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HOME | lunedì 06 settembre 2010 |
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Max Pezzali racconta il suo romanzo
 | | l'incontro con Max Pezzali allo stand IBS alla Fiera del Libro di Torino |
Max Pezzali è stato ospite dello stand di IBS e WUZ all'ultima edizione della Fiera del Libro di Torino. In quell'occasione stimolato da John Vignola, ha raccontato il suo romanzo Per prendersi una vita. Vi riportiamo l'intervista.
Guarda il booktrailer di "Per prendersi una vita"
Max Pezzali racconta il suo primo album live
Le date del tour
La discografia di Wuz
Nuova veste, quella di narratore. Ritroviamo come nelle tue canzoni la voglia di raccontare partendo dal tuo punto di vista...
È come se la storia fosse stata generata dallo stesso background che ha generato le canzoni. I protagonisti si muovono nello stesso ambiente, (la piccola città che non è citata mai col suo nome ma che fondamentalmente è Pavia), la città nella quale sono nato e cresciuto. Fanno la maturità nel liceo che ho frequentato io e in qualche modo sono il prodotto di quella mentalità un po’ provinciale, della piccola borghesia, che voleva che i figli avessero il posto fisso, il futuro regolato secondo tappe prestabilite e universalmente riconosciute come valide. I quattro protagonisti sono in qualche modo degli emarginati. Ognuno a modo proprio è un diverso e così come spesso accade in provincia i diversi tendono ad associarsi tra di loro perché nei posti piccoli gli strani vanno in giro con gli strani.
Si parte da un figura importante ritornata alla ribalta ultimamente, Joe Strummer. È uscito un bellissimo film che non so se tu hai visto di Julien Temple, Il futuro non è stato scritto...
 | | DVD - Il futuro non è scritto. Joe Strummer | The future is Unwritten! Joe Strummer è di fatto l’alibi narrativo, il pretesto che serve a questi ragazzi per partire, per fare un viaggio alla volta di Londra, dopo l’esame di maturità. Joe Strummer è importante per tanti versi. È importante perché è uno dei più grandi idoli della mia generazione, è uno di quelli che hanno cambiato per sempre la musica, ed è stato il simbolo della forza vitale, della giovinezza che si scontra con l’establishment della musica. Il punk ha avuto quella funzione fondamentalmente: riportare tutto all'energia, a tre accordi magari suonati anche male però con una carica grossa eversiva. Inoltre lui rappresentava l’aspetto più politico, più consapevole nell’inconsapevolezza che c’era nel mondo punk.
Quello che mi ha spinto a scrivere il libro, l’origine di tutto, è stata una frase. Quando morì Joe Strummer mi ricordo che stavo guardando i portali musicali su Internet e lessi il lancio d’agenzia: "Nella giornata di ieri il cantante Joe Strummer, ex leader dei Clash, si è spento a cinquant’anni nella sua abitazione, dopo aver portato fuori il cane. È morto per una cardiopatia congenita". Questo mi colpì molto perché io ero cresciuto con gli idoli del rock che morivano male, morivano da leggende, morivano per abuso di sostanze stupefacenti, incidenti. Poi ho pensato che forse la sua grande forza è stata questa: lui è stato in qualche modo rivoluzionario anche nella morte. È stato diverso. È stato un combattente quando tutti gli altri erano omologati, ed è morto da persona normale quando tutti fanno finta di essere dei rivoltosi.
Per il punk era normale abbattere i suoi stessi miti. Quando qualche anno fa ai Sex Pistols fu proposta la Rock and Roll Hall of Fame decisero di non partecipare e mandarono un biglietto pieno di insulti...
Fa parte un po’ della liturgia.
Joe Strummer era un antidivo. Io ho avuto il privilegio di intervistarlo un paio di volte, l’ultima un mese prima che morisse. Per lui il punk è stato un primo passo per un discorso importante. La sostanza era quella di testimoniare come la musica può arrivare anche nel sud del mondo, essere un veicolo non più solo generazionale.
