|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
Intervista a Simone Perotti.Possiamo smettere di vivere per produrre, per acquistare beni che non ci servono e restare inseriti in un mondo che ci accoglie solo per ciò che abbiamo, dunque non dovremmo desiderare ma rifuggire. Mentre sprechiamo quel che siamo in questa occupazione, infatti, i nostri anni vanno via, le nostre passioni scolorano, i nostri sogni muoiono prima di essere stati generati. Il meglio della nostra vita è strangolato dall'ansia, dalla fretta, da responsabilità inutili e inumane, che premono sui nostri cuori, troppo presto stanchi.
Da Avanti tutta. Manifesto per una rivolta individuale.
Simone Perotti ha fatto una scelta radicale. Ha mollato tutto, come si suol dire, per andare a vivere in Val di Vara, lontano dai ritmi disumani della città e delle dinamiche aziendali, dei quali fino a quel giorno era stato parte integrante. Nel 2009 ha dato alle stampe un libro, Adesso basta, un manifesto che illustra i vantaggi del recuperare il senso del proprio tempo, riconciliarsi con i gesti che compongono le nostre giornate, rinunciare agli sprechi. Oggi Perotti torna nelle librerie con l'ideale seguito di quel libro, un nuovo "manifesto per una rivolta individuale" che aggiorna i risultati dell'esperimento (... è un esperimento agli occhi di chi, come noi, continua a far parte dell'ingranaggio. Per Perotti è semplicemente la vita), e lancia un accorato invito a riprendere in mano le redini della propria vita. Noi abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con Simone Perotti, e vi proponiamo un'intervista a proposito dei temi trattati in Avanti tutta.
 | Un bel ritratto di Simone Perotti
 | Buongiorno, Simone Perotti. Come vanno le cose in Val di Vara, innanzitutto?
Molto bene. Gran bel posto qui. È la Provenza del Levante. Si vive molto bene.
Cominciamo con una piccola provocazione. Dopo “Adesso basta”, nel 2009, in cui predicava un cambio di ritmo e un rallentamento che favorisse il riavvicinamento a noi stessi, pochi mesi fa ha pubblicato “Uomini senza vento”, per le edizioni Garzanti, e oggi è in libreria con “Avanti tutta”… c’è una notevole intensificazione dell’attività editoriale! Non sarà che il “downshifting” rischia di andare a farsi benedire?
Al contrario. La mia produzione editoriale è la prova che sto vivendo appieno le mie passioni. Io non ho smesso di lavorare per non fare niente, ma per fare tanto ciò che tanto amo. Cioè scrivere.
“Manifesto per una rivolta individuale”, recita il sottotitolo del suo libro. Ma non c’è un’intima contraddizione fra le parole “Manifesto” e “Individuale”? Ovvero: non puo’ nascere solamente da se stessi, un cambiamento autentico, sentìto, profondo?
E’ sempre stato così. In questo Paese c’è il terrore di parlare al singolare. Come se una collettività fosse un soggetto unitario e non un insieme di individui. A furia di dimenticare che un movimento forte è tale proprio per la forza di molti individui e non per diritto divino, ci siamo trovati così, come siamo oggi, e cioè disillusi dai movimenti e deboli individualmente. Mi sembra che ognuno dovrebbe almeno tentare di rafforzarsi, di puntellare la sua vita, prima di aderire e partecipare. Altrimenti continuiamo a fare gruppi di gente che va a prendere invece che gruppi di gente che va a portare. Questo mio è un ragionamento politico. E non c’è niente di più politico dell’individuo.
I convinti, gli arrabbiati, gli impegnati, gli antitaliani, gli accoppiati, i sorpresi… anche fra i downshifters, dunque, ci sono steccati, etichette e categorie. Non vede in questo il segno di una resa a certi meccanismi per i quali la catalogazione è il primo passo verso la definizione di un target?
Qui però non si tratta di vendere qualcosa a qualcuno. L’analisi che ho fatto, del tutto arbitraria ma molto significativa, serve solo a comprendere uno spaccato fino ad oggi del tutto sconosciuto: i quarantenni, le loro (nostre) paure e relative aspirazioni. E’ una geografia complessa dell’ossatura del Paese.
Cita Bianciardi: “Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà… daremo anche un televisore a ciascuno, due frigoriferi, il rasoio elettrico. A tutti. Purché lavorino, purché siano pronti a scarpinare… a tafanarsi l’un con l’altro. Io mi oppongo”. Ma a Bianciardi il “gran rifiuto” costò caro. Bisogna essere pronti all’ostracismo e ad una vita isolata, nello scegliere questa rivolta individuale?
