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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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Intervista a Gianmarco Martelloni
Un professore cantante di 34 anni ci racconta il mondo della scuola visto dal di dentro. Lui è Gianmarco Martelloni. È uscito da poco il suo secondo singolo, La cravatta rossa, che segue il precedente Messalina, il brano che lo ha fatto conoscere come cantautore.
La superficie del mare, il disco di Gianmarco Martelloni Il sito ufficiale
Cosa e dove insegni? Quando hai iniziato? Insegno italiano e latino in un liceo linguistico di Brescia. Ho iniziato ad insegnare sei anni fa.
Come si rapportano tra loro la carriera di professore e quella di cantante? Dal punto di vista pratico diciamo che a volte ci sono delle sovrapposizioni alquanto difficili, specialmente per quanto riguarda l’affaticamento vocale. Fortunatamente il mio preside capisce la mia situazione e mi è venuto incontro con un orario che mitiga questo tipo di difficoltà. Insegnare letteratura mi ha dato probabilmente qualche chiave in più per quanto riguarda la scrittura dei testi delle canzoni; la permanente relazione con una ‘platea’ di alunni e il salire su un palco sono poi fenomeni che hanno molto in comune – si potrebbe paradossalmente dire che entrambe obbligano a smussare il proprio ego, che può essere una terribile trappola sia nell’insegnamento che nell’esibizione live.
I tuoi studenti che dicono della tua professione alternativa? Sono incuriositi, chiaramente, e devo dire che trattano sempre la cosa con una grande attenzione umana: hanno capito la fatica che mi è costata e mi costa coltivare questa passione divorante. Inizialmente temevo che della cosa passasse solo l’aspetto più evidente (“il profe ha il suo video in televisione”, “il profe viene intervistato da Platinette” ecc.) mentre invece spesso ottengo manifestazioni di stima e rispetto che mi lasciano disorientato. Capiscono che c’è una forte etica del lavoro anche dietro il mio progetto musicale.
Cosa pensi del momento che sta attraversano la scuola italiana? Difficile essere sintetici su un argomento così complesso. Auspicherei una vera riforma della scuola, non una serie di modifiche e tagli operati a colpi di maggioranza – un ripensamento dell’istruzione cui possano partecipare anche le associazioni degli studenti e dei genitori, i sindacati, rappresentanti dell’imprenditoria, degli enti e delle associazioni, una confronto della società civile su un aspetto determinante per il futuro dell’Italia. Vorrei anche che i media parlassero di scuola in modo più costruttivo e dettagliato e meno sensazionalistico, a volte addirittura facilone. La scuola italiana non è certo esente da limiti e priva di personaggi inadeguati, ma nemmeno un desolato scenario dove imperversano i bulli, gli incompetenti e i malati immaginari.
I tuoi studenti come vivono questa situazione? Faticano a decifrare i segnali contraddittori e spesso infantili che arrivano loro: occorre riportarli alle fonti, molto spesso. Percepiscono però con chiarezza che molti, troppi parlano della scuola (e dei provvedimenti ad essa legati) senza averne le conoscenze necessarie.
Sono informati? Ammettono di esserlo in modo molto superficiale, e alcuni manifestano il desiderio di capire meglio. Proprio stamattina Sara, una mia alunna di quarta, mi ha chiesto dove potesse reperire il testo del Decreto Gelmini per potersi confrontare in prima persona con contenuti che finora le sono arrivati solo tramite molteplici filtri. Giorgio e altri di quinta vorrebbero organizzare un’assemblea per discutere della riforma stessa, anche se temono il solito e deleterio effetto-disattenzione che spesso si riscontra in occasioni simili.
Cosa vorresti, da insegnante, per la scuola italiana? Una scuola statale non indebolita, ma anzi rafforzata in quanto palestra di democrazia e curiosità. Una scuola privata non discriminata, ma dall’altro lato latrice di una proposta didattica seria e solida, non certo un diplomificio come ahimè molti (non tutti, per fortuna) istituti finiscono per essere. Una classe docente non svilita e oltraggiata a ogni piè sospinto, più gratificata economicamente e dall’altro lato maggiormente responsabile delle proprie azioni (sì al controllo della qualità, ma a condizione che questo non sia solo strumenti di arbitrio e addomesticamento del corpo docente). In molte scuola latita il supporto psicologico per alunni e insegnanti, che spesso si trovano a fronteggiare situazioni umane molto complesse e devono basarsi quasi esclusivamente sul proprio buon senso (se e quando c’è).
Perché hai deciso di fare l'insegnante? Al cinquanta per cento per rimanere in contatto con persone giovani, di un’età che, pur con tutti i suoi travagli, è la più potente e suggestiva per l’essere umano. Al cinquanta per cento per condividere quel poco che so e cercare di dare a questo sapere un senso collettivo e non solo individuale. Al cinquanta per cento per altri, misteriosi motivi. La somma fa centocinquanta per cento, e questo tipo di miracolo aritmetico è un’efficace metafora di come funziona l’insegnamento.
È appena uscito il tuo secondo singolo. Vuoi raccontarci qualcosa in più sul progetto discografico? Ho lavorato anni al mio primo disco, ‘La superficie del mare’, che è uscito nel Maggio 2008, accompagnato dal primo singolo ‘Messalina’, che ha avuto buonissimi riscontri. Da poco è uscito il secondo, ‘Cravatta rossa’, ed anch’esso gode dell’appoggio di Radio Deejay ma soprattutto di Linus in persona, cui ovviamente va tutta la mia gratitudine. E’ una doppia soddisfazione per chi come me esce su una piccola etichetta indipendente e viene dall’underground. Tra poco uscirà il video del brano, in cui mi cimento in un numero un po’ alla Brachetti, non dico di più per non guastare l’ipotetica sorpresa…
L'inchiesta di Wuz: la scuola è il futuro dell'Italia
| 03 novembre 2008 | | Di Francesco Marchetti |
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