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Intervista

Intervista a Marco Baliani. Leggere Bassani, oggi. Il giardino dei Finzi-Contini nel giorno della memoria.


Un bell'audiolibro Emons ci offre l'occasione per parlare con Marco Baliani. L'attore ha infatti dato una lettura integrale de Il giardino dei Finzi-Contini, che restituisce agli onori delle cronache un libro che  - come tutti i classici - "non ha mai finito quello che ha da dire".
Nell'intervista, Baliani parla della sua interpretazione, attenta a non sovrapporsi teatralmente alle voci dei personaggi, del giorno della memoria e dell'olocausto, di come sia possibile trattare del più difficile dei temi guardando ad esso attraverso il muro che cinge un giardino.
SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2012


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Perché proprio il Giardino dei Finzi-Contini?

Perché rispetto ai temi del razzismo, dell’olocausto, della deportazione degli ebrei e delle leggi razziali, mi sembra sia un libro che riesce a parlarne quasi sfiorandoli.
Tutti questi temi restano fuori dal giardino.
Riesce a parlarti di un pezzo terribile della nostra storia attraverso i sentimenti umanissimi di un gruppo di giovani che si avvia alla vita – vita che sarà interrotta nei campi di concentramento.
Riesce a lavorare sull’altro, e quindi ancor di più riesce a farti sentire questo orrore.
Proprio perché tu stai seguendo il percorso giovanile di amori non corrisposti, di mondi che si stanno aprendo, e di un gruppo di giovani che sta imparando a diventare adulto.


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Il tema della memoria è presente nel romanzo di Bassani persino nella forma con cui questo è strtturato.
La stessa Micol, una dei protagonisti assoluti del libro, parla della sua abitudine a coltivare il passato e la memoria in termini di “vizio”.
Secondo lei cos’è, nel romanzo di Bassani, la memoria?


Penso che la memoria sia immaginativa, non rievocativa, oggettivata, o fotografica… quando nel libro c’è tutta la descrizione delle feste ebraiche, del modo in cui si festeggiavano prima, è descritto il rapporto fra i vecchi e i giovani… mi sembra che quella del romanzo sia sempre una memoria reinventata attraverso una forte componente immaginativa, soprattutto rispetto ai tempi di oggi, tempi in cui ci fanno credere che la memoria sia oggettivabile.
Non è così, la memoria è qualcosa che produce immaginazione, perché per mettere insieme i fili della memoria io devo inventare dei percorsi, che non sono già dati.
E quindi questo accade anche rispetto all’olocausto, che è stato l’interruzione della possibilità della memoria.



Bassani scrive con un tono quasi cronachistico, senza indulgere in troppi sentimentalismi. Secondo lei questa è una qualità o piuttosto un limite della sua opera? E ancora: se ne è avvalso, nel rendere in voce il tono del racconto?


Su questa seconda domanda, certo: ci ho provato.
Io penso che la voce sia un mezzo, però sicuramente ho tentato di dare delle piccole interpretazioni ai personaggi, attraverso la voce. Sul tipo di scrittura, invece… è un tipo di scrittura che oggi non si usa più, e questo è un dato. Ci sono molte digressioni, la frase si interrompe e poi riprende molto dopo… è complicato, è un tipo di scrittura ottocentesco o novecentesco, ma forse è proprio questo il suo fascino.


Marco Baliani in scena

Non è la prima volta che il romanzo di Bassani viene adattato.
Nei primi anni settanta De Sica ne trasse un film..  che ricordo ne ha?
Le piacque, o ne fu colpito in qualche modo?


Ho un ricordo piuttosto confuso...
C’era Lino Capolicchio, c'era la bellissima Dominique Sanda, che poi avrebbe lavorato anche in Novecento di Bertolucci.
Mi ricordo questi vestiti bianchi, eleganti, da tennis… No, se devo essere sincero non fu un film che mi colpì particolarmente.
Mi colpì molto di più il libro, perché è delicato, è un libro che non presenta grandi accadimenti, è tutto costruito sulla delicatezza dei dialoghi, è quasi più teatrale che cinematografico.


Senta, chiudiamo questa nostra breve conversazione parlando di libri. Ci vuol dire qual è un libro che ha letto recentemente e che l’ha colpita in modo particolare? E poi, accanto a quello, un suo classico, un libro al quale periodicamente ritorna e che rilegge…

L’ultimo libro che ho letto è questo “La vergine eterna”, di Kenzaburo Oe.
Mi ha colpito molto, è un bellissimo libro, che è stato ristampato recentemente ma è stato scritto tempo fa.
È un libro che per me è molto bello perché parla del tentativo di scrivere una sceneggiatura intorno a una novella di Kleist, Michael Kolhaas, che è un mio cavallo di battaglia, e che amo moltissimo.
Quello che continuo a rileggere, invece, è Moby Dick di Melville nella traduzione di Pavese. È la mia bibbia personale.



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20 gennaio 2012 Di Matteo Baldi

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