Ricerca avanzata
Intervista

Ray Bradbury: la sua vita, i suoi libri e le sue letture nell'intervista più bella


Con la scomparsa di Ray Bradbury se ne va forse l'ultimo grande rappresentante della Science Fiction americana.


La SF è un genere che ha conosciuto grande fortuna a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta grazie alla sua capacità di immaginare quel che saremmo potuti diventare, e che in seguito all'avvento dei personal computer ha invece segnato il passo, rivelandosi tutto sommato inadeguato a dar conto della complessità delle trasformazioni che investivano il nostro tempo.
Ma prima di esaurire il suo formidabile abbrivio, la fantascienza ha fatto in tempo a regalarci alcuni momenti di grande letteratura - grande letteratura
tout court, adatta anche a coloro che ritengono le pastoie di un singolo genere troppo strette - e nel firmamento di questi scrittori la stella di Ray Bradbury continua a emanare la sua luce polare, grazie ad intuizioni folgoranti come sono quelle all'origine di Farenheit 451 o delle Cronache Marziane.
Vogliamo ricordare Bradbury attraverso le parole che lui stesso ha scelto per raccontarsi. 
Credendo di fare cosa gradita a tutti i numerosissimi lettori di Bradbury, pubblichiamo dunque la traduzione di alcune parti di un'intervista che il grande scrittore di fantascienza concesse al National Endowment for the Arts nel 2010,


Ray Bradbury:

Immagino vi stiate chiedendo perché vi ho riuniti tutti, stasera.
Devo presentarmi.
Beh, io sono ray Bradbury. Ma vedo che siete tutti curiosi di sapere come mi sono innamorato dei libri.

Ora, prendete nota: l’amore è al centro della vostra vita.
Le cose che fate dovrebbero essere le cose che amate, e le cose che amate dovrebbero essere ciò che fate.
Ecco quel che si impara dai libri.
Ho cominciato a leggere quando avevo tre anni. Mi piacevano i fumetti, amavo le strisce domenicali, e ho avuto in regalo un libro di racconti di fate quando avevo cinque anni.
Mi sono innamorato di storie come “La bella e la bestia” o “Jack e la pianta di fagiolo”.

Quando avevo tre anni mi portarono per la prima volta al cinema, e mi appassionai moltissimo alle immagini in movimento: era “Il gobbo di Notre Dame”, e io crebbi nella speranza di diventare un giorno come Quasimodo.
A cinque anni fu il turno de “Il fantasma del palcoscenico”, con Lon Chaney, e m’infatuai di Lon Chaney. Più tardi – verso i sei anni - scoprii i dinosauri, che sarebbero tornati a farsi vivi più tardi, nel mio lavoro alla sceneggiatura di “Moby Dick”, quando di anni ne avevo ormai trenta.
Ecco: vedete come funziona questo genere di cose? Un racconto nel quale vi imbattete quando avete 3, 6, 10 o 12 anni riemerge nel vostro lavoro quando siete trentenni.
Le cose che fate dovrebbero essere le cose che amate, e le cose che amate dovrebbero essere ciò che fate.




Avevo sette anni quando andai alla bilioteca per la prima volta.
Fu una grande avventura.
Ma prima ancora, quando di anni ne avevo sei, viaggiai dall’Illinois a Tucson, in Arizona.
Siccome viaggiavo con i miei genitori, la prima cosa che feci la sera in cui scendemmo dalla macchina per fermarci a dormire in un hotel sulla strada, fu di andare alla biblioteca.
Andai, correndo in mezzo a un turbine di foglie secche, fino alla biblioteca. Speravo di trovarvi libri di L.Frank Baum sulla terra di Oz, o libri di Edgar Rice Burroughs su Tarzan, o qualche libro sulla magia.
Aprii la porta, e tutta quella gente era dentro ad aspettare me.

Vedete, le biblioteche e le librerie non sono fatte da libri: sono fatte da persone.
Migliaia di persone, che aspettano solo che tu entri in biblioteca.
È molto più personale che un semplice libro. Tu apri il libro, e le persone saltano fuori.
Tu guardi Charles Dickens, e tu sei Charles Dickens, e lui è te.
Perciò, ti dirigi verso uno scaffale, e tiri fuori un libro, e guardi dentro quel libro, e cosa vedi?
Uno specchio. Tutt'ad un tratto uno specchio è lì, tu ti ci vedi riflesso, ma il tuo nome è Charles Dickens. Ecco quel che è una libreria, o una biblioteca.
Oppure il libro è di Shakespeare, e tu diventi Shakespeare, o Emily Dickinson o Robert Frost, questi grandi poeti.

