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INTERVISTA

Lunedì 16 aprile 2007 ore 23,30 RaiTre: l'appuntamento da non perdere è con
Lucarelli e Camilleri

A Quattro Mani


Carlo Lucarelli e Andrea Camilleri

"Un documentario di creazione si immerge nei colori del giallo e del noir mettendo faccia a faccia i due maestri della letteratura di genere contemporanea: Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli".
Una trasmissione da non perdere per capire come nasce una storia anche attraverso le esperienze di vita di chi la scrive.

L'abbiamo vista in anteprima e abbiamo intervistato il regista Matteo Raffaelli e il produttore Daniele di Gennaro di minimum fax media per scoprire qualche segreto che ci farà gustare ancora di più la visione del film.


Attraverso la chiave della doppia narrazione, due scrittori ripercorrono il percorso della scrittura, l’ambiente familiare e l’Italia nella quale hanno cominciato a vivere e a scrivere a 40 anni di distanza l’uno dall’altro.
Il film-documentario ci rivela i numerosissimi punti in comune fra i due scrittori: un forte impegno civile e un grande interesse per la storia contemporanea, e la passione per i due generi narrativi, il giallo e il noir, che cercano di rispondere alle due domande chiave: “chi è stato?” e  “che cosa sta succedendo?”.
Parallelamente si sviluppa un vero e proprio corso di scrittura che dietro le esperienze personali dei due autori rivela molti suggerimenti da cogliere al volo, ma anche una testimonianza con riflessioni sul nostro tempo, vista con gli occhi cinici e disincantati di Camilleri e con quelli più speranzosi di Lucarelli, che ancora forse si aspetta dal futuro un cambiamento nel quale Camilleri palesemente non crede più: "uno show fatto da due persone che per vicende diverse di esperienza diretta conoscono profondamente lo strumento televisivo e i suoi tempi".


Lucarelli e Camilleri
Un documentario denso di curiosità e notizie: ascoltiamo la vicenda legata alla pubblicazione de La strage dimenticata, il primo lavoro di Camilleri e scopriamo come ha deciso di scriverlo, chi (Sciascia) gli ha suggerito di farlo, come ha conosciuto Elvira Sellerio e perché Garzanti lo sgridò. E, ancora, come anche Lucarelli pubblicò con Sellerio il primo romanzo (Carta bianca), e come su quel testo proprio Sciascia espresse parere positivo.
Vediamo come organizzano il lavoro, come impostano la trama, come cercano di risolvere i problemi della coerenza dei fatti e vedrete che Lucarelli ha trovato una formula certamente innovativa!
Infine "il vero e proprio valore aggiunto dell’esperienza di A Quattro Mani: una jam session narrativa dove sia Montalbano che Grazia Negro si trovano di fronte allo stesso delitto, in Toscana, guarda caso ospiti delle due case di campagna degli stessi protagonisti secondari, Camilleri e Lucarelli. I due scrittori scrivono così una storia a quattro mani, mettono in atto una vera e propria session di improvvisazione, una sorta di jazz letterario".
Anche se Camilleri dichiara provocatoriamente: “non credo che la letteratura serva a nulla”...


Un bellisimo documentario a due voci. Com'è nata l'idea e perché la scelta è caduta su Camilleri e Lucarelli, sostanzialmente due autori molti diversi sia per il tipo di narrativa (pur sempre prevalentemente "gialla") sia per l'età e la storia personale? Siete partiti dal legame rappresentato da Sellerio e da Sciascia o lo avete "scoperto" in seguito? O sono stati loro a proporsi a vicenda, come sembrerebbe di capire alla fine del documentario?


Matteo Raffaelli con Carlo Lucarelli
Matteo Raffaelli
Un paio di anni fa quando minimum fax media, ha cominciato a produrre progetti audiovisivi sperimentali sulla narrativa, Daniele di Gennaro ha messo in contatto i due maestri del mistery italiano, sperando di far nascere un documentario sul lavoro dello scrittore (cosa che poi è successa). Loro in realtà si sitmavano ma a distanza, salvo qualche occasionale incontro. Naturalmente costringerli in una stanza insieme per qualche giorno gli ha fatto subito venire voglia di scrivere qualcosa a quattro mani. 

