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Intervista

Eva Gabrielsson: Stieg Larsson non avrebbe concesso la mercificazione di Millennium

La recensione del libro di Eva Gabrielsson
Ha un’aria molto dolce, gentile, Eva Gabrielsson. Parla con un tono di voce basso e c’è una cosa che colpisce subito, nella maniera in cui risponde alle domande: Eva Gabrielsson vuole parlare, si avverte in lei l’ansia di chiarire, di prendere le parti di chi non può più farlo, di correggere, rettificare, smentire. E, quando può, inserisce nel discorso il nome ‘Stieg’, indugiando come per una carezza.


In Stieg e io lei dice che i giornalisti fanno sempre le stesse domande, iniziando con il chiedere se la Svezia è veramente come è rappresentata nella trilogia - e lo è, dice lei.
Io le chiederò invece di parlare di quella che definisce “l’industria di Millennium” e che non le piace affatto.


Sono contraria all’industria di Millennium perché non rispetta i valori contenuti nei libri e le intenzioni con cui sono stati scritti. Se Stieg fosse stato vivo, si sarebbe accertato lui stesso che non ci fossero distorsioni nelle traduzioni, non avrebbe concesso la mercificazione di Millennium. Degli esempi di questa mercificazione? La catena di negozi H&M ha un’intera collezione ‘Lisbeth Salander’, è probabile che anche Hollywood abbia acquistato i diritti per sfruttare i personaggi di Millennium: l’industria Millennium usa i personaggi e dimentica del tutto il significato dei libri. La famiglia di Stieg è dietro l’industria - hanno venduto tutto il vendibile, perfino i diritti del film prima ancora che il libro fosse pubblicato. E continuano. La legge dice che le intenzioni dello scrittore non possono essere violate. Ma chi c’è a interpretare le intenzioni dello scrittore, in questo caso? E Hollywood ha tutto l’interesse a comprare i diritti di mercato: ci sono molti più soldi nei gadget e in tutte le cose del genere che nel film di per sé.

Ho visto solo il primo dei film dell’edizione svedese, e mi è piaciuto anche se mi aspettavo, invece, una delusione. Esce ora nelle sale l’adattamento americano: ho letto che l’attore Daniel Craig intendeva approfondire il rapporto tra Mikael e Lisbeth - confesso che mi è parso uno stravolgimento. Che cosa ne pensa Lei? Ha visto o vedrà i film?


No, non li ho visti e non li vedrò. Non voglio averci nulla a che fare. Fanno parte della mercificazione dell’industria Millennium.


Nel libro sottolinea come, nell’anno che seguì la morte di Stieg Larsson, si era proposta semplicemente di sopravvivere. Dopo un anno sperava di imparare a vivere di nuovo - senza di lui. E adesso si accontenta semplicemente di vivere. A quale punto del suo itinerario di sopravvivenza si colloca la scrittura di questo libro? Perché le era necessario scriverlo?

Avevo bisogno di scrivere questo libro per capire la mia storia. Avevo bisogno di darmi delle risposte alle domande, ‘che cosa è successo?’, ‘ho fatto qualcosa di male per meritare questo?’, ‘quali poteri erano in gioco?’. Avevo bisogno di capire come mai Stieg ed io eravamo stati insieme tanto tempo, che cosa avevamo lui ed io che gli altri non avevano. Questo era quello che volevo, scrivendo il libro. C’era poi un’altra cosa: mi facevano tante domande su Stieg e su Millennium e sui significati della trilogia. La famiglia di Stieg non era certo in grado di rispondere e io volevo dare delle risposte più piene con le mie parole, che non fossero filtrate da qualche giornalista - per esempio sul perché non ci fossimo sposati o perché non ci fosse un testamento o sui problemi dell’eredità. La legge non ti obbliga a ereditare, ci sono motivi personali dietro le scelte. In pratica Stieg era un figlio adottivo dei suoi nonni. Se il nonno non fosse morto, Stieg sarebbe rimasto laggiù con loro. Qual è il padre che fa questo al suo figlio primogenito, di lasciarlo per anni e anni presso degli altri? È una cosa che dice molto su rapporti non sviluppati a suo tempo e non ricostruiti più tardi. Stieg si trovava bene con sua madre, perché era cresciuto con le persone presso cui era cresciuta lei, ma non andò mai d’accordo con suo padre e suo fratello. Non ci fu mai un attaccamento emotivo.
Ecco, dopo aver scritto e scritto, ci si rende conto che si è scritto un libro. E volevo anche spiegare le reazioni fisiche e psicologiche che si hanno quando perdi qualcuno...


