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INTERVISTA

Intervista a Ghada Abdel Aal. In diretta dal Cairo, la voce di una scrittrice.


Un'immagine della scrittrice Ghada Abdel Aal

Ecco un’intervista esclusiva raccolta con Ghada Abdel Aal, scrittrice egiziana che con il suo Che il velo sia da sposa! (pubblicato in Italia da Epoché) ha riscosso grandissimo successo nel suo Paese, al punto da valerle il soprannome di “Bridget Jones araba”.
In buona parte la notorietà di Abdel Aal è dovuta al suo blog (intitolato, anche nella sua versione italiana, proprio come il libro) e ha ispirato addirittura uno sceneggiato televisivo modellato sui temi trattati nel libro. "Chick lit araba", è stato definita... una di quelle semplificazioni che sicuramente non rendono giustizia all'unicità di ogni opera, ma che possono aiutare a sensibilizzare un pubblico più ampio, altrimenti lontano e irraggiungibile. Noi abbiamo voluto fare qualche domanda a questa scrittrice che ha capito molto bene quanto anche l'evasione e lo svago siano essenziali, se riescono a portare fra la gente un po' di sollievo e stimolare qualche riflessione. Direttamente dal Cairo, Ghada fa sentire la sua voce, e prende posizione sui temi che tengono banco nei giorni caldi e drammatici del Cairo. 


Buongiorno, Ghada. Allora: siamo davvero alla fine di un ciclo? Oppure rientrerà tutto?

Personalmente, penso che il Presidente sia davvero alla fine, ma il sistema militare non permetterà che venga umiliato, quindi credo che Mubarak non lascerà prima della fine di settembre, anche se I manifestanti in Piazza Tahrir dovessero continuare le loro proteste.

La  letteratura può rafforzare la coscienza che i cittadini hanno della  situazione reale del proprio Paese?

La letteratura, per noi, è stata parte della soluzione. Per lunghi anni molti autori, romanzieri e poeti hanno scritto sul regime, sui suoi errori e i suoi crimini, e questo ha senz’altro aiutato a mostrare alla gente la verità. Ora ci sono un sacco di scrittori e poeti che stanno seguendo i manifestanti, mentre altri scrivono articoli e commenti sui giornali per incoraggiarli.

Crede che la corruzione, l’avarizia e gli interessi personali si siano profondamente radicati nella società civile, durante questi anni?

Senz’altro. Quando la guida del paese è corrotta, l’intero paese soffre di corruzione, in ogni aspetto della sua vita.

C’è qualcosa di buono nel modo in cui il governo ha guidato l’Egitto negli ultimi trent’anni?

Questo non posso dirlo. Forse l’unico vantaggio è stato l’incoraggiamento all’utilizzo dei computer per lo studio, e per internet… esattamente quel che sta mettendo fine al regime!

Perché Mubarak dovrebbe andarsene?

Al di là della corruzione, delle elezioni truccate, delle torture inflitte dalla polizia, dell’importazione di farina cancerogena, dei treni e delle navi bruciate, di furti colossali… se non ci fosse altra ragione all’infuori di queste, Mubarak è stato Presidente per trent’anni. E questo dovrebbe essere abbastanza.

Il suo libro è stato salutato come il primo esempio di “arabian chick lit”, intendendo con ciò un’esperienza divertente che, allo stesso tempo, può spingere I lettori a riflettere sui temi delle donne nel mondo arabo. È d’accordo?

Sono totalmente d’accordo :-)


10 febbraio 2011  


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