Così trovi le luci che possono guidarti attraverso il buio, e io l’ho trovata in Shakespeare, che mi ha mostrato la via, e in Emily Dickinson, che ha portato la fiaccola. Edgar Allan Poe, che ha detto “da questa parte. Ecco la luce”.
Entri in una biblioteca, e scopri te stesso.

La mia più grande influenza è John Steinbeck.
Ho letto “Furore” quando avevo diciannove anni. Quando scrissi le “Cronache marziane” avevo bisogno di una struttura, e non avevo visto, in un primo momento, di quanto mi fossi avvalso di “Furore”. “Cronache marziane” ha una struttura identica a quella di “Furore”.
Da solo, a casa, quando avevo dodici anni, alzavo gli occhi al cielo e pregavo “Marte, vienimi a prendere e portami a casa”.
Marte venne a prendermi, e non ho più fatto ritorno, da allora.


Quando finii il liceo, non avevamo soldi, e non potei andare al College.
Ma andavo in biblioteca. La biblioteca può realizzarti come persona.
Avevo un lavoro. Vendevo quotidiani agli angoli delle strade, e guadagnavo dieci dollari la settimana. Ogni mattina mi svegliavo e scrivevo storie, e nel pomeriggio andavo alla biblioteca.

A quell’età, a diciannove anni, riuscii ad esprimermi sugli amori della mia vita, e tutto questo finì nei libri. È il segreto della mia vita.
Grazie a Dio ho seguito le mie inclinazioni, e non ho fatto quel che gli altri mi dicevano di fare.

Sono le tue idee a contare
, e quando sei in mezzo ai libri di tutti quei meravigliosi insegnanti, di quei grandi scrittori, scopri che possono insegnarti un sacco di cose mentre stai seduto in biblioteca e lasci che la loro maestria si irradi tutt’attorno a te.

Pubblicai la prima versione di Farenheit 451, intitolata “Il pompiere”, nel numero di febbraio 1951 di una rivista di fantascienza.
Contava 25000 parole.
Mi chiamarono da Ballantine (nota casa editrice - Ndr) dicendomi “Potrebbe provare ad allungare il racconto di altre 25000 parole? Se è in grado di farlo, pubblicheremo il suo romanzo, e lei dovrà trovare un titolo per questo romanzo. 'Il pompiere' non è il titolo giusto”. Divenni curioso: a quale temperatura la carta prende fuoco e brucia? Così chiamai il dipartimento di chimica all’UCLA e chiesi, ma loro non sapevano rispondere. “Ci spiace. Provi a chiamare i pompieri". E io lo feci: chiamai il capo dei pompieri del dipartimento centrale di Los Angeles e dissi "Potrebbe dirmi a quale temperatura la carta prende fuoco e brucia?" Lui mi rispose “Aspetti, torno subito”. Tornò poco dopo, e mi disse “La carta prende fuoco e brucia a 451 gradi farenheit”. “Ottimo”, pensai. “Così devo invertire i fattori. Il libro deve chiamarsi Farenheit 451”.

Il libro più importante della mia vita è stato "Canto di natale" di Charles Dickens, perché è tutto quel che c’è da sapere sulla vita e sulla morte. Leggi quel libro, e ne sei trasfigurato, proprio come Ebenezer Scrooge. Qualsiasi residuo di Scrooge sia dentro di te, è vinto, è sconfitto.

Un altro libro impotrantissimo è “Tenera è la notte” di Scott Fitzgerald. Ho sette copie di questo libro. Pensate: sono stato a Parigi venti volte. Ogni volta che vado a Parigi porto con me questo libro. Comincio a leggerlo alla Tour Eiffel, poi m’incammino per le vie della città, dall’alba al tramonto; mi fermo in un ristorante e leggo un altro capitolo di questo libro straordinario scritto da Fitzgerald, e prima della fine della giornata ho finito di leggerlo.


Ho trovato l’amore della mia vita fra i libri di una libreria.
Incontrai una bella ragazza, e la invitai a prendere un caffè, e poi a cena, e m’innamorai di lei e dei libri che la circondavano.
Lei fece un voto di povertà, un anno più tardi, sposandomi, perché le mie entrate erano nulle.
Era ricca, e rinunciò a tutto per seguire me e vivere a Venice, senza automobile, senza telefono...
Vivevamo d’amore, dei libri e delle cose che scrivevo.

Ecco la risposta alle domande della vita: se puoi trovare una persona da amare, che ami la vita quanto te, e ami i libri quanto te, beh, non lasciartela scappare e sposala.
Mica male, no?
Ah! la vita è meravigliosa.

L’immaginazione dovrebbe stare al centro della tua vita. La fantasia dovrebbe stare al centro della tua vita.

Un epitaffio possibile: Qui riposa Ray Bradbury, che ha amato la vita completamente.



L'autore


08 giugno 2012  

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti