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INTERVISTA

I segreti di una buona partenza

Intervista a un'esperta: Maria Grazia Cocchetti



È l'autrice di uno dei migliori manuali in circolazione per aspiranti scrittori. Si intitola L'autore in cerca di editore ed è edito dalla casa editrice più autorevole in materia di manuali professionali destinati al mondo dell'editoria, Editrice Bibliografica.
La versione in commercio del volume è quella tascabile, pratica e veloce anche nella consultazione: una panoramica dedicata agli scrittori inediti, ma anche agli autori professionisti, ai narratori, ai saggisti, ai traduttori, agli illustratori in cerca di editore.


Qual è, secondo lei, il problema centrale che deve affrontare un autore esordiente, la cosa sulla quale maggiormente concentrarsi?

Il problema centrale è la scelta dell’editore.
Ora: premesso che ognuno sia giunto a scrivere racconti, romanzi o poesie seguendo un suo percorso assolutamente personale, a un certo momento di questo percorso, o prima o durante, ci si domanda quasi inevitabilmente: “E adesso? rendo pubblico ciò che ho scritto? esco allo scoperto e racconto ad altri ciò che ho pensato e scritto?”.
Questo è un dilemma che in vari casi ha scatenato non poca ansia e liberato molta emotività: il rapporto tra l’autore e la propria opera è particolare e, quindi, dover decidere di render pubblico ciò che si è scritto può causare una serie di dinamiche attivate in base alla propria vicenda personale.
Resta comunque il problema originario: la scelta dell’editore.
E questa deve avvenire secondo vari criteri.


Quali?

Uno, ormai universalmente riconosciuto, è quello dell’affinità, che sia tematica, stilistica o spirituale, che non vuol dire "religiosa", ma è quell’affinità che porta, ad esempio, un editore che si trova a leggere un testo su un argomento che non pensava di trattare o scritto in uno stile non ancora compiuto, ma comunque interessante, a decidere di incontrare l’autore.
È un’affinità che esiste e pur non potendola prevedere del tutto, può essere immaginata con un editore che si conosce, di cui si sa quale sia la produzione editoriale.
Questa affinità tende a essere sottovalutata. Ci sono ancora molti scrittori non professionisti che spediscono il loro manoscritto così, in giro, a tutti gli editori, senza aver fatto alcuna analisi del loro profilo.
Bisogna invece valutare se un tale editore pubblica autori noti, meno noti, sconosciuti, o se tende a scegliere sempre gli stessi nomi, analizzarne la linea editoriale e soppesare il proprio lavoro in questo senso, cercando di valutare in base a queste variabili la possibilità di successo.


Nel suo libro lei parla della "tentazione del grande editore". È una tentazione forte, come resisterle?

Ecco: nell’attuare questa scelta poi bisogna tener presente un altro fattore, che io chiamo appunto “la tentazione del grande editore”.
A meno che l’aspirante autore abbia già un suo profilo particolare, con una sua storia professionale che potrebbe renderlo maggiormente benvoluto, in genere il grande editore è da lasciare, inizialmente, da parte.
Troppo spesso ho visto negli anni autori che si sono incagliati in questa sorta di ossessione.
Uno psicologo siciliano mi scrisse anni fa, dopo aver letto la mia guida, dicendomi: “Io sono uno psicologo, non uno scrittore di professione”, scriveva su riviste come Viver sani e belli e altre di tematica affine al suo lavoro, e aveva scritto un romanzo che strutturalmente era anche ben fatto.
Per circa 9 mesi aveva mandato il romanzo a 12 editori, da Guanda ad Adelphi a Mondadori e si era sorpreso di non ricevere nessuna risposta…
Al che gli chiesi se aveva davvero letto la mia guida, nel senso che uno dei momenti critici del lungo percorso con gli editori, che nel manuale sottolineo, è l’attesa della risposta e la scelta del comportamento giusto da tenere. Purtroppo, spesso, anche la non risposta è a suo modo una risposta… Dopo questi 9 mesi durante i quali aveva girato a vuoto, passò a quell’operazione che brutalmente io chiamo “di taratura”, nel senso dell’indagine mirata sulle case editrici e si accorse che esisteva una casa editrice, la Positive Press, che al suo interno presentava collane di testi, romanzi, racconti guarda caso scritti da professionisti - da uno psichiatra oppure un dietologo -che affrontavano in modo narrativo particolari aspetti legati alla psiche. Il suo romanzo parlava appunto di un personaggio che soffriva di attacchi di panico, tra l’altro in modo brioso, ed era un testo spendibile. Contattata la Positive Press, nel giro di 4 mesi arrivò al contratto. Morale della favola: se non si fosse lasciato sedurre dai grandi editori nove mesi prima avrebbe trovato subito questa casa editrice, e non avrebbe subito lo stress del rifiuto.
Comunque, nel primo anno vendette mille copie, che sono tante considerando che la Positive Press non è una grossa casa editrice e ha una distribuzione un po’ limitata nel sud Italia.


