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Intervista

Intervista a Marco Pesatori. Felice apocalisse a tutti! Come sarà il vostro oroscopo per il 2013?


Mentre leggiamo queste righe mancano poche ore all'apocalisse prevista dai maya per il ventuno dicembre duemiladodici. Oppure quell'ora fatalissima è già passata, e noi stiamo bevendo tranquillamente una tazzina di caffè.
I sondaggi dicono che noi italiani, abituati alle bufale (nel senso dei latticini) non ci faremo certo menare per il naso da quest'ennesima sparata: ma ne siamo davvero sicuri?

E se invece l'apocalisse fosse già arrivata, e noi non ce ne fossimo neppure accorti, presi come siamo dal nostro frenetico tran tran, fra un tweet e un sms, troppo dispersi nel cyberspazio per ricordarci che là fuori c'è uno spazio molto meno virtuale, uno spazio di cose che accadono e tempi che cambiano?

Ipotesi sconvolgente, ma forse vale la pena di ascoltare quel che Marco Pesatori, autore di un libro che promette di diventare un classico nella materia - sin dal titolo, che suona 2013. La rinascita dopo l'apocalisse. Segno per segno - ha da dire in proposito.

Ecco dunque l'intervista che abbiamo fatto all'astrologo che ogni giorno delizia (anche) i lettori di Repubblica con il suo oroscopo colto e frizzante, capace di prendere lo zodiaco a pretesto per dire qualcosa su di noi, che avremo pure la testa e lo sguardo rivolti alle stelle, ma stiamo con i piedi saldamente affondati nello spread di tutti i giorni.


Sappiamo che in cinese l'ideogramma per la parola “crisi” riassume in sé anche il concetto di "opportunità". Nel suo ultimo libro lei sembra far sua questa idea. È così, Pesatori?

Sì. A meno che l’apocalisse non sia già arrivata.
Mettiamola così: abbiamo due linee.
La prima linea che unisce Bersani a Renzi è una linea positiva, cioè: si può cambiare.
Il cambiamento è in meglio, ovviamente, perché “crisi” significa anche rasformazione.
L’altra prospettiva, invece, è quella che l’apocalisse sia già arrivata e gli umani non se ne siano accorti. Addirittura l’apocalisse potrebbe essere proprio il fatto che tutto è rimasto normale, nel senso di una norma con la “N” maiuscola che ormai tutto avvolge e ci ha già paralizzati.


Potremmo parafrasare Walt Kelly e il suo Pogo, dicendo che “Abbiamo trovato l’apocalisse, e siamo noi”?

Noooo! Noi non siamo né il nemico, né l’apocalisse.
Anzi, il “noi” sarebbe un altro modo, migliore, di usare bene quella stessa “N” maiuscola. Anziché norma, regola, struttura, ragione, verità con la “v” maiuscola, molto meglio il “noi”.
Il problema è noi siamo dentro un post-apocalisse, e se non ci svegliamo a noi stessi, rischiamo di rimanerci dentro. Non è facile.


Il tema natale di Marco Pesatori

Lei invita a non prendere per oro colato quel che si trova scritto nell’oroscopo, ma leggere piuttosto l’oroscopo come un pungolo per indirizzare meglio le proprie azioni.

In Italia sarebbe ora che l’astrologia fosse ammessa al tavolo delle scienze umane, quello al quale siedono la filosofia, la poesia… l’astrologia è sempre stata considerata al limite della truffa, dell’inganno.
L’altro lato dell’astrologia, invece, è quello dell’arte e della scienza.
L’astrologia può essere considerata in almeno quattro modi diversi: può essere scientifica, e quindi incarnarsi in uno studio serio della disciplina astrologica che è millenaria e che è stata al centro culturale sia del medioevo che del rinascimento. Il perno della cultura rinascimentale è stata l’astrologia.
Anche l’astrologia moderna ha una straordinaria dignità scientifica, perché è in connessione con la psicoanalisi e altre scienze. C’è una connessione fra il tempo e il vivente, e l’astrologia è un po’ la scienza del tempo.
Studia il tema natale individuale, le quadrature degli astri, i sestili, i trigoni… tutto ciò che vive è inserito nel tempo e pulsa nel medesimo istante.
Quindi il vivente è dentro il tempo, e studiare il tempo significa studiare la vita.
Poi c’è l’astrologia come arte, un’arte sottile che gioca coi simboli… ad esempio, l’oroscopo che faccio per Repubblica non ha pretesa di essere un oroscopo scientifico, perché – mettiamo – di “gemelli” in Italia ce n’è sei milioni...
È chiaro quindi che se parli dei "gemelli" tocchi dei punti del carattere dei gemelli, ma quella che ne vien fuori è una verità larga, approssimativa. È più un profumo di verità.
Se io parlo - come accade nel mio libro - dei gemelli, parlo soprattutto del carattere gemelli in relazione a quei transiti generici che riguarderanno i gemelli…
È anche vero che io nel libro ho messo delle tappe precise: ad esempio i nati nella prima decade del cancro o del capricorno al novanta per cento hanno attraversato tre anni durissimi, e per questo gruppo nel 2013 arrivano finalmente magnifici trigoni di Saturno e di Nettuno che segnalano una netta ripresa.
Quindi si può fare un’astrologia generica, però va letta con intelligenza ed elasticità. In due modi: uno è quello di sentire dei richiami, delle riflessioni, dei suggerimenti che sono giusti per quel carattere. Il secondo modo è quello di riflettere sui transiti, ma in una maniera elastica.
La terza prospettiva dell’astrologia è quella del gioco: si può giocare sul carattere dei toro e dire che il toro bacia con labbra morbidissime e occhio bovino che si specchia nel tuo…
Infine c’è una quarta via, ed è quella della truffa, che è quella praticata da molti giornali che fanno fare l’oroscopo all’ultimo redattore arrivato. Questa è senz'altro la via più pericolosa, e qui si invitano tutti a non credere mai agli oroscopi generici che richiedono preventivamente una buona dose di cultura e di intelligenza.


