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Camilleri: "La moneta di Akragas nasce dalla storia vera di un fratello di un mio catanonno"In libreria in questi giorni un bel racconto di Andrea Camilleri - edito da Skira - che narra le avventure di una moneta antichissima. Una storia affascinante che lega bene e male, strane coincidenze, guerre, terremoti, omicidi e morti naturali.
Una storia che, come lei stesso scrive, ha radici in una leggenda famigliare. Ce ne può parlare?
Esattamente quello che ho raccontato nella nota. Un fratello di un mio catanonno che era medico, di quelli di una volta che andavano campagna campagna a visitare i parenti a cavallo, era anche un numismatico e possedeva una discreta collezione. E siccome siamo nella zona di Akragas chiedeva ai contadini che se zappando avessero trovato monete antiche lui gliele avrebbe pagate bene. Un giorno un contadino gli mostrò una moneta che aveva accuratamente ripulita, il dottore la riconobbe e dimenticandosi di essere a cavallo cadde dallo stesso per poter prendere avidamente la monteta. Racconta sempre la leggenda famigliare che questo mio antenato cedette alle pressioni del Re Vittorio Emanuele III (grande numismatico) cedendogli la moneta e avendone in cambio l’onoreficenza di Grande Ufficiale. Questa è la storia che si raccontava in famiglia ed è il punto di partenza di tutto il mio romanzo che è assolutamente inventato.
Condivide anche lei la passione per la numismatica?
No assolutamente no. Non ne capisco niente non ho mai avuto hobby di questo tipo.
"Io mi rimetto a quello che deciderà di fare la moneta.” Dice a un certo punto il medico Gilibaro numismatico per passione che ha intuito che la moneta non desidera per “nessuna ragione, andare a finire nella sua povera collezione. È come se un’imperatrice si rifiutasse giustamente di abitare in una stamberga.” Protagonista del racconto in fondo risulta essere la moneta, come dotata di un’anima. È un racconto che trasmette l’antica idea che gli oggetti dunque possano decidere del loro destino e di quelli che li posseggono fino a causare tragedie. Una tesi da sempre affascinante. E così? Lei crede, o si diverte a credere, che sia possibile?
Io non credo a nulla ma mi è molto utile fingere di crederci.
Perché una moneta non così preziosa al momento all’epoca della sua emissione, non dovrebbe vivere bene nelle mani di una persona modesta? In fondo ancora una volta la morale sembra essere che gli aristocratici – seppur generosi come in questo caso – hanno per nascita più diritti dei borghesi...
Perché non avviene così comunemente?
| 17 gennaio 2011 | | Di Giulia Mozzato |
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