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Intervista

Si è conclusa da poco la prima edizione del suo Festival della Matematica e nelle librerie spicca il suo ultimo saggio sulla cristianità

© Effigie

Il matematico impertinente parla di Dio


Non è la prima volta che Piergiorgio Odifreddi si mette in gioco su argomenti non strettamente scientifici. Il matematico impertinente già aveva tracciato questa linea, anticipando anche alcuni temi di questo dibattito religioso. Nel volume Perché non possiamo essere cristiani approfondisce e analizza, ma soprattutto contesta, le Scritture e la storia della Chiesa, sino ai giorni nostri. E lo fa con il taglio rigoroso dello scienziato. Proprio su questo scontro tra scienza e fede religiosa gli abbiamo rivolto alcune domande.

Vorrei iniziare con una domanda sulla prima edizione del Festival della Matematica di Roma. Com'è andata?

Il Festival è andato molto bene, oltre le nostre aspettative: 53.000 visitatori in quattro giorni, gente che si accalcava e addirittura si malmenava (anche se questo forse non è da considerare tra gli aspetti positivi!) per assistere a lezioni di matematica. chi l'avrebbe potuto prevedere?

Quali argomenti hanno maggiormente appassionato il pubblico?

Credo che l'intervista finale con Nash sia stata il clou dell'evento: 2800 persone in sala, e 2000 fuori di fronte al maxischermo, per sentire direttamente dalla sua viva voce il racconto del proprio lavoro e della propria vita. Ma anche l'evento degli scacchi, con l'ex campione del mondo Boris Spassky che ha sfidato 15 matematici, tra cui due Premi Nobel, in una simulatanea è stato un bel momento.

Avevi ospiti importantissimi. Il pubblico italiano è preparato a comprendere il peso e il valore di certe personalità?

Apparentemente, sì. La gente che si malmenava, che ho citato prima, l'ha fatto per partecipare alla lezione di Alain Connes: un matematico sconosciuto ai più, ma evidentemente noto a molti studenti e ricercatori. Era una delle due Medaglie Fields che partecipavano al festival, insieme a Michael Atiyah, e c'erano tre premi nobel: oltre a Nash, appunto, Alferov in fisica e Dario Fo in letteratura. Ma tutte le conferenze, e non solo le loro, sono andate esaurite.

E, legando questo evento con il libro, secondo te quanto peso ha in Italia "l'ignoranza
scientifica" della massa nel determinare il peso che tutt'ora ha la religione cattolica nelle
scelte sociali e politiche? Una maggiore cultura scientifica non cambierebbe la situazione?


Odifreddi in aula
Io ho scritto quel controverso libro perché mi sento un po' come Penelope: di giorno tessiamo la tela della razionalità matematica e scientifica, mediante la divulgazione e l'insegnamento, ma di notte qualcuno che ha mezzi ben più potenti la disfa, rendendo spesso vano il nostro lavoro. Certo una maggior diffusione della cultura scientifica avrebbe come effetto automatico una perdita di attrazione della cultura religiosa, e dunque del peso sociale della chiesa.


Mi sembra interessante puntare proprio su questo aspetto. Hai già parlato in altre interviste dello stimolo iniziale che ti ha portato a pensare a questo libro: la rilettura di Bertrand Russell Perché non sono cristiano e la sensazione che questo libro del 1957 fosse in qualche modo "da aggiornare". Mi sembra interessante che un matematico senta la necessità di ovviare a una carenza filosofico-morale del pensiero contemporaneo. Perché sono così pochi in Italia (Giorello, per certi versi Veronesi che è
un altro scienziato...) ad avere il coraggio di guardare la religione con l'obiettività con cui l'hai guardata tu?


Perché, nonostante quello che alcuni detrattori velenosi insinuano, dicendo che uno scrive queste cose per fare soldi e acquistare fama, in realtà in italia prendere posizioni anticlericali, o anche solo antireligiose, significa andare contro corrente ed essere sommersi di insulti: per verificarlo, basta andare sul sito IBS.it e leggere alcune delle reazioni dei lettori a mio libro, o fare la stessa cosa col forum che sto tenendo al proposito sul sito di Panorama. 
I politici, poi, anche se magari qualcuno sarà pure d'accordo, non vogliono alienarsi le simpatie di una parte dell'elettorato, così come i giornali sedicenti di sinistra non vogliono alienarsi le simpatie di una parte del lettorato.
Dunque, pochissimi parlano contro la religione, mentre moltissimi parlano a favore della Chiesa.


Quanto dell'atteggiamento anche di molti intellettuali difronte alla religione è formale,
a tuo parere, o nasconde una sorta di superstizione che si ha paura ad affrontare davvero?


La religione, come sanno benissimo i preti, che infatti fanno fuoco e fiamme per poterla insegnare ai bambini, è un'ipnosi infantile dalla quale poi è molto difficile riaversi. Molti intellettuali umanisti, poi, non hanno assolutamente l'abitudine al ragionamento e sono facili vittime di suggestioni mitologiche: d'altronde, se uno crede che i miti letterari siano interessanti e importanti, si trova ormai vicino alla religione, che altro non è che "un ramo della letteratura fantastica", come diceva Borges.

A tuo parere l'Italia potrà mai essere un paese laico? Negli anni Settanta sembrava possibile, ora invece la classe politica (praticamente tutta!) è terrorizzata dal Vaticano, che imperversa. Ma se non possiamo essere cristiani, siamo invece così "cretini"?

