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Intervista

Intervista con Gioele Magaldi, autore di "Massoni. Società a responsabilità illimitata"

Vi proponiamo un'intervista con Gioele Magaldi, autore del libro pubblicato da Chiarelettere "Massoni. Società a responsabilità illimitata", uscito qualche tempo fa e che non ha mancato di suscitare polemiche.
Magaldi certamente sa di cosa parla, e ha tutti i titoli per imbarcarsi in un'impresa ciclopica com'è quella che dà forma alla pubblicazione di un'opera complessa e ambiziosa, composta di tre distinti volumi (di cui quello che abbiamo fra le mani è solamente il primo).
Un'opera nel corso della quale si passa in rassegna la vicenda storica della massoneria, si fa luce su alcuni fraintendimenti storici che da sempre accompagnano l'operato di questo genere di associazione, per arrivare a descrivere, denunciandone lo smisurato potere, le cosiddette "Ur-lodges", superlogge alle quali apparterrebbero potenti di ogni genere e grado, capaci di influenzare l'agenda della politica e i macromovimenti dell'economia mondiale. 
Ecco cosa ci ha raccontato Magaldi. 

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L'INTERVISTA


Wuz:
Prima di tutto, una considerazione sulla mole importante del suo lavoro… quello che abbiamo fra le mani è il primo di una serie di tre volumi, ciascuno dei quali sarà probabilmente ponderoso almeno quanto quello che abbiamo fra le mani... Il suo lavoro è frutto di un’erudizione gigantesca. Da dove nasce questo interesse per la massoneria?

Magaldi:Massoni. Società a responsabilità illimitata” è un’opera in tre volumi, ma ad esso farà seguito la bilogia de “Il Potere globale e i suoi Venerabili Maestri”, dove troveranno migliore approfondimento e prosecuzione narrativa alcuni temi solo accennati nella trilogia precedente.

Sono nato e cresciuto in una famiglia con molti stimoli eruditi e intellettuali, ma anche con solide radici massonico-carbonare sette-ottocentesche.
Pensi che un mio avo, Vito Maria Magaldi (poi divenuto apprezzatissimo giurista e poeta), nel 1860, appena dodicenne, fu il più giovane soldato volontario dell’esercito meridionale guidato dal fratello Giuseppe Garibaldi! 
Mio padre Sergio è massone - membro del GOI (Grande Oriente d'Italia - NdR) - e io, notoriamente, dopo essere nato e cresciuto fra le “mura” spirituali di Palazzo Giustiniani, mi sono affrancato dal suo orizzonte piuttosto limitato e sono divenuto Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, uno dei gangli essenziali del network massonico progressista sovranazionale.Gioele Magaldi

Wuz: Spieghiamo brevemente a chi non avesse ancora letto il libro cos’è, esattamente, una Ur-lodge. Quando questo termine è stato usato per la prima volta?

Magaldi: Una Ur-Lodge è una superloggia che nasce costitutivamente sovranazionale, a differenza delle logge ordinarie incardinate e federate in Comunioni nazionali.
Questo termine “Ur” accanto a “Lodges” è stato introdotto intorno alla metà del XIX secolo, come spiegato a pagina 105 del primo volume della trilogia di “Massoni”.

Wuz: Nella sezione delle dediche, lei cita una quantità innumerevole di persone che sarebbero state – a vario titolo – legate alla massoneria. “Con il loro pensiero e le loro azioni” sostiene “hanno incarnato pregi e difetti, grandezze e miserie, fragilità e punti di forza della via iniziatica libero-muratoria”. Quali sono, in poche parole, queste grandezze? Quali, invece, le miserie?

Magaldi:  I massoni nel loro complesso hanno creato le società occidentali moderne e contemporanee, fondate sul passaggio degli esseri umani dallo status di sudditi a quello di cittadini; sul primato della ratio scientifica e della libertà spirituale (esoterica) rispetto alla fede cieca e dogmatica e alle sue pretese di inibire il libero pensiero e la libera ricerca filosofica; sulla sostituzione del diritto al potere per grazia divina (amministrata da sedicenti aristocrazie ecclesiastiche e laiche) e per enfasi del lignaggio con l’idea innovativa di sovranità popolare, cioè della democrazia; sulla costruzione di società parlamentarizzate, laiche, liberali, pluraliste, “aperte” in senso popperiano, in aperta contrapposizione alle società clericali, liberticide, dispotiche, integraliste e assolutiste d’Ancien Régime.
Le miserie sono quelle implementate soprattutto negli anni Venti e Trenta del Novecento - con la costruzione in vitro di regimi totalitari come il fascismo, il nazismo e il comunismo - e negli ultimi 40 anni di storia, sino a questo primo quarto del XXI secolo, con un nuovo tentativo di involuzione oligarchica della governance occidentale (ad Oriente la democrazia liberale non ha ancora mai attecchito) e globale.

