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Intervista

Intervista a Rodrigo Hasbún - Andarsene

Selezionato dall’Hay Festival come uno dei migliori giovani scrittori latinoamericani del panorama contemporaneo, Rodrigo Hasbún esordisce in Italia con il suo primo romanzo tradotto da Giulia Zavagna per le edizioni SUR, Andarsene.

In un viaggio a ritroso dall’Europa post bellica a una Bolivia rivoluzionaria, Hasbún s’insinua nelle vicende della famiglia Ertl – famiglia realmente esistita e agglomerata intorno alla figura del cineasta ed esploratore tedesco Hans Ertl e di sua figlia Monika Ertl, passata alla storia come «la vendicatrice di Che Guevara» – per asportare da queste anime sbiadite gli avanzi di una meschinità ordinaria. Una storia di lotte. Una storia di perdite. Una storia di relazioni che si sbriciolano come i calcinacci di un muro che non ha più forze davanti alle intemperie del mondo. Le battaglie personali si dissanguano all’interno delle relazioni familiari e portano solo a un unico gesto che accomuna questo coro di voci interne: andarsene via, da qualunque presente, da qualunque passato, da una lotta armata, da un pacchetto di sigarette, da una fossa scavata in giardino. Andarsene dagli altri. Andarsene da sé.
In una veste timida e riflessiva, Rodrigo Hasbún ci ha raccontato qualcosa in più intorno all’universo del suo Andarsene: come le voci di questo piccolo e folgorante libro hanno iniziato a sussurrare nella sua testa, quali personaggi sono sfuggiti dalla sua penna, cosa significa la fragilità degli affetti, quale libro porta con sé, quali letture lo hanno formato...

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Rodrigo Hasbún

L'intervista di Wuz
Come ti è arrivata questa storia? In che modo è uscita dalla tua penna? 

R. Hasbún
Questa storia per me è un regalo. Ne sono venuto a conoscenza mentre stavo con un amico a Cochabamba, e appena l’ho sentita ho saputo che avrei voluto scriverne, perché mi è piaciuta molto. Mi sono messo a studiare sulle fonti per sei, sette mesi, e poi ho iniziato a scriverne. Avvicinarsi a questa famiglia è stato avventuroso e intenso. Oltre a raccontare le loro vite, quello che mi interessava era scoprire il loro viaggio interiore, che cosa pensavano, che cosa sentivano, mentre gli succedevano tutte quelle cose. Il romanzo si struttura un po’ tra questi due estremi, quello interiore e quello esteriore.

Wuz
Andarsene. Un verbo che raccoglie tutta l’azione dei personaggi. Un tempo in atto, che non è mai presente. Non è la fuga dai luoghi ma dalle loro esistenze, dalle relazioni. Cosa cercano, questi personaggi, nella loro fuga? 

R. Hasbún
Credo che stiano cercando loro stessi, soprattutto Hans e Monika – la figlia più grande – che sono i due personaggi più forti, più irrequieti. Probabilmente stanno solo cercando il loro posto nel mondo e il loro modo di reinventarsi come fanno quelli che se ne vanno dalla loro madrepatria.  

Wuz
Ci sono molte voci di donne in questo romanzo. Quale hai avuto più difficoltà a trasporre sulla carta? 

R. Hasbún
In realtà la scrittura del romanzo è stata molto fluida, molto veloce, l’ho scritto in poco tempo. Fin dal primo momento ho iniziato a sentire chiaramente le voci di questi personaggi e ho iniziato a seguirle. Senz’altro il personaggio che ho fatto più fatica ad approcciare è stato quello di Monika ed è una delle ragioni per cui mi avvicino a lei per mezzo di queste diverse prospettive. Anche adesso che ho finito di scrivere il romanzo, non so ancora se conosco così bene Monika.

Wuz
«Non sentire nulla, è sentire qualcosa?»
In questa frase di Monika gravita un po’ tutta la sua insofferenza e l’inquietudine. La lotta armata è l’unico approdo possibile per sentirsi viva? 

R. Hasbún
Sì, il personaggio di Monika in quel momento vuole allontanare tutto ciò che è sentimento, tutto ciò che è affetto per fare parte di un ingranaggio più grande, però con freddezza. Diventa sempre più dura, anche con sé stessa, per collaborare alla causa e seguire le sue convinzioni; allontana tutto ciò che è sentimento e affetto.

 
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Hans Ertl e la figlia Monika

Wuz
Mi piace pensare a questo romanzo come a qualcosa che cola, soprattutto il personaggio di Hans, verso la fine del libro. Cosa si è sfaldato, cosa è mancato in questi rapporti, perché tutto è colato e strabordato in questo modo?

R. Hasbún
È una domanda difficile, forse la risposta più onesta è: non lo so. Probabilmente è semplicemente questo che cercano di affrontare i personaggi, questo sfaldarsi delle relazioni, la fragilità dei loro affetti. Quello che fanno, anche per affrontare la responsabilità e il lavoro che significa amare qualcuno, è molto difficile, e probabilmente non ci riescono, anche perché sono troppo egoisti per farlo.  

Wuz
Trixi, verso la fine del libro, pronuncia questa frase: «Non è vero che la memoria è un posto sicuro». Alla fine, chi se ne va davvero è la memoria? 

R. Hasbún
La cosa che se ne va è soprattutto il presente, che è costantemente in fuga ed è l’unica cosa alla quale i personaggi cercano di aggrapparsi, assumendo il fatto che sia il passato, sia il futuro, sono una cosa incerta. Anche il passato, proprio per il fatto che la memoria è così malleabile.

Wuz
Il personaggio di Monika alla fine è quello più avvincente. Come mai tutti cercano di afferrarla e di trovare loro stessi in questa ricerca?

R. Hasbún
Tutti abbiamo conosciuto qualcuno come lei. Monika è senza dubbio il centro del libro, anche se non parla mai in prima persona. Questo libro è suo senza dubbio. Monika, essendo così dura con sé stessa, lo è anche con gli altri e cerca sempre di imporre una distanza tra sé e quelli che la circondano, ed è proprio questa distanza che ho cercato di percorrere, di approfondire, scrivendo questo romanzo. E di sicuro come tutti gli altri che hanno cercato di avvicinarsi a lei, non ci sono riuscito… 

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Wuz
Quale libro hai sul comodino? 

R. Hasbún
Proprio stamattina, mentre venivo a Milano in treno, ho iniziato a leggere Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, è un libro su cui sono tornato perché la sua scrittura mi commuove a ogni riga e mi stupisce a ogni riga.
Come lettore sono un lettore molto onnivoro, mi piace esplorare in tutte le direzioni e mi sento molto vicino ad alcune tradizioni come quella latino-americana e quella statunitense. Quello che vorrei fare è il lettore di professione...

Wuz
Un libro che ti ha formato e che, in qualche modo, è finito dentro questo romanzo? 

R. Hasbún
Ti darò una risposta ovvia: intorno ai diciotto anni ho letto I detective selvaggi di Roberto Bolaño ed è un libro che mi ha scosso, mi ha parlato molto da vicino, parlava di quello che io a mia volta stavo vivendo.

A cura di Jessica Chia

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