Vorrei precisare questa storia del "cretini", che era naturalmente una provocazione basata sull'etimologia della parola, che deriva appunto da "cristiani". Molti l'hanno invece presa come un insulto gratuito, e hanno risposto per le rime, cioè con altri insulti (tra l'altro, senza porgere invece l'altra guancia, come avrebbero dovuto fare se fossero stati veramente cristiani). Basta però leggere la PRIMA pagina del mio libro [vedi la recensione di Wuz dove è riportata, ndr.] per accorgersi che è appunto una provocazione, e che il resto del libro procede su ben altri toni: al punto che qualche lettore mi ha addirittura criticato per essere stato troppo noioso o formale.

Ciò detto, temo che in italia sarà difficile che il laicismo prenda veramente piede, fino a che ci sarà un concordato. L'Italia e' stata "libera" (nel senso del motto "libera chiesa in libero stato"), soltanto dal 1861 al 1929. Da allora siamo stati schiavi della Chiesa e delle sue pretese, teologiche ed economiche. Anche se avremmo potuto liberarcene nel dopoguerra, se Togliatti non ci avesse traditi tutti votando a favore dell'inserimento del patto clerico-fascista nella Costituizione Repubblicana. Un patto che ora dobbiamo tenerci, perché non può essere abolito unilateralmente, né per referendum: cioè, è una vera e propria condanna perpetua, a meno che qualche leone decida un colpo di mano, che ben difficilmente verrà dalle pecore che invece ci governano.


Dedurre un'etica mondiale semplicemente dalla natura e dalla logica quotidiana. Sarà mai possibile? Quali nazioni potranno secondo te fare da traino in questa direzione?

Non solo è possibile, ma è stato fatto. Al punto che oggi persino la Chiesa parla di "legge di natura" e di "peccati contro natura", invece che di "norma divina". Il fatto è che la Chiesa non ha idea di cosa sia la natura: altrimenti, ad esempio, non direbbe che l'omosessualità è contro natura, visto che la praticano anche gli animali... Analogamente, la Chiesa parla di complementarità, e non di opposizione, tra scienza e fede, perché sa benissimo di non poter più andare contro la scienza: il fatto è che non basta dire che le due imprese sono compatibili, perché lo diventino veramente! E infatti, nel mio libro cerco appunto di mostrare che non lo sono: anzi, che la fede è incompatibile con la ragione stessa.

Hai vissuto o conosciuto una nazione in cui ci si avvicini questo ideale di laicità? Per questi aspetti l'Unione Sovietica (e la Cina) avevano tracciato la giusta strada? La massa deve essere "condizionata" a un pensiero non religioso?

No, in Unione Sovietica e in Cina non si sono sradicate le religioni, perché non basta un decreto del comitato centrale per farlo: bisogna appunto creare una mentalità scientifica e razionale, il che richiede ben altro impegno e risorse (umane ed economiche). Ci vorrà tempo, e ci sarà sempre una parte della popolazione che rimarrà ignorante e superstiziosa, e si accontenterà di risposte banali e sciocche a domande profonde e difficili.

E, per contro, quanta responsabilità attribuisci all'aspetto del proselitismo di alcune religioni monoteiste, come quella cattolica e quella islamica? Non è soprattutto il dovere del proselitismo, l'ossessione del proselitismo, ad aver condizionato intere società (penso al disastro dell'Africa, ad esempio) più che la stessa religione che senza questa spinta terribile non avrebbe probabilmente trovato terreno fertile in molta parte del mondo?

Beh, oggi molti sono preoccupati dall'espansione dell'Islam, ma dimenticano che il cattolicesimo si è appunto diffuso nel mondo, e in particolare nelle Americhe, sulla punta delle spade dei conquistadores. Anzi, nel libro faccio un elenco delle grandi religioni del mondo, antiche e moderne, mostrando come quelle che si sono veramente diffuse, o hanno veramente resistito a lungo, sono state appunto soltanto le religioni di stato, da Confucio in Cina a Buddha in India a Cristo in Europa e nelle Americhe.


Come scrivi alla fine del tuo libro, "finché ci saranno religioni ci saranno guerre di religione",  mentre non ci sono "guerre di scienza". Si deduce dunque che il credo religioso non solo sia opinabile in tutti i suoi aspetti, ma sia anche male, contraddicendo tutte le teorie in merito e il pensiero comune che vuole le religioni e i credenti (in particolare i cattolici, in questo caso) assolutamente "innocenti".

Il fatto è che di scienza ce n'è una sola al mondo, ed è la stessa dovunque, mentre di religioni ce ne sono tante, e sono tutte diverse fra loro: basterebbe già questa constatazione a farci scegliere la prima nei confronti delle seconde. E dove c'è un unico contendente, non ci sono conflitti, mentre dove ce ne sono tanti, sì: soprattutto quando le contese e le dispute si basano non su fatti e dimostrazioni, ma su opinioni e pregiudizi.

Ti sei confrontato direttamente con i teologi sul tuo libro? Qualcuno ti ha messo in difficoltà su qualche punto?

L'unico esponente ufficiale della chiesa che finora ha risposto è padre Bianchi, su "la stampa", ma solo con argomentazioni generiche, senza ribattere a nessuno dei punti specifici che ho sollevato nel libro.
Ho invitato vari vescovi e cardinali a confronti, dalla Fiera del Libro di Torino al Festival di Filosofia di Roma, ma finora nessuno ha accettato. Credo, con buone ragioni, perché sarebbe imbarazzante per loro sentire parlare di Dio o di Gesù nella maniera in cui ne parlo io...


Biografia



27 marzo 2007 Di Giulia Mozzato

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