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Intervista


Paul Harding, premio Pulitzer 2010: il tempo è un soggetto inesauribile

È arrivato come una sorpresa, il premio Pulitzer, a Paul Harding. Lo racconta lui stesso - di come non sapesse nulla e si accingesse a fare una lezione su James Joyce quando arrivò la notizia. E finì che brindò con i suoi studenti invece di fare lezione. E aggiunge anche che non ha ancora finito di stupirsi, del premio e del successo che il romanzo sta avendo.

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Foto di Matt Valentine
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Uno dei temi del libro è la malattia e il rapporto della famiglia con il malato, un tema molto attuale, soprattutto in caso di malattia grave, perché la famiglia non sa come comportarsi. Come mai ha scelto l’epilessia come centro del dolore all’interno della famiglia?

L’epilessia ha motivato il mio libro, che è basato sulla vita di mio nonno e del mio bisnonno. Il bisnonno era un venditore ambulante, era malato di epilessia e ha lasciato la famiglia quando mio nonno aveva dodici anni. Non avrei mai scritto quello che ho scritto senza questa premessa drammatica di cui volevo parlare, mi sarei sentito presuntuoso ad appropriarmi di un’esperienza non mia. Ho scelto di non scriverne patologicamente ma in maniera soggettiva: non ho fatto ricerche cliniche sulla malattia. Per quello che riguarda il fatto che i bambini non ne sapessero niente - era caratteristico dei miei nonni, non parlare mai di qualcosa di brutto. E quello che è nascosto fa ancora più paura. Quando George assiste ad un attacco, è una specie di sollievo, perché così sa di che cosa si tratta. Nel mio romanzo, però, il soggetto è sempre il personaggio, la malattia è l’attributo.


Una delle caratteristiche di questo romanzo è di essere così fuori dal tempo, con la storia di un uomo che vive in un tempo segnato dalla natura e dai suoi cambiamenti, e non dagli orologi, eppure così scandito dal tempo nelle ore che mancano alla morte di George, che si avvia verso un ‘oltre’ il tempo. E’ affascinato dal tempo?

Sono affascinato dal tempo per il fatto che è il modo in cui sperimentiamo la nostra umanità, l’essere nel tempo. Ho voluto esplorare il tempo nella nostra mente: il tempo è flessibile, può essere abbreviato, allungato. È un grande mistero, soprattutto nei ricordi, quando puoi muoverti nel tempo con la velocità di un lampo. Ho provato il piacere di includere queste esperienze diverse di tempo: il tempo stagionale e cosmico, il tempo misurato meccanicamente - il tempo è essenzialmente misterioso. Il motivo per cui George lavora con gli orologi è la risposta ad una domanda esistenziale sul vivere nel tempo, sull’essere mortale. Il tempo è un soggetto inesauribile .


Abbiamo toccato il tema della morte: come è riuscito a far sì che la morte, sempre presente nel libro con il conto alla rovescia, non sia cupa, ma piuttosto un elemento che crea ordine?

Non volevo scrivere un libro sulla morte, c’è una tensione drammatica che viene dall’inevitabilità della morte annunciata fin dall’inizio, una sfida per far scoprire al lettore il valore umano del personaggio. I valori della vita di George saranno portati via, e però la presenza della morte è un mezzo per mettere in rilievo la vita dei personaggi.


Oltre alla narrativa principale, sono rimasta affascinata dai due leit motiv, dalle altre due narrazioni che scorrono lungo tutto il romanzo, come altri due romanzi dentro quello principale: il libro della cosmogonia boreale scritto da Howard e il manuale degli orologi. Che ruolo hanno questi due filoni?

All’inizio avevano un motivo molto pratico, temevo che il libro fosse troppo funereo, buio, privo di una trama a diversa tessitura, senza variazioni. Nel manuale degli orologi volevo scrivere in una sorte di voce da illuminismo, quasi floreale, in contrasto con il resto del libro, per compensare la serietà dell’epilessia. La vita di George è così senza ordine che l’idea degli orologi che potevano essere riparati era una buona similitudine. Era una coincidenza fortunata che mio nonno riparasse orologi - da qui la mia competenza. La cosmologia è più misteriosa e ne ho scritto dopo. Dopo aver scritto delle scene, anche lunghe, sentivo come un’eco impressionista nella mia testa, trovavo che queste scene erano complementari alle scene del romanzo, gli davano un’altra connotazione.


Sta scrivendo un secondo romanzo?

Sì ed è un libro che ha per protagonista il nipote di George, Charlie: c’è la stessa famiglia ma un’altra generazione e non è il seguito di questo, anche se Charlie condivide i ricordi della famiglia.



10 marzo 2011 Di Marilia Piccone


10 marzo 2011

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