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Intervista a Dolcenera, tra le favorite del Festival di Sanremo 2009
I bookmaker la danno per favorita. Abbiamo raccolto le sue sensazioni prima della partecipazione al Festival di Sanremo 2009. Dolcenera spiega la sua canzone e ci racconta perché ha cambiato look
Il diario quotidiano di Sanremo 2009: ascolta i file audio Wuz: il Festival di Sanremo su Facebook Il dizionario del Festival di Sanremo 2009
La canzone che canterai a Sanremo parla d’amore come ricerca...
Sì, la ricerca dell’equilibrio in amore. Un equilibrio che è difficile da trovare perché è sempre variabile. Ci sono momenti in cui devi essere tu a proteggere l’altra persona e altri in cui hai voglia di essere protetto. Nel ritornello canto “qual è l’equilibrio a cui noi aspiriamo?”. Quello che noi conosciamo è l’equilibrio del cosmo, delle stelle, dell’universo, perché poi tutto il ritornello è contestualizzato in quest’ambito spaziale, dell’armonia delle stelle, dell’universo: questo è sentire che la persona che hai a fianco è il tuo amore unico.
Torni a Sanremo con un look molto diverso, come mai? Cosa è successo a Dolcenera?
In questi ultimi due anni, 2007 e 2008 ho fatto parecchi concerti, due tournée in Germania, in Austria, mi è capitato di aprire concerti di Zucchero in Austria e di Vasco Rossi ad Ancona, per cui ho fatto diverse cose live allontanandomi un po’ dalla televisione, dalle scene e standomene a casa a scrivere. Scrivere per me significa ricercare e le canzoni che scrivo sono quello che io sono. Io mi valuto e mi cerco in base alle canzoni che scrivo, per me non c’è un altro metodo. È come se mi giudicassi, se mi dessi un valore ogni volta che metto giù un accordo o che scrivo una parola. Questa ricerca mi ha portata ad osservare che venivano fuori delle canzoni, dei testi che partivano dall’inquietudine, ma poi sfociavano in una sensazione di speranza, com'è l’amore unico. Alla fine ho capito che quello che stavo scrivendo, la speranza che veniva fuori dalle canzoni corrispondeva ad una situazione di serenità che avevo dentro. Per questo ho cambiato un po’ il trucco, il trucco nero è andato via perché l’inquietudine l’avevo risolta, invece di tagliare i capelli li ho lasciati un po’ crescere. Si sa come sono le donne, no?
Visto che tu hai esordito proprio a Sanremo, sai dire quali sono i giovani che promettono bene?
Non ho sentito nessuno.
Conosci qualcuno di loro?
Conosco la figlia di Zucchero, Irene Fornaciari, una persona molto carina.
Ma sarai un po' agitata dato che vai a Sanremo…
Non lo so… sarò sul palco con la mia band di sempre, con la quale ho realizzato tutti i miei album, anche se quest’ultimo in maniera differente perché abbiamo suonato e arrangiato tutti insieme incidendolo live in studio. Si è creata una certa complicità, siamo praticamente fratelli: quest’album è mio almeno quanto è degli altri ragazzi. Loro sono sul palco con me e il pezzo dà una sensazione positiva, perciò tutte queste cose mi portano ad avere un atteggiamento di serenità, anche rispetto al modo in cui ho affrontato il Festival gli altri anni. Sono tranquilla perché ho fatto tutto quello che dovevo fare, ovvero l’album.
Cosa rappresenta per te il Festival di Sanremo?
Una tappa. Ben organizzata. Bisogna preparare tante cose, ma quando il tuo lavoro è stato concentrato su un album, che rappresenta una fatica immensa, Sanremo diventa solo una tappa, un inizio.
E Sanremo sarà anche l’occasione per presentare questo tuo nuovo look, questa tua nuova musica...
Sì, però, in realtà, avevo già fatto qualcosa quest’estate e in generale in quest’ultimo anno anche in televisione. Era un programma su Rai Uno dedicato ai Beatles, prettamente musicale, senza un presentatore, solo con un’attrice che leggeva dei pezzi dei Beatles per introdurre le canzoni. In quell’occasione sfoggiavo già questo nuovo look. Per me il cambiamento è stato naturale.
Per il titolo dell’album ti sei ispirata al romanzo di Jeanette Winterson, molto amato dalla comunità gay femminile. Come mai, da qualche anno a questa parte, c’è un ritorno a questa tematica, perfino all’interno delle canzoni del Festival. E mi riferisco a Povia. Tu ne parli nell’album?
No, io nell’album non ne parlo. Ho tantissimi amici gay, davvero tantissimi, perciò credo che l’omosessualità sia come dire “mi piace la birra o mi piace il vino”. Mi è capitato di parlarne nell’album precedente in una canzone che si chiamava Resta come sei e che mi era stata ispirata dalla storia di una ragazza che si chiamava Laura e non sapeva come comunicare questo suo disagio, questo suo modo di essere, alle persone che le stavano intorno. L’ho scritta semplicemente perché erano le esperienze di una persona che avevo avuto accanto e le ho trasportate nella canzone.
Non pensi che possa essere, per chi ha portato canzoni su questo tema, una fonte di pubblicità assicurata dalle polemiche?
Non so. Ho conosciuto Povia prima del suo successo, prima della canzone Quando i bambini fanno oh. Lui nella scrittura è sempre stato uno molto spontaneo. Una volta abbiamo fatto insieme un viaggio in treno e abbiamo parlato della scrittura. È sempre stato un ragazzo che ha scritto di tematiche sociali in maniera pesante e ricordo che il brano che uscì quando l’ho conosciuto parlava dell’anoressia e di sua sorella. Questo è lui, gli piace parlare di queste cose. Spero che in questo caso non sia per farsi pubblicità, ma se l’ha sempre fatto, quindi non credo sia così. La polemica quando è preventivata e costruita è fine a se stessa e non fa mai bene.
| 17 febbraio 2009 | | Di Anna Zizola |
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