Da un lato sì. Questa società sopporta male che le si oppone. Ma da un altro lato, direi il contrario. In ogni epoca omologata, rivoltarsi, dire no, disubbidire dà almeno la soddisfazione di tentare. E questa soddisfazione dà sicurezza. E la sicurezza semmai dà un ruolo. Un uomo o una donna che incontrano un loro simile che onestamente, speranzosamente, spera, incontra un individuo che non è ancora morto, che ci prova, che occupa uno spazio tangibile. Quello spazio, oggi, non è una cosa da nulla.
Quando lei scrive “stressiamo ancora di più il concetto”, per fare un esempio fra i molti possibili, usa un’espressione tipica di certo gergo aziendal-manageriale. Quanto tempo impiega la lingua a ripulirsi dalle vestigia della sua vita precedente?
La lingua è un porcile, ci si trova dentro di tutto. Nell’epoca classica si infiltravano parole barbare e arabe in un latino che già cambiava per conto suo. Così è nato il latino medioevale. Da quello è nato l’italiano. L’italiano cambia. Io cerco di usare la mia lingua con rispetto, ma so di essere contaminato. Il gergo nautico ad esempio, è per il 70% composto da neologismi nati con l’uso, che non hanno etimo certo. E’ una lingua bastarda, eppure molto precisa, affascinante. Di una lingua mi piace in egual misura la pulizia e la sporcizia.
Lei riporta, nel corso delle sue argomentazioni, molti commenti stizziti, osservazioni sprezzanti e reazioni irritate, raccolti in risposta alla pubblicazione del suo primo libro sul downshifting. Le sembra che questo avvenga perché ha toccato i nervi scoperti di una società che si siede su strutture sociali e culturali ormai logore, che non rispondono più alle esigenze delle persone che siamo diventate?
Quando diciamo cose leggere, senza peso specifico, senza precisione, generiche, nessuno si arrabbia. Quando siamo precisi, mirati, quando cogliamo nel segno, andiamo in profondità, tocchiamo la carne e il sangue, facciamo sobbalzare.
 | La copertina del libro di Simone Perotti
 | Lei è molto critico nei confronti delle retribuzioni faraoniche dei manager, delle stock options, degli sprechi che le aziende commettono quotidianamente togliendo (anzi, “distraendo”) risorse da ambiti in cui ci sarebbe bisogno di investire. Però è anche severo nei confronti di impiegati e dipendenti che intendono il proprio lavoro in modo molto “seduto”, deresponsabilizzato, individualista e spesso votato a una pigrizia che davvero fa a pugni con le rivendicazioni che quegli stessi dipendenti sono pronti a far valere alla prima occasione. Trova che questa incultura del lavoro sia una condizione reversibile? E – se sì – come?
Mi pare evidente che il sistema è fallito. Le aziende scrivono “mission” che fanno ridere, e cercano anche di condividerle con i dipendenti, i quali fanno finta di crederci, in un teatrino degli orrori che sarebbe piaciuto molto a Plauto e Goldoni. Ma qui non si scherza. Il lavoro così come si è evoluto è fallito. Lavoreranno solo quelli che non hanno la forza di cambiare. Tutti quelli che possono, che riescono, che vogliono sollevarsi e vivere una vita migliore disobbediranno, prima o poi, esplicitamente o clandestinamente, in una tragedia produttiva e organizzativa che porterà al collasso. Anche, che al collasso ha già portato.
Una domanda a bruciapelo: quanto ha dichiarato al fisco l’anno scorso?
Credo 19.000 euro, ma forse meno. Ma non perché abbia dichiarato meno, perché ho guadagnato meno. C’è dentro l’anticipo del nuovo libro, 7.000 netti al lordo delle tasse, qualche articolo, qualche prestazione per la nautica. Sì, forse meno.
… e, per finire, anche se la domanda può apparire retorica, nel suo caso: “libertà di” o “libertà da”?
Libertà da tutto quello di cui non ho bisogno. Libertà di scrivere e navigare, amare il tempo che scorre lento, la mia libertà dai bisogni, e poi la gioia di studiare, l’amore, l’amicizia.
Grazie mille!
Simone Perotti - Avanti tutta 208 pagine Edizioni Chiarelettere Collana Reverse 9788861901582
Vai alla scheda del libro
L'autore
| 04 febbraio 2011 | | Di Matteo Baldi |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
 |
| I siti del network: |
|
|
|
|