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Intervista

Nuzzi: in Vaticano SpA e Sua Santità era già scritto tutto. Ecco le ragioni del gran rifiuto di Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI

La croce di Benedetto è davanti agli occhi del mondo.
Perché papa Ratzinger si è dimesso? Cosa c'è dietro al gesto clamoroso che ha fermato gli orologi della stampa internazionale sull'undici febbraio 2013?


È stato il maggiordomo!

Con la più classica delle soluzioni da libro giallo, molti pensavano di poter archiviare la fuga di notizie alla base del libro pubblicata da Chiarelettere nel 2012 per la firma di Gianluigi Nuzzi.

Ma Nuzzi, ancora memore del successo straordinario della sua prima grande inchiesta, Vaticano SpA, aveva detto sin da subito che quel che si stava consumando oltretevere era uno scontro all'ultimo sangue fra diverse fazioni di potere.

E dunque la storia di "Paoletto", fedele maggiordomo che aveva incrinato il secolare riserbo delle stanze papali diventando la fonte di quell'inchiesta senza precedenti, era apparsa chiramente come il tentativo di trovare un facile capro espiatorio alla crisi nella quale - ormai era evidente - si dibatteva il papato di Benedetto XVI.

Oggi tutti i rumours che si sono inseguiti attorno al Vaticano hanno trovato la più plateale conferma nel gran rifiuto compiuto da Ratzinger nel corso di un undici febbraio che sicuramente segnerà uno spartiacque nella storia moderna della Chiesa.

Ma siamo ancora in bilico, e conviene stare attenti a quel che accadrà nei prossimi giorni: perché dietro a quella rinuncia che a molti appare come un gesto defintivamente politico, si nascondono controspinte e sommovimenti che mirano senz'altro alla restaurazione dello status quo.

Noi abbiamo voluto chiedere un parere su quel che sta accadendo proprio al giornalista che negli ultimi anni ha saputo meglio raccontare i retroscena della guerra che sta lacerando la Chiesa.

Quella che segue è dunque un'intervista a Gianluigi Nuzzi, introdotta da un omaggio alla profetica sequenza del film di Nanni Moretti Habemus Papam, nel quale un uomo che non si sente all'altezza del compito cui è chiamato ad assolvere, annuncia ai fedeli la sua resa.




L'intervista


Wuz: Buongiorno, Nuzzi.
Come si sente, in questi giorni? È già al lavoro su un instant book che racconti quel che sta accadendo al di là delle mura leonine?


Nuzzi: C’è molto lavoro.
Sintomo dell’attenzione internazionale che ha suscitato il forte gesto del papa; un gesto che spariglia le carte per i nuovi assetti d'oltretevere.
La Curia Romana è in crisi: Ratzinger voleva riformarla e per il bene della Chiesa ha fatto un passo indietro.
Per quanto mi riguarda, in questo momento non ho in progetto un istant book.


Wuz: Qual è il suo bilancio (provvisorio: mancano ancora quindici giorni alla conclusione del mandato) di questi otto anni di papato? È stato un papa conservatore o addirittura retrogrado, Benedetto XVI? Oppure la sua azione riformatrice è rimasta "below the line", per così dire, e si è infranta contro gli scogli di una rete di potere troppo forte per essere messa in discussione?

Nuzzi: Un pontefice dimissionario rappresenta un’implicita apertura al potere secolare ... penso che il papa abbia preferito lasciare il timone della barca di Pietro a nuove mani piuttosto che farsi aiutare da chi dubitava; ritengo in ogni caso sia un gesto storico.


Wuz: Tarcisio Bertone starà gongolando, probabilmente, ma tutto dipende dal prossimo pontefice che verrà nominato dal conclave previsto per inizio marzo. Se lei fosse un bookmaker, su quale dei nomi che sono stati ventilati accetterebbe scommesse?

Nuzzi: Non ci sono candidati che hanno più possibilità. Fare previsioni oggi non ha senso, la comunità dei porporati ancora sta cercando di comprendere cosa è accaduto.


Wuz: Col senno di poi, il "gioco più grande di lei" nel quale sentiva di essere entrato ai tempi della pubblicazione di "Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI" si è rivelato essere la punta dell’iceberg di uno scisma non emerso, e per questo ancor più pernicioso per la Chiesa. A suo avviso il gran rifiuto di Ratzinger placherà un poco le acque oppure è solo il preludio al deflagrare di uno scontro finale?

Nuzzi: I documenti svelati nel mio libro sicuramente hanno messo la Chiesa cattolica di fronte a quello che accade dentro i Sacri Palazzi.
Rabbia, disorientamento e sgomento sono le prime reazioni istintive.
Ora mi auguro che proprio quei documenti portino a scelte su uomini che sappiano proseguire la difficile opera di trasparenza avviata e portata avanti fin dove possibile da Benedetto XVI.


Wuz: Lei è un cronista, ma i fatti di questi giorni sono filtrati al vaglio dei giornali soprattutto alla luce delle ipotesi, delle supposizioni, delle dietrologie … come lavora un bravo cronista in una circostanza del genere?

Nuzzi: Mi attengo come sempre ai fatti e rifuggo facili dietrologie...


Wuz: Il papa immaginato da Nanni Moretti in “Habemus papam”, un paio di anni fa, chiedeva scusa al popolo cattolico per il gesto che stava per compiere (quello della rinuncia). A suo avviso Ratzinger dovrebbe fare altrettanto? O non sono piuttosto i fedeli che dovrebbero apprezzarne il coraggio e il valore di novità?

Nuzzi: Il nuovo papa è chiamato a rispondere allo smarrimento provocato dalla scelta di Ratzinger.
Troverà un’agenda ricca di impegni importanti e problemi rilevanti: la crisi delle offerte, la crisi delle vocazioni e quelle della diminuzione dei fedeli
Ma forse la questione centrale è la riforma della Curia Romana, riforma che Ratzinger non è riuscito a portare a termine e che, anzi, l’ha messo in una posizione di stallo che si è conclusa con il gesto dell’11 febbraio 2013.





Chi è l'autore


14 febbraio 2013 Di Matteo Baldi

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