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INTERVISTA

Sergio Cammariere si racconta




Non è un cantautore piccolino, anzi la sua presenza nella musica d'autore italiana si fa sempre più importante. Sposa jazz e tecnica con la forma canzone. Lui è Sergio Cammariere. E con lui abbiamo realizzato un'interessante intervista. Il 21 settembre è stato protagonista con un concerto al MITO - Festival Internazionale della Musica.


Il MITO è un festival unisce due città Milano e Torino, con un cartellone a dir poco straordinario. Cosa pensi di questo manifestazione?
Penso a Giorgio Balmas il fondatore del MITO. Un uomo che ha saputo tradurre il suo amore per la Musica in realtà, che ha regalato a tutti la possibilità di “ascoltare” e di crescere e di emozionarsi. Un uomo che dovrebbe essere un esempio per tutte le persone che lavorano nella musica dai discografici agli organizzatori. Il MITO di quest’anno segue la strada che Giorgio Balmas ha iniziato, musica classica, grandi Maestri, in spazi adeguati, il costo dei biglietti accessibile e tanti concerti gratuiti. Questo permetterà a tante persone di avvicinarsi alla Musica e non può che essere un bene per tutti.

Sul tuo concerto?
Il concerto è l’incontro tra il jazz e la musica d’orchestra. Un viaggio tra le canzoni e la musica strumentale come quella scritta per il film di Mimmo Calopresti L’abbuffata che sarà nelle sale a novembre e grande spazio all’improvvisazione con tutti i miei musicisti di sempre Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi, Bebo Ferra e Fabrizio Bosso con l’Orchestra d’Archi “I Musici Estensi” diretta da Paolo Silvestri

Parliamo del titolo del tuo ultimo lavoro Il pane il vino e la visione. Un trinomio che racchiude dentro se semplicità (pane, vino) e soprannaturale (visione). L'insieme mi suggerisce quasi un'idea religiosa, se vuoi cristiana. Volevo chiederti qual è il senso del titolo che credo racchiuda anche il significato complessivo dell'album...
È un messaggio d’amore per l’unione tra gli uomini al di là delle connotazioni etniche e culturali e a tutto ciò che li circonda. Un bisogno di rinascita. Oggi più che mai credo che questo concetto dovrebbe prendere forma per accomunarci tutti in maniera universale, camminando sulla strada della “conoscenza” e guardando non solo con gli occhi ma con il cuore.

Possiamo affermare che Il pane il vino e la visione chiude un'ideale trilogia iniziata con Dalla pace del mare lontano e poi proseguita con Sul sentiero?
Il disco prosegue sicuramente il viaggio musicale iniziato con Dalla pace del mare lontano e continuato in Sul Sentiero. È quasi la chiusura di un cerchio che apre la porta a nuove ricerche musicali.


Grandi musicisti ospiti nell'album. La collaborazione in musica quanto è importante per te?

La musica per me è quella che si suona con il cuore ed è condivisione, ogni incontro è un modo di crescere di scoprire insieme nuovi orizzonti, come accade nella vita, per poi regalarle alle persone che ascolteranno. È un grande regalo avere la fortuna di incontrare musicisti che hanno una grande anima.

Da sempre ti avvali del contributo di Roberto Kunstler per i testi. Che metodo di lavoro utilizzate?
Con Roberto ci conosciamo da tanti anni. Lui cammina tra le parole e la poetica. Io nella musica e ogni canzone viene condivisa prima di essere chiusa. È molto importante per me riconoscermi nelle parole nelle immagini che evocano e nel sentimento che trasmettono.

Nell'album c'è la presenza anche di un altro importante autore, Pasquale Panella. Ne approfitto per chiederti qualcosa sul tuo rapporto con lui e una tua opinione sul lavoro di Panella e Battisti.
Pasquale lo considero un filosofo, ogni volta è un piacere incontrarlo anche se è difficile che accada. Del suo incontro con Battisti posso dirti che è un po’ come guardare certe opere d’arte puoi forse non comprendere fino in fondo, ma l’importante è la senzazione che ti trasmettono.

Come mai ha scelto di riproporre Depois do temporais di Ivan Lins e Martins?
Ascolto da sempre i Maestri della musica brasiliana e tra loro c’è Ivan Lins. Un giorno con Roberto ascoltando Depois dos temporais è nata Canzone di Priamo che racconta dei sogni, dell’amore per la libertà, della curiosità nel guardare e dell’insegnamento di ogni esperienza come nuovo punto di partenza, mi è sembrato un modo per ringraziarlo.

Come riesci a legare insieme il tuo essere musicista jazz e la vena più cantautorale all'interno delle canzoni? Che forse è uno dei segreti del tuo successo...
È l’insieme di tutte le esperienze fatte, di tutta la musica ascoltata credo, perché è una cosa che mi viene spontanea, naturale.

Volevo chiederti qualcosa sui tuoi gusti in fatto di libri. L'ultimo libro che hai letto o che stai leggendo? Ci sono stati libri significativi nella tua vita?
I libri sono come gli amici dai quali puoi sempre tornare, sono tanti quelli che ho letto, tanti di poesia che non basterebbe citarne alcuni. Posso dirti che ho iniziato da poco Variazioni selvagge di Hélène Grimaud, un libro che consiglio a tutti, sarà anche lei a Torino il 17 settembre in concerto per pianoforte e orchestra e se potessi sarei sicuramente lì ad ascoltarla.

14 settembre 2007 Di Francesco Marchetti


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