Lei stessa è una scrittrice: qual è il ruolo di Marie-Françoise Colombani nella stesura del libro?

Avevo un manoscritto soggettivo basato sui diari che avevo scritto dopo la morte di Stieg, pieni del mio dolore. Da sola non potevo vedere che cosa fosse importante e che cosa non lo fosse. C’era poi la parte della mia vita insieme a Stieg e temevo che alcune parti non fossero d’interesse per nessuno. E poi c’era il timore di incorrere in qualche problema legale. Era necessario che ci fosse qualcuno che rivedesse il tutto, da un punto di vista obiettivo. Magari qualcuno di non svedese, con una diversa cultura e una visione diversa. Se ci fosse stato Stieg, lo avrebbe fatto lui. ma lui non c’era più.


Ha scritto che, dopo la morte di Mr. Larsson, sono spuntati molti presunti amici a raccontare di lui. Un paio di anni fa è uscito un libro di un tal Kurdo Baksi: era uno dei presunti amici o un amico vero?

Era uno di quelli che pretendevano di essere suoi amici. Kurdo Baksi pretendeva anche di essere il portavoce dei curdi... Kurdo Baksi è un opportunista che viveva alle spalle di Stieg. Non voglio dire altro, ma in Svezia si dice che Baksi sembra pensare di essere ‘il vedovo’ di Stieg...

Ha scritto che Stieg Larsson NON era Mikael Blomkvist. Eppure, come spiega che i lettori - me stessa inclusa - avevano l’impressione di conoscere Stieg Larsson dopo aver letto i suoi libri?

Posso capire che si abbia questa impressione. Dopotutto penso che si capisca un autore quando si parla a lungo con lui e si giunga a conoscerlo. Ma lui è anche in tutto quello che racconta, è in tutti i suoi personaggi, in tutte le storie. È tutto l’insieme che ci fa conoscere Stieg. Quando rileggevo quello che Stieg aveva scritto, non interferivo con lo stile perché fosse la sua voce quella che si sentiva. E la sua voce si sente ovunque e in alcune parti si sente fortissima.

I libri di Stieg Larsson


In tutta sincerità non riesco a ricordare un altro scrittore che, in quanto uomo, abbia mostrato nei suoi libri tanta comprensione, tanta simpatia, tanta empatia nei confronti delle donne. Com’è che ha creato un’eroina così estrema come è Lisbeth Salander?


Fin dall’inizio il libro è centrato su Mikael Blomkvist e sulla rivista Millennium. Mikael è il giusto che cerca di cambiare quello che non è giusto. Ma non era sufficiente. C’era bisogno di qualcuno che fosse il suo opposto, ed ecco allora Lisbeth Salander, una donna, giovane, con una storia di vita diversissima da quella di Mikael. Mikael e Lisbeth sono come lo yin e lo yiang. Lei non doveva esserci ma era necessaria.

Da appassionata lettrice di Millennium confesso di essere scettica riguardo alla pubblicazione di un quarto volume. La mia paura - appena terminata la lettura e anche adesso - era che potesse essere un’operazione puramente commerciale. Farebbe differenza se fossero gli eredi legali oppure Lei a decidere se pubblicare il quarto libro della serie?

Il quarto libro non può essere pubblicato perché è un frammento. Non mi piacciono i ghost writer eppure mi sono offerta alla famiglia di fare la ghost writer del seguito, se avessi avuto il controllo intellettuale di tutto. Non hanno voluto e io non avrei dovuto offrirmi - potrei essere la prima ghost writer di tanti ghost writer. E ce ne sono già un’infinità, per i copioni dei film, per le strisce dei fumetti... Penso sia tutto sbagliato e io non voglio entrarci.


02 febbraio 2012 Di Marilia Piccone

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