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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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Alessandro Zaccuri: Sottomilano. Una ricognizione in profondità nella città segreta. Per inaugurare e celebrare degnamente l'avvio delle passeggiate d'autore a Milano abbiamo fatto qualche domanda agli scrittori che parteciperanno all'iniziativa in qualità di guida. Ecco l'intervento di Alessandro Zaccuri, autore candidato al Premio Campiello con il suo Il signor figlio, giornalista d'esperienza e milanese d'eccezione: Zaccuri è infatti spezzino di nascita, ma conosce molto bene la città in cui vive e lavora, come dimostra nella scelta di un itinerario raffinato e tutt'altro che banale.
Qual è la tua immagine di Milano? Se dovessi dare una descrizione estremamente sintetica della città quali parole chiave utilizzeresti?
La parola è “sotto”. Specie negli ultimi anni Milano ha una dimensione sotterranea, nascosta, che trovo affascinante. E che, non a caso, contraddice in modo clamoroso i progetti dei vari grattacieli che pretendono di rivoluzionare il profilo della città. Fin dagli anni Sessanta, di fatto, Milano si sottrae a questa pretesa di sviluppo ascensionale. È una metropoli orizzontale, non verticale. A ricordarcelo basterebbe il motto dei Borromeo, Humilitas, che significa fedeltà all’humus, adesione al suolo, alle concretezze della quotidianità. Anche Milano può avere uno sviluppo verticale, d’accordo, ma semmai verso il basso, nel sottosuolo, sempre più vicino a questo sostrato originario e “umile”. Giocare al grattacielo, invece, è una brutta imitazione della New York che Milano non potrà mai essere. Siamo in mezzo a una pianura, non abbiamo bisogno di arrampicarci in alto. Per dare la scalata al cielo servono spazi delimitati, insulari. Ma i Navigli non sono l’Hudson e il quartiere dell’Isola sta a Porta Garibaldi, non a Manhattan. | Una veduta di San Nazaro in Brolo da Corso di Porta Romana
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La tua passeggiata partirà da San Nazaro in Brolo. Perché? Un luogo della tua vita? Come racconterai questa parte della città?
Sì, questa chiesa appartiene alla mia storia personale, però non è per questo che l’ho scelta. Pur trovandosi in pieno centro, è defilata rispetto al fulcro di piazza Duomo. Ed è un edificio che si lega a due momenti importanti, ma troppo spesso dimenticati, della storia milanese. Il primo è l’età tardo-romana. L’originaria Basilica Apostolorum fu voluta da Sant’Ambrogio, è considerata la più antica chiesa a croce latina dell’Occidente e conserva, ancora oggi, un aspetto spoglio, essenziale, dominato da una luminosità che ha veramente qualcosa di assoluto. Ma se entriamo dal lato di corso di Porta Romana, ecco che la prospettiva muta del tutto. Occorre infatti passare per la Cappella Trivulzio, uno dei capolavori indiscussi del Rinascimento lombardo, ovvero il secondo tempo da riscoprire. Qui dominano le tonalità cupe, funerarie. Siamo in un luogo di sepoltura, progettato dal Bramantino per la famiglia di Gian Giacomo, il condottiere che, come avverte l’epigrafe, non ha mai riposato, se non nella morte. Per me è un antro misterioso, nascosto come sono nascoste, da sempre, le meraviglie di Milano. Qui, inoltre, il rapporto tra verticale e orizzontale viene messo nuovamente in discussione, perché i sarcofagi sono sospesi in alto, sembra che volino. Lo confesso: è un posto che mi entusiasma e mi commuove.
Gli scrittori stanno raccontando la Milano di oggi? E, se sì, chi secondo te lo sta facendo meglio? E chi ha descritto in modo più completo la Milano del secolo scorso?
Nell’ultimo decennio Milano è stata vittima, come molte altre città, della monocoltura del noir. Commissari, ispettori, delitti, trame oscure. Anche con ottimi risultati, intendiamoci: su tutti direi Kriminalbar di Colaprico e Nel nome di Ishmael di Genna. Purtroppo però questa tendenza, che aveva il suo padre nobile in Scerbanenco, è ormai diventata maniera, da genere letterario rischia di trasformarsi in genere merceologico e, di conseguenza, consolatorio. La lezione da riscoprire oggi, secondo me, è quella del Testori del Dio di Roserio, del Fabbricone, di In exitu e degli Angeli dello sterminio. Anche in queste pagine troviamo una Milano inconciliata, drammatica, eppure disponibile alla redenzione. Una città che riaffiora, almeno in parte, in un libro come Il crollo delle aspettative di Doninelli, un autore che da qualche tempo è impegnato in un’interessante rivisitazione antropologica della metropoli e dei suoi immediati dintorni.
L'autore
| 04 marzo 2011 | | Di Giulia Mozzato |
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