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Intervista

Lorenzo Beccati - Intervista su "Pietra è il mio nome", storia di una rabdomante nella Genova del Seicento


Una giovane rabdomante dalla grande intelligenza indaga fra i caruggi angusti e bui della Genova di inizio seicento.
Su cosa indaga? Su alcuni orrendi delitti, che le sono stati ingiustamente imputati. I suoi poteri sono grandi, ma ancor più grandi sono il pregiudizio e la diffidenza, in quella città e in quel momento storico.
E allora a Pietra non resta che muoversi con grande discrezione ed efficacia, correndo contro il tempo e cercando di non dare nell'occhio. Riuscirà a salvarsi?

Queste sono le premesse del romanzo di Lorenzo Beccati "Pietra è il mio nome", vivace rievocazione storica di una città fotografata in un momento difficile ma ricco di suggestioni, attraverso un personaggio femminile che vale la pena conoscere.

Noi, però, abbiamo voluto conoscere anche il suo creatore, un demiurgo dai modi gentili e dalla insaziabile curiosità. Si tratta di Lorenzo Beccati, autore televisivo e scrittore, che con questa sua nuova prova narrativa lascia (momentaneamente?) da parte il suo Pimain, "guaritore di maiali" (e protagonista di una trilogia pubblicata fra il 2007 e il 2009) per regalarci un altro personaggio decisamente sui generis.

È Pietra, portatrice sana di eccezionalità, che in quest'intervista sarà lo stesso Beccati a presentarci.


L'intervista 

Wuz: Buongiorno, Lorenzo Beccati. Sono passati quattrocentododici anni da quel carnevale movimentato che apre le danze in “Pietra è il mio nome”. Lei è contento così, e si appresta a passare un tranquillo martedì grasso in famiglia? Oppure, sotto sotto, le piacerebbe poter passare un allegro weekend controriformistico a indagare su orrendi delitti fra i caruggi in penombra?

Lorenzo Beccati: A Carnevale, preferisco starmene al calduccio in casa mia, a tirare i coriandoli al cane che tenta di morderli, e lasciare il compito di affrontare gli assassini ai miei indagatori di carta. Prima Pimain, il guaritore di maiali, e ora Pietra, la rabdomante.
E’ per questo che li ho creati.
Il lavoro sporco e pericoloso tocca a loro. Uno dei pochi privilegi dello scrittore.


Wuz: Genova è più che semplice cornice degli avvenimenti narrati nel suo romanzo. Ne è protagonista, invece. Perché la scelta di raccontare la sua città proprio in quel periodo storico – il 1600 – e non un altro?

LB: Ho studiato molto il periodo, mi ci trovo a mio agio, fino a desiderare di esserci vissuto. All’epoca Genova era una delle più grandi potenze del Mediterraneo, ma le differenze sociali erano incolmabili. Mi piace descrivere con puntiglio e mettere al confronto le meschinità e le ricchezze che si consumavano tra i palazzi nobiliari e i tuguri dei caruggi.

Wuz: La struttura è quella di un thriller, ma l’ambientazione storica rende il romanzo leggibile anche come palinsesto di informazioni, osservazioni su usi e costumi… come si lavora su questo doppio binario senza perdere la bussola della narrazione?

LB: In effetti, è stato come scrivere un romanzo, un thriller e un saggio storico e poi fonderli insieme.
Ci sono voluti l’abilità di un prestigiatore, lo scrupolo di un certosino e la mente malata di un assassino. Una delle tre peculiarità mi appartiene più delle altre. Indovinate.


Wuz: Pietra è un personaggio femminile carismatico e volitivo: ma la sua forza, il suo vigore narrativo, le derivano forse più dalla lotta che silenziosamente conduce contro i suoi poteri straordinari, più che dai poteri stessi. È d’accordo?

LB: Pietra dichiara che non ha poteri. Io ho dei dubbi. Di certo, preferisce nascondere la sua intelligenza dietro la forcella da rabdomante.


Wuz: Il lavoro di ricostruzione è minuzioso, accurato e soprattutto appassionato: si sente proprio che studiare la storia le piace! È una passione che l’accompagna da sempre? Oppure - come accade spesso – è una scoperta che ha fatto solo a un certo punto della sua vita?

LB: E’ una passione che mi ha preso una ventina d’anni fa, ben lontano dalle aule. L’essere onnivoro in fatto di libri mi ha portato a leggere dei tomi di storia che mi hanno rapito. Le passione devastanti e improvvise sono le migliori. E durano. Dunque, non è finita qui. Aspettatevi altro.

 



Wuz: Nel tentativo di incastrare Pietra che dà origine alla sua necessità di indagare su delitti misteriosi, c’è anche un’indicazione precisa: non c’è bersaglio migliore di una donna intelligente, quando si tratta di spinte oscurantiste e restaurazioni violente. Vale anche oggi, in molte parti del mondo…
Se dovesse scrivere una storia simile a quella raccontata in “Pietra è il mio nome” ambientandola nel mondo di oggi, a quale paese, a quale realtà volgerebbe le sue attenzioni?

LB: Per rimanere in Europa, direi in certi paesi dell’Est, dove la modernità corre veloce ma spesso si schianta contro dei pregiudizi da medioevo, dove le donne, a volte, sono ancora merce.


Wuz: Lei è un noto autore televisivo, e ha una lunga dimestichezza con la scrittura per quel medium, ma quando scrive romanzi può davvero spaziare con la fantasia e l’immaginazione… Non dover fare i conti con costi di produzione, share dell’auditel e restrizioni da prima serata non le dà una sensazione di libertà?

LB: C’è la libertà di un lavoro solitario e non collettivo, come accade in tv. Quando scrivo i miei libri siamo soli, io, il computer portatile e una vecchia scrivania stracolma. Romanzi a chilometro zero.


Wuz: In Pietra si intuiscono potenzialità “seriali”, per così dire… dovremmo fare l’abitudine alla sua bella inquietudine?

LB: Dipende da voi, amici e lettori. Fate che Pietra viva a lungo!


... faremo del nostro meglio! Grazie mille, Beccati! 




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