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INTERVISTA

Il Sud che dobbiamo esportare



Sul problema rifiuti: «Le immagini del degrado che rimbalzano sui Tg, così come quelle di cronaca nera sono impresse nella mia memoria così come le tante volte in cui ho sentito dire che i napoletani sono quelli che gettano i rifiuti per terra. Ora invece il paradosso è che li hanno gettati nei sacchetti ma che nessuno li ritira. Più che un problema di educazione di una città mi sembra un problema di educazione di una classe politica». (Sorrisi&Canzoni)

Grande Sud
VIDEONEWS - Pino Daniele contro i rifiuti


Parliamo del suo nuovo progetto discografico…
Grande Sud è una raccolta delle tappe più significative dell’ultimo mio percorso da Taranta Power a Che il mediterraneo sia. Ci sono anche dei brani inediti.

Il brano Grande Sud il prossimo 23 luglio riceverà il Premio Lunezia Etno-Music per il valore letterario

Possiamo definirla un ambasciatore della musica folk italiana all’estero… Che tipo di accoglienza riceve?

L’attenzione di un pubblico che si rivolge alla musica internazionale cercando nelle radici di un paese e di un popolo. La tendenza positiva dei Festival di musica internazionale è che la musica racconti la tradizione, l’estetica il modo di veder di un popolo. E questo da diritto di cittadinanza in una World Music in cui la stessa globalizzazione mette in evidenza le differenze dei vari linguaggi.  
Il pubblico è un pubblico di rottura. I ragazzi che vengono ai miei concerti sono protagonisti di un movimento musicale, suonano gli strumenti, i tamburelli, le chitarre battenti, scrivono, sognano una nuova musica. Io penso che oggi fare musica per un musicista significa scrollarsi di dosso i complessi di inferiorità dettati dalle multinazionali e comunicare con tutti i paesi del mondo.


Lei crede quindi che in Italia si faccia un po’ poco rispetto al recupero di un certo tipo di musica?
Beh rispetto a quello non si fa più niente. Soprattutto si ignora la volontà di una fascia molto larga di cultura emergente. Secondo me non si fa niente nemmeno per la musica italiana.

Quali sono i territori geografici musicali ancora inesplorati? Se c’è ancora un Sud che non abbiamo sentito?
Nel panorama mondiale il Sud inespresso era proprio l’Italia perché per uno strano fenomeno l’immigrazione italiana nel mondo aveva veicolato un aspetto folcloristico quindi privo di interesse, privo di impatto sulla realtà contemporanea. Insomma la tarantella dei gruppi folcloristici che viaggiava e viaggia attraverso le associazioni un po’ parrocchiali o comunque legate al folclore dell’Italia bella hanno annacquato e annullato l’interesse per quello che c’era dietro che noi abbiamo portato fuori che sarebbe l’energia di un ballo rituale e violento e travolgente come la taranta, le melodie legate a tanti problemi di emarginazione. Questo mondo era assente ed era l’unico assente nel panorama internazionale. Non così per la Spagna, non così per la Grecia, non così per il Portogallo, non così per i paesi del Nord Africa. Negli ultimi anni i festival della World Music stanno scoprendo che dall’Italia esce un’energia travolgente che si chiama Taranta.

Un particolare ricordo di Matteo Salvatore?
Ce ne sono tanti. La prima volta che l’ho visto ero un ragazzo, al teatro Esse di Napoli, un teatro sperimentale di cinquanta posti. Un concerto straordinario: Matteo Salvatore con la chitarra, la sua compagna Adriana Doriani. Lui cantava queste ballate straordinarie aprendoci dei grandi orizzonti di paesaggi del sud e dei grandi orizzonti di storia.



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11 luglio 2008 Di Francesco Marchetti


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