Già, la distribuzione pesa molto sul successo di un libro...

La distribuzione è una nota un po’ dolente per tutti: si tratta di razionalizzare questo problema, magari dandosi da fare con eventi pubblici da organizzare nella biblioteca o nella libreria locale… certe cose si muovono di conseguenza!

Però vorrei tornare ancora alla tentazione del grande editore che è effettivamente un problema affrontato agli esordi anche da grandi scrittori.
Roberto Piumini, autore di importanti libri per ragazzi e per adulti, scrive in un suo saggio: “Oggi penso: cosa mi sarebbe successo se invece di inviare il mio manoscritto alle Nuove Edizioni Romane l’avessi inviato a Mondadori?”
Probabilmente si sarebbe fermato per alcuni anni perché sappiamo che le case editrici hanno tutte una struttura di lettura e di filtri non necessariamente snelli, anzi, un po’ kafkiani. I manoscritti seguono il loro percorso, ma nell'assoluta maggioranza dei casi non arrivano mai sul tavolo del comitato editoriale per essere discussi in modo approfondito.
Ho visto anche molti casi incoraggianti di testi pubblicati all’origine con piccoli editori e poi “scoperti” dai grandi e finiti in collane prestigiose, come gli Oscar Mondadori, ad esempio, con una distribuzione di pregio, maggiore visibilità, maggiore potenzialità di vendita.
E ho visto autori “fissati “ con una casa editrice o con una data collana, innamorati di un tale editore, che rischiano di esser delusi per anni e di creare un rapporto quasi morboso in cui continuano a scrivere... ho purtroppo in testa uno scrittore, un giornalista anche bravo, che addirittura aveva scritto in sanscrito all’editore di Adelphi perché aveva scoperto che era andato in India come lui e voleva, in un certo senso, colpirlo, dicendogli in quel modo "anch'io sono come te appassionato di filosofia orientale"… ma non ebbe neanche risposta e questo lo fece molto soffrire.
Un editore meno “prestigioso” avrebbe anche gradito questo tentativo di contatto, ma invece vi fu un silenzio tombale e questa cosa rese molto depresso il povero giornalista…


Ma se è un "morbo" così diffuso, come si può cercare di non esserne contagiati?

Un modo per non cadere in questa tentazione, a mio parere, è aver una idea il più possibile dinamica del concetto di editore, cioè non sclerotizzarsi.
Chi è l'editore?
L'editore è una persona che per professione pubblica i libri in modo "tradizionale", ma può essere anche l'editore che si è associato alla scuola di scrittura xy e con la quale magari pubblica una rivista o editore può pure essere l'editore del quotidiano locale che promuove un’antologia annuale di racconti ambientati nel territorio o, ancora, editore può essere quel pool di editori che non scelgo io, ma che hanno sancito una sorta di alleanza silenziosa con il concorso x o con la scuola di scrittura y e che pubblicano i testi migliori… Non è detto che si debba attingere un nome dal catalogo ufficiale, ma l'editore può essere la biblioteca locale in cui mi presento con i miei racconti o con le mie poesie, dove vado a leggere le mie poesie, a leggere i miei testi, confrontandomi con il pubblico.


