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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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Esordire in Feltrinelli
Il segreto di Gianpaolo Cionini
L'autore del thriller A quanto vendi l'anima ha percorso la strada giusta e, dopo qualche difficoltà iniziale, è riuscito a farsi notare da un editore importante come Feltrinelli e seguire da un editor straordinario come Alberto Rollo. Qual è il segreto di questo successo? È possibile ripercorre le stesse tappe, che in qualche modo ricordano l'esordio di Federico Moccia?
Hai realizzato il sogno di qualsiasi esordiente. Pubblicare con Feltrinelli dopo essere uscito con lo stesso libro presso un piccolo editore. Come hai fatto?
Credo sia una normale trafila per uno sconosciuto esordiente. Quando ho terminato il romanzo ho telefonato a Mondadori. Ho detto ci provo. Ma, se pur gentili, mi hanno risposto che non potevano prendere in considerazione lavori di oscuri debuttanti. Ho capito il loro diniego. Ricevono migliaia di dattiloscritti ogni anno e leggerli tutti è materialmente impossibile. Dopodiché l’ho inviato ad un’altra casa editrice che mi aveva colpito: Prospettiva Editrice. Mi hanno risposto con una email che il lavoro non era sufficiente. Ho ringraziato. Mi sono accorto dopo che nella loro lettera mi imputavano scarsi approfondimenti. Perciò non lo avevano letto. Era solo una lettera preimpostata. Chiaramente era pieno di case editrici che avrebbero stampato volentieri il mio romanzo. Ma avrei dovuto pagare. Spero che tutti rifuggano questi sfruttatori di passioni. Ognuno deve fare il proprio mestiere e chi pubblica ha il compito imprenditoriale di rischiare. Se non lo fa cade la prima verifica alla bontà di ciò che si propone. Meglio non pubblicare e aspettare un serio editore.
Ho deciso, quindi, di andare dai piccoli e propormi di persona. Mi sono comportato da vero venditore. Il più fortunato dei venditori perché potevo presentare un prodotto mio, nel quale credevo fortemente. Così incontrai Carlo Zella, un editore fiorentino serio e competente. Dopo qualche giorno mi chiamò e mi offrì la sua disponibilità alla pubblicazione. Mi disse che il romanzo lo aveva tenuto sveglio fino a notte fonda, trovandolo originale e avvincente. Raccolsi il mio primo successo. Fu un momento magico. Ero riuscito a raggiungere il primo importante obiettivo. Avrei pubblicato il mio thriller. Volendo crescere mi accorsi però che il piccolo editore ha seri problemi di distribuzione. Perciò, terminata la prima edizione, ci siamo salutati con amicizia e stima.
 | | Cristina Ranghetti e Loredana Rotundo di AR&R | Ad una presentazione del libro a Piombino, la giornalista Maria Antonietta Schiavina, si complimentò per quanto avevo realizzato e mi incoraggiò alla ricerca di un agente letterario. L’unico modo, secondo lei, per arrivare alla grande casa editrice.
E qui è entrata in ballo la fortuna. Nella schiera smisurata di agenti, ho pescato il jolly: Loredana Rotundo della AR&R Literary Agency di Milano. Un bravo agente ascoltato dagli editor delle grandi case editrici. Ha sapientemente proposto il romanzo e dopo due settimane ho firmato con Feltrinelli.
Il romanzo presenta molti cambiamenti rispetto alla prima edizione. Come si è svolto il lavoro di editing?
Avevo scritto un’ottima storia, ma ero pur sempre un dilettante. Conoscevo poco i meccanismi della scrittura. Alberto Rollo, editor at large di Feltrinelli, mi ha proposto un lavoro di riscrittura. Per prima cosa è stato tagliato e eliminato tutto il superfluo. Un lavoro che lascia il segno, devo dire. Al povero autore provoca un’enorme sofferenza, come tagliare parti di sé. Credo sia difficile per un esordiente riconoscere ciò che non è indispensabile. È una capacità che si acquisisce con l’esperienza. Dopodiché abbiamo delineato meglio i personaggi. Infine, ci siamo soffermati sul “senso della scena” come lo chiama Rollo, provando a portare il lettore sul luogo della vicenda. Abbiamo impiegato circa sei mesi per concludere. Da ottima storia ora è diventato un ottimo romanzo.