Forse è proprio a questo tipo di astrologia che si riferiva Roland Barthes quando parlava dell’astrologia come della “letteratura piccolo borghese”…

Beh, Roland Barthes non capiva niente di astrologia...
Che Roland Barthes si occupi di sociologia, come pure Adorno, che ha scritto un libro “Stelle su misura”, che prende in considerazione gli oroscopi generici dei quotidiani…
Se fai un oroscopo per una rivista piccolo borghese, farai un oroscopo piccolo borghese; se scrivi per una rivista anarchica farai un oroscopo anarchico.
Ma l’astrologia vera non ha nulla a che vedere con quello di cui parlava Barthes.


È uscito da poco un libro di Pessoa in cui scopriamo la passione per l'astrologia del grande scrittore portoghese. Quali altri poeti o romanzieri sono stati astrologi o appassionati di astrologia?

Il numero uno in tutti i sensi – sia in quello temporale che in quello qualitativo – è stato Dante Alighieri. L’astrologia percorre tutta la Divina Commedia, dall’inferno al paradiso.
Poi c’è stato Goethe, che senz’altro è fra i maggiori difensori dell’astrologia e un ottimo studioso. Poi c’è Junger, il suo “Al muro del tempo” è un libro bellissimo.
Ma ce ne sarebbero davvero troppi, di nomi: l’astrologia è stata sempre materia di grande interesse per filosofi e poeti.


Noi viviamo in un’epoca dominata dalla tecnica. Usiamo ogni giorno, in ogni istante, apprecchi del cui funzionamento ignoriamo i meccanismi...

Il problema è che lo scienziato, oggi, non vuole occuparsi di scienza: si occupa solo del noto.
La vera scienza non è quella che penetra in ciò che è noto… quello è già il passato. Il vero scienziato è colui che si occupa di ciò che ancora non è noto, che va scoperto, che va indagato. Lo scienziato è colui che rischia.
Io giudico un grande scienziato Nikola tesla, che per la scienza ci ha rimesso la vita. Oppure Willhelm Reich, che è stato uno scienziato capace di esprimere un’idea forte e pagarne le conseguenze.
Mentre – ad esempio – Stephen Hawking, più che uno scienziato è uno straordinario narratore, un divulgatore.
Sarebbe ora che gli esperti di genetica, di biologia si occupassero anche di astrologia. Cosa che non hanno mai fatto, pur continuando a sputare sentenze.


Quali libri consiglia ai nostri lettori?

Giordano Bruno, “La cena delle ceneri”. Numero uno.
Poi: al secondo posto una rilettura eterna di Proust.
Poi Kremmerz, “La scienza dei magi”, e ancora “Mumonkan. La porta senza porta” di Zenkey Shibayama.
Il già citato Junger, “Al muro del tempo”, rilettura di “La funzione dell’orgasmo” di Reich, “Storia dell’astrologia occidentale” di Tester, un libro bellissimo; Arbasino in tutte le salse ché non fa mai male; Debord, “Commentari sulla società dello spettacolo”… può bastare?


Direi di sì. Ne abbiamo almeno fino alla prossima apocalisse. Arrivederci, Pesatori.

Arrivederci!



Chi è Marco Pesatori


21 dicembre 2012  

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