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Intervista a J-Ax, cantautore geneticamente mutato
J-Ax si trova il genere e la strada per la carriera solista. Rap’N’Roll è un album figlio di un momento di consapevolezza e di allegria. Come ci racconta lo stesso artista in questa intervista. Collaborano Thg (GDV), Guè Pequeno e Don Joe (Club Dogo), Irene (Viboras), Giacomo Godi, Fausto Cogliati, Space One, i Black Box e Pino Scotto (Vanadium).
Rap'n'Roll I dischi in commercio
Come mai hai deciso di dividere il disco in due capitoli? Ho scritto canzoni fino a quando non ho trovato il singolo giusto. A quel punto avevo pronti diciotto brani. Quindi in realtà non si tratta di un album diviso in due parti ma di due album veri e propri che ricordano un po' una formula anni Settanta, cioè con dieci brani.
Un prezzo basso. Perché le case discografiche non attuano sempre queste politiche commerciali? Perché probabilmente non tutti gli artisti consegnano alla propria casa discografica venti brani in un anno. Per loro non cambia molto. È come pubblicarne un cd con diciotto tracce a venti euro. Il prezzo di una canzone è ormai di un euro cadauna. Quindi è matematico: dieci canzoni, dieci euro. Comunque so che molti altri artisti in futuro abbracceranno questa politica dei prezzi.
A proposito del “genere” Rap’N’Roll, in un verso scrivi “non chiedete cos'è questo suono ai giornalisti”... È come chiedere a un prete come si fanno i figli, spieghi la teoria ma non hai mai fatto la pratica di questo mestiere. A volte i giornalisti musicali, che in Italia sono una mafietta per alcuni gruppi, di certe cose parlano male a prescindere o non ne parlano affatto. Non è mai stato grazie ai giornalisti che ho fatto comprendere alla gente chi è J-Ax. Alcuni giornalisti negli anni hanno capito la mia musica. Le critiche mi piacciono ma quando dicono la verità non le bugie, tipo che studio i pezzi a tavolino per avere successo.
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Come nasce il termine Rap'n'Roll? Rap’N’Roll nasce per un problema che ho avuto dopo l'album Di sana pianta. Al mio ufficio stampa i giornalisti chiedevano sempre informazioni sul mio genere musicale. Per loro è una cosa importante scrivere “Quello che fa…”. Gli mancava una parola. Ora ce l’hanno. È un gioco per riempire una casella.
È un disco molto rock, molto arrabbiato… Più che arrabiato, direi da sfottò. Io mi diverto, in tutte le canzoni c’è sempre un lieto fine. Su certe situazioni lancio le mie stoccate ma non voglio entrare nello stereotipo del "rapper incazzato a priori". Credo di essere un minimalista. Poi qualcuno mi dice che faccio politica. Sono convinto di essere un uomo della strada e parlo di cose piccole che conosco. Ma nemmeno io possiedo la Big Picture, la figura totale di quello che sto facendo. Agisco soprattutto d’istinto.
Se avessi dovuto scommettere sul tuo futuro musicale avrei puntato su un disco in cui emergesse di più la tua vena melodica. In questo disco c’è solo nell’ultima traccia. La parte cantautorale melodica intendi?
Sì. Potevi finire nella casella "cantautore"... Sono un cantautore geneticamente mutato. Dopo Di Sana Pianta ho compreso qual era la mia dimensione. Quell’album è stato un esperimento e mi è servito per toccare tanti generi. Spero di aver scremato quello che mi piace e quello in cui sono veramente credibile. Di sana pianta arrivava dopo un momento di incertezza mentre Rap’N’Roll è figlio di un momento di consapevolezza e di allegria.
Un disco con parecchie collaborazioni... Guido Style ha curato tutto il disco come arrangiatore, cantando anche delle parti. Tutti i testi sono firmati da me tranne Rap’N’Roll in cui ha collaborato Guè Pequeno dei Club Dogo e Free Drink una canzone scritta con Space One. Le basi sono state curate da Guido ma hanno composto per il disco anche THG dei Gemelli Diversi e Don Joe dei Club Dogo. Ha partecipato come cantante Irene dei Viboras, un gruppo punk rock di Milano. Si è fatto campionare Pino Scotto. Dj Zak ha fatto gli scratch.
Cosa pensi della musica in tv e di X Factor? Se me lo chiedevi l’anno scorso ti avrei risposto negativamente. Però ora mi devo un po’ ricredere perché se X Factor ci ha dato Giusy Ferreri, secondo me bravissima, allora vuol dire che anche X Factor avrà qualcosa di buono.
C’è un tour in programma? Partirà dopo il secondo album? Inizierà il 6 marz, tra le due pubblicazioni.
A proposito di tour. Da milanese cosa pensi della mancata data di Springsteen a Milano? In un pezzo del disco canto “non sento il volume dei decibel della Moratti”. È indegna questa cosa per Milano, una città dove non riesci a dormire perché passano macchine in continuazione. Dovrebbero costruire dei muri antisuono. A parte il caso di San Siro, dove esiste una situazione più grave con una palazzina in cui vivono dei disabili, perché i promoter non costruiscono un’arena, una struttura che poi possano condividere? L’ho chiesto mille volte e mi hanno sempre risposto ci nascerebbero dei problemi su chi far suonare. Non è solo colpa dello Stato ma anche di noi musicisti. Non ci danno lo stadio? Costruiamoci una struttura. Invece di risolvere a strutturalmente il problema di chi viene disturbato dalla musica e giustamente si lamenta, creano dei problemi alla musica che tanto è una parte della cultura abbandonata a priori. Ma è una cosa che fa arrabbiare i giovani e per questo mi piace.
| 12 febbraio 2009 | | Di Francesco Marchetti |
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