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Intervista

Luca Mercalli. C'è una tempesta in arrivo. Siamo pronti?


Il meteorologo di "Che tempo che fa" interviene sui temi del referendum (e del suo ultimo libro "Prepariamoci"). Get ready, avverte con piglio dylaniano: i tempi stanno per cambiare.




Siamo abituati a conoscerlo come il misurato meteorologo della fortunata trasmissione condotta da Fabio Fazio, Che tempo che fa. Ma dietro al suo understatement, alle sue giacche di tweed da country gentleman e al sorriso gentile, Luca Mercalli nasconde un temperamento da combattente.
Provate a chiedergli qualcosa a proposito della disinformazione imperante sui quesiti referendari che ci vedranno impegnati domenica 12 e lunedì 13 giugno, e sentirete che libeccio!
Ma la questione energetica è al centro del suo libro appena pubblicato dalle edizioni Chiarelettere, Prepariamoci (leggete la recensione al libro), e non fosse che per la ricchissima bibliografia richiamata in appendice, e tutti i riferimenti alla letteratura esistente in fatto di crisi, ambiente ed energia, quello di Mercalli dovrebbe essere un libro consigliato a tutti coloro che rivendicano una coscienza ambientale (oltre che - naturalmente -  alla larga, silenziosa e inerte maggioranza che di temi tanto cruciali non vuol proprio sentire parlare, avendo magari investito ogni residuo delle proprie risorse nell'acquisto di un costosissimo e inquinante SUV). Ma per fortuna c'è ben più che una bibliografia, in "Prepariamoci", e leggere i capitoli in cui Mercalli spiega come ha fatto ad ottenere una casa energeticamente efficiente è come consultare un manuale (agile e divulgato) che inciti al risveglio ecologico delle coscienze, nella consapevolezza che il primo cambiamento non può che venire da noi e dalla vita che conduciamo tutti i giorni. Città per città, strada per strada, casa per casa.

Ecco l'intervista con Luca Mercalli.


Wuz: Ci avviamo a pronunciarci su temi cruciali, che ci riguardano molto da vicino, e l’esito di questo referendum condizionerà (in un modo o nell’altro) il nostro futuro. Eppure non sappiamo se il quorum verrà raggiunto. Considerazioni su omissioni dei media a parte, perché è così difficile radicare e sviluppare una coscienza ambientale ed energetica adeguata ai tempi in cui viviamo?

Luca Mercalli: Il mondo ha raggiunto attualmente la massima complessità storica dall'inizio della nostra civiltà. Informarsi correttamente costa tempo e fatica, e presuppone un minimo di alfabetizzazione scientifica, non sempre scontata. Per questo si preferisce vivere alla giornata, sperando che i problemi saranno risolti da altri, oppure ci si accontenta di slogan rassicuranti o semplificazioni eccessive, luoghi comuni da bar sport.
Una sottovalutazione pericolosa.


Wuz: Cos’è la “resilienza”, concetto che occupa una parte centrale nel suo libro “Prepariamoci”?

LM: E' la proprietà che ha un sistema di sopportare un trauma senza collassare, ma attutendo il colpo e riprendendosi in fretta.
La nostra società è esattamente il contrario della resilienza, è fragile: basta che qualcuno chiuda le valvole di gas e petrolio e nel giro di pochi giorni si torna al medioevo!
Per questo ritengo che un programma politico saggio dovrebbe investire le poche risorse economiche ancora disponibili in una capillare opera di aumento della resilienza individuale, che cominci dalle nostre singole abitazioni, evitando che vada sprecata tanta energia, introducendo pannelli solari, cisterne per la raccolta d'acqua piovana, coltivazioni orticole di prossimità.


Wuz: Il nucleare  - si dice – offre la possibilità di ottenere energia a costi inferiori rispetto a quelli delle altre tecnologie. Molti documenti e studi recenti dimostrano però che non è così. L’informazione in merito, secondo lei, è manipolata? Oppure si tratta del retaggio di un’epoca in cui il nucleare poteva effettivamente essere considerato un buon investimento economico?

LM: Infatti. Sono state diffuse, a riguardo, menzogne intollerabili e offensive. L'informazione è stata sicuramente poco trasparente, e gli interessi economici hanno fatto di tutto affinché tale restasse.

Wuz: Il nostro fabbisogno energetico odierno è largamente condizionato dagli eccessi cui ci siamo abituati. Per invertire la tendenza sarà necessaria innanzitutto un’azione pedagogica sulle nuove generazioni, ma il quadro attuale non pare affatto avvalorare questa ipotesi… come facciamo a fare capire ai nostri figli che “le luci vanno tenute accese solo quando serve”?

L'ubriacatura di consumismo - energia inclusa - cui siamo stati abituati negli ultimi decenni è difficile da smaltire.
LM: Si possono diffondere informazione e consapevolezza, ma è un processo lento e parziale, rivolto solo a chi è ricettivo. Allora ci vorrebbe una politica - questa sì "illuminata" - che avesse il coraggio di spiegare ai cittadini come stanno le cose, proponendo loro un nuovo corso (... come del resto fanno i governi del nord-Europa). Il piano energetico della Danimarca, ad esempio, afferma chiaramente che bisogna ridurre i consumi e dirigersi verso le energie rinnovabili, ma la stessa Unione Europea segue questa strada. L'alternativa è un blackout di una settimana a gennaio, che riporti il senso della realtà tra noi.


Wuz: “Austerity” è una parola dal suono sinistro, ma il concetto che evoca nasconde forse più di un’opportunità. Prima fra tutte, quella di liberarsi dalla bulimia energetica che ci contraddistingue, e tornare a uno stile di vita più semplice e sostenibile. Ma sarà meglio farsi piacere l’idea prima che questa si trasformi in una realtà dolorosa e di privazione coatta: da dove iniziamo a “fare di necessità virtù”?

LM: Iniziamo abbattendo lo spreco, che ammonta mediamente attorno al trenta per cento di quanto utilizziamo sotto forma di energia e materie prime.
Lo spreco è relativamente facile da combattere, non serve a nessuno, e si può pure risparmiare del denaro, riducendo le bollette, oltre che l'inquinamento. Non si capisce però perchè sia così difficile convincere le persone a diventare più efficienti, a cominciare dalla propria casa, spesso definibile oggi come colabrodo energetico. Se le premesse sono queste, figuriamoci quando si dovranno fare vere e proprie rinunce... comunque un gesto anche piccolo, è un inizio e un atto di assunzione di responsabilità.
Bisogna convincersene prima che i fatti ci convincano con la loro drammatica evidenza.



07 giugno 2011  

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