È vero che sono due autori molto diversi, ma è proprio questa diversità che spesso li unisce, agli antipodi su certi temi si trovano perfettamente daccordo sui metodi narrativi. L'unicità di questo lavoro è proprio l'assoluta complementarità dei due, che sembrano fatti a posta per lavorare insieme.


Daniele di Gennaro
Hanno quarant'anni tondi di differenza. Hanno letto tutto l'uno dell'altro. L'idea era fare incrociare lo sguardo, gli stili e le storie di due persone che soprattutto godono della nostra stima anche a livello umano. Con Carlo ho fatto due viaggi in Eritrea e incrociando idee intorno alla serie audiovisiva di minimum fax media attorno alla scrittura, abbiamo pensato che un faccia a faccia fra lui e Andrea sarebbe stato fruttuoso. Per il lavoro fatto sull'inchiesta, la memoria e la storia della malavita che più o meno coincide con la storia d'Italia.


Il film ha un ritmo giusto, non annoia e, malgrado si tratti in sostanza di una semplice doppia intervista, è anche avvincente. Qual è stata la chiave per realizzare un lavoro non "statico"?

Daniele
Non ne potevamo più delle parole sulle parole pronunciate dando le spalle a una libreria. Matteo Raffaelli, per non cadere nella solita operazione fatta al volo da una troupe a rubar dichiarazioni ha fatto un lavoro davvero scientifico. Ha letto tutto lo scritto e il detto dei due scrittori, ha avuto con loro un approccio intelligente, e si è guadagnato la loro fiducia. Da lì il lavoro è andato in discesa. Fino a farsi raccontare cose che per esempio Camilleri non aveva mai detto a nessuno, come la sua cacciata dal collegio vescovile, che trovo sia uno fra gli episodi più intensi del film.


Andrea Camilleri
Matteo
Da subito il nostro obiettivo era quello di non fare un documentario "seduto", per addetti ai lavori, ma mettere in condizioni chiunque di potersi sedere, si, ma alla loro scrivania, capire cosa c'è nella testa di uno che scrive, quali sono i ferri del mestiere, le paure, le incertezze, le abitudini. Insomma volevo svelare il dietro le quinte di un romanzo che si va costruendo.
Il metodo migliore per fare questo è stato a mio avviso realizzare un vero e proprio racconto visivo, studiato a tavolino e ordito in modo da svelare poco a poco gli elementi drammaturgici della storia. Quale storia? Quella delle vite di due grandi scrittori che diventati famosi decidono di lavorare insieme.


Come avete lavorato? Su una scaletta predeterminata o avete cambiato le riprese "in corso d'opera"? I due scrittori hanno voluto/potuto in qualche modo intervenire sui contenuti?

Matteo
Ho scritto un vero e proprio trattamento basato sulle loro biografie e sui libri che hanno scritto, ma di questo testo non gli ho mai parlato, all'inizio hanno cercato di capire che diavolo avevo in testa, poi hanno rinunciato e per mia grande fortuna si sono fidati. Mi era chiaro il territorio sul quale volevo condurli, ma non avevo la minima idea di come avrebbero reagito, e questo è stato il risultato più bello. Nel documentario si affronta il tema spinoso e complesso del perché si scrive, le ragioni profonde e il senso della letteratura, ovviamente per loro. E in quel caso hanno dato il meglio in modi straordinariamente diversi, devo dire che questa parte si è montata quasi da sola.


