriters si raccontano a cura di Paul Zollo, edito da minimum fax nel giugno 2007, estratti dell'intervista a Leonard Cohen realizzata a Los Angeles nel 1992


Siamo seduti a gambe incrociate sul pavimento al secondo piano della casa di Leonard Cohen a Los Angeles.
Nella sua libreria ci sono parecchi libri scritti da lui stesso, compresi due romanzi e diverse raccolte di poesie.
Fuori sta scrosciando una pioggia insolita, mentre Leonard passa in rassegna gli innumerevoli quaderni di canzoni, le infinite revisioni che coprono un arco di decenni e che riempiono pagine e pagine di centinaia di taccuini. Per ogni strofa che conserva ne scarta una quantità sterminata. Quando dico che uno scrittore un po' scarso sarebbe stato felice se avesse scritto anche solo due delle sei strofe che compogono la stupefacente Democracy, dal suo album The Future, lui risponde "Io ne avevo una sessantina".

[...] È nato il 21 settembre del 1934 a Montreal. Suo padre morì quando lui aveva nove anni. A diciassette anni entrò alla McGill University dove formò i Buckskin Boys e scrisse il primo libro di poesie, Let Us Compare Mythologies [ora tradotto finalmente in Itala con il titolo Confrontiamo allora i nostri miti].
Il suo secondo volume, pubblicato nel 1961 e intitolato The Spice Box of Earth, fu apprezzato in tutto il mondo. Ma come è sempre accaduto nella sua carriera, l'enorme riconoscimento ricevuto dalla sua opera non trovò un corrispettivo dal punto di vista economico.
"Non riuscivo a guadagnarmi da vivere", ha detto.


Hai scritto romanzi e libri di poesia. E una volta il tuo commento è stato che da romanziere, prima di diventare un songwriter, conducevi una vita tranquilla e casalinga. La vita da songwriter è completamente diversa rispetto a quella da romanziere e poeta?

Prima lo era. Perché prima ero in grado di scrivere canzoni di continuo. Lavoravo sodo, ma ho iniziato ad agonizzare sopra una canzone solo a partire dal 1983. Ho sempre lavorato sodo. Ma non avevo idea di cosa significasse lavorare sodo fino a quando nella mia testa non è cambiato qualcosa.

Sai di che si trattava?

Non so bene cosa sia stato. Forse la sensazione che tutta questa storia avesse un limite, che esistesse una fine.

leggi la scheda del libro
Perché da scrivere romanzi e poesie sei passato a scrivere canzoni?


Non ho mai visto la differenza. A un certo punto mi sono reso conto che non riuscivo a tirare avanti (come poeta o scrittore). Ma diventare un songwriter o un cantante per risolvere un problema economico è una grossa sciocchezza, specialmente a trent'anni. Insomma non so perché l'ho fatto, o perché, in generale, faccio una cosa. Non ho mai avuto una strategia. Faccio le cose così come vengono.
Sapevo solo di aver scritto quello che ritenevo essere un romanzo piuttosto bello, Beautiful Losers. È stato accolto da tutti gli esperti come un lavoro degno di nota. Che lo sia omeno, chi può dirlo. Ma aveva le credenziali. Eppure non arrivavo a pagare le bollette. Ho venduto solo un duemila copie. Per cui era una follia cominciare un nuovo romanzo.
Non avevo voglia di insegnare, non era il mio campo. Non ero tagliato per quello. Ero troppo dissoluto. Dovevo stare sveglio fino a tardi, dovevo muovermi troppo in fretta, non era il posto per me.


Hai mai avuto il desiderio di scrivere un altro romanzo?

È un pensiero con cui trastullarmi, ma scrivere un libro impone un regime che amo molto. Mi piace il fatto che non puoi fare ninet'altro. Sei costretto a restare nello stesso posto. Adesso è così con le canzoni. Ho il mio sintetizzatore e il mio Mac. Non posso davvero permettermi molte distrazioni. Altrimenti ti dimentichi molto facilmente di che si tratta.


17 marzo 2009 Di G.M.


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