Bella l'idea del confronto con il pubblico!

È importantissimo, nel senso che il pubblico giudica in maniera obiettiva: non è il papà o la figlia o in generale la famiglia, che potrebbe non essere molto sincera nei confronti del parente scrittore, ma è formato da lettori assolutamente normali che vogliono essere dilettati, avere qualche ritorno emotivo.
Le biblioteche sono spesso un trampolino tra l'autore e la libreria, tra l'autore e l'editore. Vi faccio un esmpio in questo senso.
Mi ha contattato una donna quarantenne che mi dice di vivere in provincia di Milano e che scrive racconti e storie per bambini e poesie e me ne manda un po', oltre tutto con una grande cura grafica: è brava e ha una forte sensibilità per il colore, per il disegno. Non ha mai letto in pubblico i propri scritti e ed è convinta di essere penalizzata dal fatto di vivere in un piccolo paese della provincia di Milano e non avere la possibilità di frequentare fiere o altro. Ma in realtà abita in un centro della provincia dove esiste il sistema interbibliotecario, che significa che le biblioteche si collegano come in un grande girotondo tra di loro e si passano non solo i libri ma anche gli autori in carne e ossa. Così le dico: "Provi a proporsi alla sua biblioteca locale". Ovviamente non ho risposta e, come sempre, penso di averla offesa perché lei chiedeva suggerimenti per un editore e io le ho rispondo "vada in biblioteca"…  la cosa può essere vissuta, secondo me a torto, come una deminutio. Dopo un po' di mesi mi arriva da lei un invito a un incontro nella biblioteca x, poi nella biblioteca y e l'ultimo è stato nella Libreria Fnac di Milano… adesso stampa tranquillamente con un tipografo, e ultimamente mi pare di aver visto pure il nome di un editore: si è creato un suo giro, è felicissima e continua a chiedermi di incontrarci o di combinare qualche iniziativa assieme…
In questo caso, dunque, attraverso un percorso assolutamente non tradizionale, cioè iniziando dalla sua biblioteca sotto casa, si è raggiunto il risultato voluto.


Secondo lei può essere importante affidarsi a un agente letterario?

È difficile trovare agenti che accettino scrittori non professionisti od opere inedite. Ma possono prendere più facilmente, ad esempio, un primo lavoro scritto da una traduttore: essere un traduttore è già un buon inizio, significa che già si è abituati a lavorare sul testo... Dobbiamo capire che l'agente abitualmente ha già molti scrittori da seguire e perciò prenderne uno nuovo rappresenta per lui tutto lavoro in più, soprattutto se non lo conosce.
Inoltre attenti: spesso gli agenti usano gli editori come una sorta di "richiamo", per poter dire: "Guardate che noi abbiamo contatti con…", ma verificate sempre che i loro autori siano davvero riusciti a pubblicare con quell'editore.


Se decidiamo comunque di tentare, a chi dobbiamo indirizzare il manoscritto in casa editrice?

Se è una struttura attenta potrebbe arrivare a destinazione in ogni modo, ma la persona a cui rivolgersi formalmente è il direttore editoriale. In questo modo date un segnale in qualche modo di competenza, cioè dite: "non sono uno che non sa neppure che esiste un direttore editoriale in una casa editrice".
I nominativi sono facilmente reperibili sul Catalogo degli editori pubblicato da Editrice Bibliografica, oppure dando una scorsa al sito dell'editore. Trovate una directory completa e aggiornata nelle pagine su Wuz.it.   


Il sito dell'autrice

Nelle pagine di Wuz su questo tema trovate anche:
La recensione del manuale "78 ragioni..." di Pat Walsh
Un'intervista all'esordiente Gianpaolo Cionini
Una bibliografia di saggi e manuali sul mondo dell'editoria e sulla scrittura
Un elenco di scuole di scrittura e traduzione selezionate
L'articolo di Café Letterario "Cosa leggere per imparare a scrivere"



15 febbraio 2007 Di Giulia Mozzato


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