StrutturamassoneLa struttura gerarchica di una loggia scozzese in una illustrazione d'epocaWuz: La massoneria è espressione peculiare di una certa borghesia, o almeno lo è stata fino ad oggi, nella sua vicenda storica. Oggi che quella stessa parte della società segna un po’ il passo di fronte a una polarizzazione violenta, quali interessi rappresentano le logge come – ad esempio - il Grande Oriente?

Magaldi: Si sbaglia. La massoneria non è mai stata “espressione peculiare di una certa borghesia”. Al contrario, come viene spiegato chiaramente in diversi passaggi della trilogia di “Massoni”, la Libera Muratoria ha letteralmente inventato l’”interclassismo” e le logge che hanno rivoluzionato la storia occidentale e mondiale non erano “borghesi” ma, piuttosto, erano alimentate al loro interno da personaggi appartenenti ai ceti aristocratici (laici ed ecclesiastici) più illuminati e progressisti, da grandi e piccoli industriali, professionisti, commercianti, militari, impiegati, artisti, intellettuali, modesti artigiani e popolani desiderosi di istruirsi, ecc.
Del resto, lo stesso concetto di “borghesia” di derivazione marxiana è una astrazione metastorica, dal momento che essa appare come una categoria troppo ampia (suddivisibile infatti in alta, medio-alta, medio-piccola, piccola e piccolissima) per designare una concreta soggettività storica.
Fatto sta che i leader delle rivoluzioni politiche, economiche, sociali, ideologiche e culturali dei secoli XVII-XIX non si riunivano fra loro chiamandosi “fratelli borghesi”, bensì “fratelli massoni”…

AnticamassoneriaWuz: Da profano di cose massoniche, non le nascondo di aver provato una certa irritazione leggendo alcuni passi del suo libro, perché il quadro che emerge è quello di un mondo in cui non si muove foglia che la massoneria non voglia. Ovvero: perché darsi la pena di ragionare sulla politica e sulla società quando tutto quel che accade è determinato, per così dire, “dietro le quinte”?

Magaldi: Cambi per un attimo la sua prospettiva. Il mondo moderno e contemporaneo in cui lei rivendica i suoi bei diritti universali di uomo e di cittadino non l’ha portato la cicogna. E’ stato piuttosto il frutto delle battaglie furibonde e durissime implementate da avanguardie massoniche contro nemici potenti, che non le avrebbero nemmeno concesso di irritarsi pubblicamente o privatamente rispetto alla loro “crazia”.
È ovvio, poi, che queste avanguardie abbiano mantenuto su questo “mondo” una schiacciante egemonia di fatto. Ma i massoni progressisti hanno sempre lavorato per diffondere “erga omnes” (anche e soprattutto per i “profani”) libertà, fratellanza, uguaglianza e giustizia sociale.
Mentre il desiderio di controllare in modo anti-democratico, dietro le quinte, la governance contemporanea, appartiene interamente a circuiti massonici reazionari e neo-aristocratici.

Wuz: L’ex magistrato Bruno Tinti le ha indirizzato una recensione che somiglia molto a una lettera aperta (alla quale ha risposto il suo editore, Lorenzo Fazio), sostenendo che il complotto – per essere smascherato – ha bisogno di documenti, di prove… elementi che lei stesso ha scelto di non includere nel suo libro (aggiungendo però che è pronto a riaffermare la veridicità di quanto scritto in qualsiasi sede, ove fosse chiamato a farlo).
Quel che non è andato giù a Tinti è il coinvolgimento di Mario Draghi, che a dire di Tinti si starebbe spendendo piuttosto per ovviare a una serie di guasti sistemici in aperta opposizione con la filosofia delle superlogge di cui lei racconta nel suo libro… cosa risponde, a una simile osservazione?

Magaldi: Sulla scarsa serietà e attendibilità di Bruno Tinti basti dire che costui ha vergato una stralunata recensione senza nemmeno aver letto il libro.
Quanto a Mario Draghi, per capire quale sia la sua vera cifra di macroscopico responsabile della macelleria socio-economica europea, rinvio a diverse pagine della trilogia di “Massoni” e alle pubblicazioni che compaiono periodicamente sul sito di Grande Oriente Democratico e che compariranno presto anche sul sito e sul blog ufficiale del Movimento Roosevelt, una entità metapartitica che sta nascendo proprio per contrastare lo svuotamento di sostanza della democrazia italiana, europea e globale ad opera di massoni oligarchici come il citato Draghi.

IniziazioneUn rituale d'iniziazione massonico in un'illustrazione d'epocaWuz: Il suo libro è anche frutto di uno degli ultimi sforzi editoriali fatti da Luigi Bernabò – da lei ringraziato “per aver propiziato e consentito, sin dalle origini, un’iniziativa editoriale così impegnativa”. Perché – a suo avviso – il grande agente letterario (che ci ha lasciati da pochissimo) si è speso fortemente per la pubblicazione di “Massoni”? Ci può dare un piccolo ritratto di Bernabò, così come l’ha conosciuto?

Magaldi: Luigi Bernabò ha intuito da subito il grandissimo potenziale narrativo ed esplicativo di “Massoni”, perché è stato forse uno dei più grandi agenti letterari della contemporaneità. Di lui mi ha sempre colpito, oltre al formidabile talento e fiuto professionale, la grande eleganza caratteriale, il suo essere e voler essere un “gentleman” di altri tempi, la sua capacità di mediazione e diplomazia rispetto ai conflitti altrui, reali o presunti, la profondità discreta della sua anima.
E, al di là della condivisione o meno, rispetto la sua ultima scelta: quella di andarsene anzitempo, con un atto di volontà e determinazione che gli sarà costato molto, per tante ragioni.
Ma per un uomo così profondamente razionale e tuttavia di complessa vita interiore ed emotiva, probabilmente, le “ragioni” e le “passioni” che lo avranno motivato a “volersene andare” devono a un certo punto aver prevalso su quelle che ancora lo trattenevano in questa vita, in questo mondo.
Comunque, “umbra profunda sumus” e nessuno dovrebbe azzardarsi a giudicare con saccente sicumera cosa sia giusto o sbagliato in relazione alla vita e alla morte di un uomo con la “U” maiuscola come Luigi Bernabò.

Wuz: In Italia, nonostante gli anni siano passati, e ci si sia anche preoccupati in qualche modo di ristabilire una verità storica, la parola “massone” resta comunque sinonimo di qualcosa di occulto e temibile, quando non addirittura criminoso. A cosa dobbiamo questo retaggio? Non sarà solo la coda lunga di Licio Gelli e della P2, vero?

Magaldi: Una risposta esauriente e molto ben articolata alla sua domanda i lettori la troveranno specialmente nel nono capitolo, l’ultimo, del primo volume di “Massoni”. 

Wuz: Da sito che si occupa di libri e letteratura, le chiedo se ci può indicare qualche opera di fiction in cui il tema della massoneria è trattato in modo equilibrato. Un libro, insomma, che si sentirebbe di consigliare a chi volesse saperne di più, immergendosi magari in una storia ben narrata.

Magaldi: Certamente il libro Il simbolo perduto di Dan Brown (uno degli autori portati in Italia da Luigi Bernabò) ha dei tratti di un certo pregio nel descrivere atmosfere e retaggi autenticamente massonici.
Ma le offro un piccolo scoop, una piccola rivelazione/anticipazione.
Nei prossimi mesi, oltre a portare a termine l’opera rigorosamente storico-critica della trilogia di “Massoni” e della bilogia de “Il Potere globale e i suoi Venerabili Maestri”, mi cimenterò, insieme a mio padre Sergio Magaldi, in una sfida narrativa seriale che avrà per titolo “L’Albero del Potere” e conterà 8 volumi di un’unica epopea romanzesca (ma non troppo) con forti connotati massonici, di cui già sono stati concepiti struttura e contenuti.
Ebbene, resta solo da decidere se cedere i diritti per la prima uscita di questi romanzi “storici e archetipici” a una casa editrice estera di grande respiro, oppure se confermare il metodo seguito con “Massoni”, pubblicando prima in lingua italiana e solo successivamente in altri idiomi e su mercati ben più vasti di quello peninsulare.
Indubbiamente, comunque, la nostra ambizione, come autori della serie “L’albero del Potere” è di scrivere qualcosa che possa essere, per l’immaginario collettivo dei prossimi decenni, quello che “Il Signore degli anelli” di J.R.R. Tolkien è stato per i lettori della seconda metà del Novecento e ciò che la saga di Harry Potter (di J.K. Rowling) o quella delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin sta rappresentando per i lettori globali degli ultimissimi anni.


Intervista di Matteo Baldi 


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