Ti senti uno scrittore di thriller oppure hai usato il romanzo di genere per raccontare una storia?
 | | Gianpaolo Cionini | Vorrei fare lo scrittore di financial thriller. In Italia credo di essere una novità e vorrei riempire questo settore ancora non frequentato. Il thriller è un genere che aiuta il lettore. Il suo scopo è tenerlo sempre in sospeso, aumentando la sua voglia di leggere per scoprire come va a finire. È un genere che si può leggere ovunque: sulla spiaggia, in treno, in poltrona. Inoltre è destinato a tutti, da chi legge poco fino ai divoratori di libri. Col thriller si può parlare di tutto. Dentro la storia si possono infilare pillole di ogni genere, dalla filosofia alla finanza, dall’erotismo alla politica. Nel mio libro si parla dell’11 settembre 2001 e dell’enorme speculazione finanziaria che avvenne nei giorni precedenti l’attentato. Qualcuno ha sfruttato questa notizia per farci una montagna di soldi. Potevo scriverci un saggio, ma il thriller aiuta ad arrivare ad un pubblico più vasto che non leggerebbe mai libri che richiedono uno sforzo più intenso. Si possono raccontare fatti importanti e divulgarli a lettori di ogni tipo, che attraverso questo romanzo ora conoscono un pezzo di storia che ci riguarda tutti. È, secondo me, un modo attuale, coinvolgente ed intelligente di raccontare una storia. È molto amato dagli editori, in quanto è commercialmente appetibile e quindi, meno rischioso. Io ne leggo tantissimi, mi rilassano e mi divertono. Anche se i miei autori preferiti sono Gabriel Garcia Màrquez, Arthur Schnitzler, Sàndor Màrai, Milan Kundera, Cesare Pavese.
A cosa stai lavorando adesso?
Chiaramente, sempre ad un financial thriller che ha come sottofondo il mondo delle Banche. Il lato oscuro di questi enormi centri di potere. Basti pensare a quanto è accaduto alla Banca Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani, oppure all’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Ma anche alla vicenda della Banca 121 e dei prodotti come 4you e My-Way. Anche in questo caso, vorrei fondere fatti accaduti e sempre attuali che abbiamo il dovere di conoscere, con un racconto affascinante e pieno di suspense.
Cosa consiglieresti a un giovane scrittore in cerca di editore?
Non sono un uomo che dispensa consigli. Non ne ho l’autorevolezza. Posso solo dire ciò che ho ritenuto importante fare. Ho scritto ciò che mi divertiva e che come lettore avrei letto volentieri. Ho osservato il mercato cercando di capire cosa potesse funzionare. L’editore è un’azienda che ha come scopo vendere libri. Perciò più ne vende e più prospera. Magari, permettendosi ogni tanto, di pubblicare ciò che ritiene un’opera letteraria di alto livello. Nel mezzo c’è e ci deve essere il vuoto. Uno deve scegliere da che parte stare. Inoltre, per raggiungere le grandi case editrici, al di là dei metodi all’italiana, è più opportuno affidarsi ad un bravo e serio agente letterario. Scelta difficile e rischiosa, perché la fuori è pieno di pescecani, pronti a sfamarsi grazie alle nostre ambizioni personali. Infine, è necessaria una buona dose di fortuna, o chiamatela come volete.
Nelle pagine di Wuz su questo tema trovate anche: La recensione di "78 ragioni..." di Pat Walsh Un'intervista a Maria Grazia Cocchetti, autrice del manuale "L'autore in cerca di editore" Una bibliografia di saggi e manuali sul mondo dell'editoria e sulla scrittura Un elenco di scuole di scrittura e traduzione selezionate L'articolo di Café Letterario "Cosa leggere per imparare a scrivere"
| 15 febbraio 2007 | | Di G. M. |
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