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Intervista

Giulio Einaudi: una delle ultime interviste fu per l'allora Alice.it ora Wuz.it

In occasione dei cent'anni dalla nascita di Giulio Einaudi, l'editore per eccellenza, vi riproponiamo questa intervista ormai introvabile perché parte del sito Alice.it, divenuto nel frattempo Wuz.it. Molti di quei contributi non sono più online e questo è uno di quelli.
L'occasione era importante: era l'ottobre del 1998, Einaudi era stato appena insignito dall'Università di Torino della laurea in Lettere honoris causa. Sarebbe morto solo sei mesi dopo.
L'età, l'autorevolezza della persona, l'importanza della storia che ha alle spalle, la tradizione familiare e culturale che rappresenta - scrivevamo allora -, tutto ciò dà a questa breve intervista un significato particolare: è la testimonianza di quanto l'editoria possa essere punto di riferimento per la vita culturale di un Paese.



Lei è il simbolo di una casa editrice. Pensa che ancora oggi l'Einaudi abbia conservato la sua impronta così caratteristica?


Sicuramente sì, soprattutto continua ad essere una casa editrice che sa guardare avanti, che non ha paura delle novità, su cui la tradizione non pesa, ma anzi è uno stimolo ad essere sempre vivace, innovativa.


Torino negli anni Cinquanta è stata centrale nella cultura italiana, anche oggi sembra mantenere questo suo primato.

Non lo nego, ma non direi che oggi il clima culturale di Torino sia unico rispetto al panorama italiano. Alcune piccole città di provincia sono molto vivaci, ricche di sollecitazioni e offrono stimoli culturali importanti.


L'Einaudi ha rappresentato molto per la sua città, ancora oggi è così?

Siamo nati ormai settant'anni fa. Il clima era particolare, allora l'Università era un centro culturale importantissimo. C'erano maestri come Gioele Solari, Francesco Ruffini, mio padre Luigi Einaudi, erano persone che lavoravano con gli studenti, creavano scuole, istituti, seminari di studi. Oggi c'è ancora fermento nel campo della linguistica, forse anche in quello scientifico, che però io non conosco. So che ci sono bravi ricercatori. Sarebbe eccessivo pensare che Torino abbia ancora un primato intellettuale e culturale sull'Italia. L'ha avuto nel dopoguerra, nella prima metà del secolo direi, oggi meno, però conserva sicuramente molta vivacità intellettuale.


Chi è rimasto del gruppo storico?

Roberto Cerati, che è sempre molto attivo in casa editrice, lavora dalla mattina alla sera e ha davvero grandissimi meriti. E poi Norberto Bobbio che ha sempre un ruolo primario, fondamentale.


E tra i giovani?

Abbiamo nomi che rispondono pienamente alla "cultura" della Einaudi. Sergio Luzzatto nel settore storico-letterario, ad esempio, e Claudio Bartocci in quello scientifico, ma potrei fare anche molti altri nomi.


L'Einaudi è comunque ancora una casa editrice che si considera vera promotrice di cultura e ha molta attenzione per i giovani scrittori...

Sì, siamo stati noi a proporre molti nomi nuovi... Però non è che siano tutti torinesi. L'Einaudi è una casa editrice cosmopolita nazionale e universale per cui "ha l'occhio" sulle cose scritte nel mondo: la casa editrice, vero cervello collettivo, le coglie. Probabilmente le coglie meglio di altre istituzioni culturali perché è più viva, ha una tradizione più forte.


Che cosa ci può dire circa il dibattito, oggi aperto sulla stampa, circa la diminuzione di lettori tra i giovani?

Non è assolutamente vero. I giovani leggono moltissimo. Sono in crescita assoluta. Quelle inchieste sono sbagliate. Anzi un'inchiesta fatta recentemente in alcune scuole superiori di Roma ha dimostrato che la percentuale di lettori giovani è più alta che non in certi istituti di Londra e di Parigi. Quindi mi meraviglio di questa lagna continua sui giovani, i giovani che non leggono. Certo i giovani amano anche divertirsi, ma ce ne sono molti che leggono, studiano, vanno avanti...

Di Grazia Casagrande



Giulio Einaudi



27 febbraio 2012  

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