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Intervista

Pedro Zarraluki: il silenzio è universale. Parla lo scrittore spagnolo

Avevamo già parlato con Pedro Zarraluki in occasione dell'uscita del suo romanzo Un'estate a Cabrera. Ora Neri Pozza ha pubblicato La storia del silenzio, un libro molto bello, ma uscito in traduzione vent'anni dopo la sua prima pubblicazione. Una curiosità, un'occasione di ripensamento sulla scrittura?

zarralukiPedro Zarraluki
Cominciamo proprio dal titolo: sembra quasi un saggio o, almeno, questa è stata la mia primissima impressione…


La scelta di questo titolo si spiega con il fatto che Irene, una dei due protagonisti che vogliono scrivere un libro sul silenzio, lavora per una casa editrice di enciclopedie. Quindi, in realtà, rifacendosi proprio alle enciclopedie, “La storia del silenzio” era il titolo del loro libro, che poi non sono riusciti a scrivere.

Come spiega il fatto che in Italia sia rinato l’interesse per questo libro che in Spagna è uscito molti anni fa?

Sì, effettivamente, questo romanzo è stato pubblicato vent’anni fa – e un po’ si nota –, ma nello stesso tempo è un libro molto attuale. Proprio per questo era un peccato che non fosse stato tradotto in italiano, come tutti i miei libri, tanto più che ha vinto premi importanti.
Sono contento che Neri Pozzi abbia trovato questo nuovo interesse ed abbia voluto pubblicarlo.

È per questo motivo che si ha la percezione che il tempo sia come “sospeso”, oppure ha voluto creare questa sensazione fin dall’inizio?

Poiché i tema del libro è universale – il silenzio è universale e, come si scoprirà, qui rappresenta i segreti che si nascondono agli altri –, non volevo assolutamente fosse legato ad un periodo storico piuttosto che a una città.
Si fa riferimento, è vero, a Barcellona, ma in modo non molto approfondito, perché, appunto, non doveva essere necessariamente collegato a un tempo o a uno spazio concreto.

Rispetto al momento in cui è stato scritto, crede che la nostra percezione di silenzio sia cambiata, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per comunicare?

In questi vent’anni c’è stato un grande cambiamento e il silenzio non ha più la valenza che aveva in passato.
Ma il nemico del silenzio non è il rumore, bensì la velocità.
Tutto è molto veloce, soprattutto le comunicazioni – ad esempio, è più difficile cogliere un annuncio televisivo la prima volta che si sente, proprio per la sua velocità. Dunque, il rumore non è nemico del silenzio, anzi, è la faccia di una stessa medaglia. Quando un bambino piccolo è immerso nei suoi pensieri, lo si vede con uno sguardo “perso”, ecco, questo è il silenzio che lo aiuta a crescere; oggi, però, il silenzio ha perso la sua energia e la velocità è il suo ostacolo.

cop zarralukileggi la recensioneRipensando agli altri romanzi da lei scritti, mi è sembrato di cogliere la predilezione per i piccoli gruppi di persone, quasi dei microcosmi. È così?

Non è una scelta casuale: amo indagare le relazioni umane, e scelgo questi microcosmi che presentano situazioni quasi teatrali. Sono relazioni intense dalle quali spero mi sia possibile estrapolare dinamiche e spunti di riflessione sulle relazioni umane più in generale.

Almeno durante la lettura delle prime righe, ho creduto che il narratore, lo scrittore protagonista del romanzo, fosse lei stesso: quanto c’è di autobiografico?

In questo romanzo ho osservato i miei amici e ne ho fatto il ritratto. Per tutti i personaggi mi sono ispirato a loro: è una cosa che mi piace molto fare, in genere, ma in questo libro è ancora più evidente. Quindi il narratore in prima persona sono io stesso che faccio il ritratto delle persone a me vicine.

E che cosa ci può dire del sesso, che è vissuto dai personaggi in modo molto “libero”?

Occorre tener conto che ho scritto questo libro intorno ai trent’anni, quando la Spagna stava uscendo dal periodo di dittatura e c’era molta libertà sessuale: il sesso era vissuto come espressione di libertà, che è andata poi moderandosi. E nel libro, per me, il sesso è un modo di relazionarsi con gli altri. È un tema che ho sempre trattato nei miei libri in questo modo, ma con molta ironia, con humour, infatti molte vicende diventano un po’ ridicole: questo è il mio modo di approcciarmi a questo tema ed alla vita stessa.

barcelona statsLeggi la recensione del romanzo La storia del silenzio
In effetti, l’ironia, che pervade tutto il romanzo, è una delle caratteristiche della sua scrittura, insieme ad uno stile raffinato…


A me piace uno stile molto pulito: non cerco un linguaggio troppo virtuoso o barocco. Lo sforzo che faccio è soprattutto nei dialoghi, che voglio sembrino spontanei e realistici, senza essere troppo raffinati.

Per concludere, qual è, per lei, il significato del silenzio?

Io sono una persona molto sincera ed onesta, ma nel corso della vita mi sono reso conto che esserlo fino in fondo, può creare grossi problemi, in alcune circostanze. Per me il silenzio è fatto di quelle piccole bugie che vanno gestite nel modo giusto. Come nella musica, ci devono essere spazi di silenzio per risultare armoniosa: per me, è la stessa cosa per la vita.

Intervista di Lidia Gualdoni

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