Un’altra cosa mi colpì molto dell’ultimo Joe Strummer. Quando lessi in un giornale musicale poco prima della sua morte, che in un Festival punk in Germania venne contestato da alcuni ragazzini di diciassette anni che pur professandosi punk non sapevano chi fosse. Per loro era uno che suonava un rock da adulti. Questo mi ha fato riflettere su cosa vuole dire essere giovani e su qual è il potere eversivo della giovinezza. Infatti i protagonisti del mio romanzo crescono e fanno un salto di età. Ci sono i due mondi: quello dei quasi ventenni e quello dei quasi quarantenni. Nel tempo sono molto cambiati e sono dovuti scendere a compromessi terribili. Hanno dovuto scegliere se fare la cosa giusta eticamente e rischiare di non avere il futuro che credevano gli fosse dovuto.
Nelle tue canzoni hai parlato a ragazzi giovani, anche molto più giovani di te. Scrivere un romanzo è anche un tentativo di avvicinarsi a un pubblico più vasto comunque attraverso un’altra forma espressiva. È una cosa naturale ma ricorre spesso quell'adagio per cui c’è il solito cantautore, cantante pop che si mette a scrivere il romanzo così la sua immagine è più completa…
 | | leggi la recensione e guarda il booktrailer! | Un po’ può anche essere vero. Chi fa il mio mestiere è abituato a scrivere su un piccolo foglietto di block notes. Hai dei limiti formali, delle gabbie, hai le strofe, hai i ritornelli, il testo deve suonare musicale perché comunque sotto c’è una musica. Prima o poi ti viene voglia di avere un block notes più grande con tante pagine e con la possibilità di scrivere una storia che non debba necessariamente esaurirsi nei minuti di una canzone o nell’assonanza delle rime. Indipendentemente dal fatto che un romanzo possa essere scritto da un cantautore o meno io credo che sia importante la voglia di scrivere, la voglia di raccontare una storia. Credo che in fondo le motivazioni che spingono a scrivere canzoni o a scrivere libri siano le stesse: voler raccontare delle storie, alcune più brevi e più concise, altre più lunghe e articolate.
Il booktrailer: ti interessa questa forma di comunicazione? Come ci sei arrivato?
Chi fa il mio mestiere è abituato a ragionare non in termini monomediali ma in termini trasversali. La musica è da sempre anche videoclip, è da sempre integrata con altre forme di espressione. Secondo me è divertentissimo e estremamente stimolante il media del booktrailer perché permette di uscire per un attimo dalle pagine. La pagina del libro è necessariamente qualcosa di privato, di intimo. Il booktrailere ti permette di uscire da lì e di condividere questa cosa con gli altri. Credo che sia una bella strada per la promozione e per il racconto anche parziale di un libro fuori dal suo campo canonico.
Con il romanzo cosa si guadagna e cosa si perde rispetto alla scrittura di una canzone?
Beh, da neofita, da non professionista della scrittura di romanzo, posso dire che si entra molto più completamente nella storia. Improvvisamente si comincia a pensare come i protagonisti, si comincia a vedere il mondo dai loro occhi e quindi si innesta in te un’esperienza molto più coinvolgente e totalizzante. Questo è anche un po’ uno svantaggio perché non arrivi a fine della giornata dicendo "stasera esco e riprendiamo domani". La storia continua a girarti dentro.
Non è finita qui immagino
Lo spero! Mi sono tolto una delle maggiori soddisfazioni che potessi chiedere alla vita cioè scrivere un romanzo. Se piacerà, se sarà piaciuto quando si faranno i bilanci mi piacerebbe proseguire.
 | | i lettori di Max Pezzali allo stand IBS durante l'incontro |
* Ringraziamo John Vignola e RadioAlt per la gentile collaborazione
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