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INTERVISTA

Stella Sorcinelli: partecipare a un concorso letterario... e vincerlo!

da dx Stefania Bertola, Stella Sorcinelli, Luca Bianchini e Boosta


Si chiama Stella Sorcinelli, alias Giuditta Scalzi, la vincitrice della prima edizione del Concorso letterario InPrimis, promosso dalla Banca di Cherasco con la collaborazione di Newton Compton Editori. InPrimis offre un’occasione concreta alle capacità di un giovane scrittore ancora sconosciuto. Partecipare è completamente gratuito, e l’unico aspetto per cui le opere sono giudicate è la loro qualità letteraria, valutata da Newton Compton, da un team di nomi noti della letteratura e da una giuria popolare. Insomma, un concorso nuovo che si prefigura di scovare talenti e accompagnarli verso la pubblicazione, in maniera del tutto trasparente.

Come si diventa scrittori?


Cosa fa Stella Sorcinelli nella vita di tutti i giorni?

Stella si alza alle 6, 30 del mattino per andare ad insegnare italiano e latino in un liceo scientifico. Torna a casa verso le 14, accoglie qualche studente per delle ripetizioni, poi prepara le lezioni per il giorno seguente. Tre pomeriggi alla settimana canta e prova le canzoni di un cd in fase di realizzazione. Tre sere alla settimana insegna in una scuola di teatro per adulti.


Come si diventa scrittori oggi? Raccontaci la sua esperienza.

Non credo che diventare scrittori oggi sia diverso che in passato. Oggi forse è più difficile 'emergere', se diamo credito a coloro che dicono che esistono più scrittori che lettori... Oggi, però, più che in altri momenti, si percepisce l'urgenza di testimoniare la precarietà in cui si vive e magari condividerla con ipotetici lettori. Per quanto mi riguarda, sono partita dalla necessità di dare forma ad alcuni appunti che via via andavo prendendo, mentre osservavo la realtà che avevo intorno, la sua complessità, i suoi innumerevoli casi sempre sorprendenti. Dalla necessità che i particolari, la concretezza del mondo intorno a me che mi colpivano diventassero un po' più 'universali', condivisibili forse anche da altri. Scrittori si diventa per un'urgenza, sostanzialmente. La mia si è spesso intrecciata all'urgenza che percepivo durante l'attività teatrale. Per quel mondo ho cominciato a scrivere, per dare voce a un personaggio tanto distante da me quanto vicino.


Come appare il mondo dell'editoria quando si comincia a entrarvi e farne parte?

Purtroppo a questo non so ancora rispondere, perché l'avventura è appena cominciata. Sino ad ora, ho solo potuto rileggere il mio manoscritto con le prime correzioni che la casa editrice ha cominciato ad apportarvi; provo la curiosità di voler sapere presto quale forma nuova vestirà il mio scritto, dopo essere passato da mani più esperte delle mie.


Stella Sorcinelli e Giovanni Bottero

Come è nata la tua storia? E la tua passione per la scrittura?

Come dicevo prima, la storia è nata all'interno di uno studio sul personaggio che stavo affrontando a lezione di teatro. Si stava lavorando sugli archetipi, così ho avuto modo di affrontare la figura del padre e della madre. Sentivo, però, che nasceva un maggiore interesse in me per la figura paterna, per un'energia completamente diversa dalla mia, per un'epoca che avevo vissuto soprattutto nei ricordi e nei racconti  di mio padre e nelle lunghe chiacchierate con il mio maestro di teatro. A poco a poco, ha cominciato a prendere forma una storia completamente decontestualizzata dalla mia realtà, in una città che non conoscevo, in un tempo più remoto. E prendevano vita anche i conflitti vissuti dai protagonisti, i loro desideri contraddittori, la loro ambiguità, la loro ricerca di senso. La mia passione per la scrittura è nata un po' come per tutti con i primi tentativi adolescenziali di dare voce poetica ai propri conflitti, nella speranza di chiarirli scrivendo sulla pagina bianca. Non avevo mai pensato che quegli abbozzi potessero dar vita ad un romanzo. La brusca accelerazione verso la sistematizzazione di appunti e idee è arrivata solo con il teatro; lì mi si chiedeva di dare voce a dei personaggi e una voce concreta, fatta di carne. Una voce che non fosse solo più la mia. Espressa in una lingua italiana che non fosse più deputata solo allo scandaglio delle mie intime e insolubili incertezze, ma che si liberasse dalla patina 'cerebrale' per giocare con se stessa, essere vitale e stupirmi per la sua continua mutevolezza. Una lingua italiana che si spogliasse un pò dal peso del significato per essere letta, seppure in prosa, con l'orecchio teso anche al significante.


Cosa pensi dei concorsi letterari?

Sinceramente, ho sempre avuto una visione disincantata dei concorsi in genere, temendo scetticamente che servissero a poco, o a chi non aveva alcun bisogno di vincerli, perché già noto o dotato della possibilità per 'farcela'. Ora capisco che mi sbagliavo. Capita anche quando non te l'aspetti, di vincerne uno. E magari sei tu quello a farcela.


Come vedi il futuro?

Se parliamo del mio futuro, non riesco ancora a figurarmelo, come molti giovani della mia età. Sono una precaria della scuola, lavoro in progetti teatrali legati all'ambito sanitario, cerco di esprimere la mia arte per trovare una forma di comunicazione più profonda... tutte situazioni lavorative in cui le amministrazioni scelgono di non investire,anzi di tagliare. Ma una cosa forse è cambiata da quando ho saputo di aver vinto il concorso. Una maggior fiducia nel futuro, forse. Come se cominciassi a credere che se vogliamo, anche per noi giovani c'è uno spazio. Lo spazio grande e aperto di un sogno. Nel tempo breve e circoscritto delle piccole felicità quotidiane. E allora forse lo vedo così il mio futuro: il mattino a scuola coi ragazzi, il pomeriggio immersa nella loro scrittura, la sera nel teatro e la notte, forse, immersa nella mia.



12 gennaio 2011 Di Sandra Bardotti


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