Carlo Lucarelli
Daniele
Dapprima abbiamo fatto le prime otto ore di girato con i due faccia a faccia nello studio di casa Camilleri. Matteo Raffaelli ancora non c'era, il regista giusto, che poi è stato lui, lo stavamo ancora cercando. Quel confronto però fu una specie di test che ha fatto scoppiare l'intesa dei due scrittori fino alla follia della jam session letteraria. In una pausa di cambio batterie delle camere, ho chiesto ai due come si comporterebbero Montalbano e Grazia Negro alle prese con lo stesso delitto. Non hanno finito più di "muovere" i loro personaggi, con una tale partecipazione che a un certo punto sembrava parlassero di loro stessi. È nata una formidabile partita a scacchi che si sta concretizzando sotto forma di romanzo epistolare dove i due investigatori incrociano le armi in un'inchiesta non ufficiale. Non sappiamo quando uscirà. Ci sono in mezzo. È cosa rara vedere un libro nato da un documentario. Di solito è il contrario.


I filmati d'epoca che si inseriscono nel racconto appartengono all'archivio dei due scrittori?  

Matteo
Il repertorio è dell'Archivio Nazionale del Film di Famiglia che consiglio a tutti di consultare anche solo per curiosità al sito www.homemovies.it. e che ringrazio apertamente per la dedizione e la cura con cui mi hanno aiutato nel lavoro di ricerca.
Ovviamente gli archivi non hanno niente a che fare con gli scrittori e non hanno la minima pretesa di storicizzare il loro passato. Sono stati usati e scelti in modo molto estraniante per evocare un epoca, suggerire delle sensazioni e soprattutto rappresentare i molti livelli di memoria che si intersecano fra di loro e intervengono nel processo creativo di chi scrive una storia.


Daniele
La scelta straniante di Matteo delle immagini di repertorio è una delle cose più belle e rischiose del film. Nel senso che l'effetto raccolto alla fine non si poteva certo dare per scontato. Ha osato fare un lavoro sull'idea di memoria che rende chiaro e senza enfasi il forte elemento civile dei due autori, e l'impegno che esprimono dentro e fuori la loro scrittura. Il respiro del film se ne giova e lo stacca nel genere da qualsiasi prova semplicemente giornalistica.
Detto fuori dai denti, il valore aggiunto sta nel fatto che i narratori in A Quattro Mani sono tre: Andrea, Carlo e Matteo.


Andrea Camilleri
Il film rappresenta una sorta di "scuola di scrittura". È un risultato voluto, scelto sin dall'inizio, generato dal montaggio?


Daniele
minimum fax media è una casa di produzione cinematografica nata a fianco a minimum fax dopo l'avvento nella squadra della produttrice Rosita Bonanno. Dal gruppo di ragionamento della casa editrice nascono quando possibile progetti audiovisivi generati dalle ricerche fatte per i libri. Le collane sul mestiere di scrittore di minimum fax hanno ormai quindici anni di ricerca, e fare questo film sulla scrittura è stata per noi una prosecuzione naturale del nostro lavoro. L'ottica generale è fare film documentari che godano della cura dei dettagli, della scelta e della ricerca dell'editore. Come i nove documentari sugli scrittori newyorkesi Scrivere New York, una serie fortunata venduta in diversi paesi esteri. Vorremmo fare film selezionati che seguano una linea di ricerca che componga una vera e propria collana. Insomma, fuori dal nastro industriale, niente di "cinematografàro" nel senso del lancio random dei film come fish da casinò su più tavoli alla ricerca di un solo successo che copra il buco finanziario di altri dieci fallimenti.


Matteo
Più che una scuola di scrittura, anche se sicuramente può essere utile a chi scrive, il documentario lo considero una finestra sul laboratorio di due grandi scrittori, che non vengono visti in modo accademico e ingessato, ma osservati quasi nella pratica quotidiana del loro mestiere.
Purtroppo anni di televisione incapace di affrontare sfide impegnative come questa ci hanno abituato all'idea che parlare di letteratura in tv sia noioso e non interessi a nessuno. Secondo me oggi c'è una grande fame di sapere, sta a chi è del mestiere rimboccarsi le maniche e inventare sempre nuovi modi per affrontare questi temi e soprattutto avere il coraggio di proporli.  


Andrea Camilleri - La bibliografia di Wuz
Carlo Lucarelli - la bibliografia di Wuz

Le immagini della home e dell'articolo sono tratte dal girato per la realizzazione di A Quattro Mani



12 aprile 2007 Di Giulia Mozzato


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