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Intervista

Intervista a Elena P. Melodia: Buio, Ombra e Luce

Elena P. Melodia autrice della saga urban fantasy My Land, pubblicata da Fazi si racconta nelle pagine di Wuz. È da poco uscito Ombra, il secondo capitolo della trilogia. L'autrice ci anticipa che il terzo capitolo si intitolerà Luce...

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Quali sono le regole da seguire quando si scrive una saga?

Sono le stesse che si usano per scrivere una storia unica, solo applicate a uno sviluppo più ampio. In particolare è molto importante, prima di iniziare a scrivere, costruire l'intera struttura e delineare i personaggi principali. Io li descrivo e stabilisco le loro caratteristiche fisiche e caratteriali, in modo che nel corso della scrittura, che avviene in un periodo di tempo lungo essendo una saga, non mi capiti di dimenticare qualcosa o non inserisca dettagli in contraddizione con quanto scritto prima. Tutto deve intersecarsi con precisione, senza buchi. Ma perché sia così è necessario conoscere molto bene la propria storia e i suoi protagonisti.  

Secondo te è positivo classificare e sottoclassificare i romanzi per generi? (si sente spesso parlare di young adult o nel tuo caso particolare di urban fantasy)

Secondo me è positivo classificare in generi nel momento in cui si prende questa come una semplice indicazione, non come un vincolo. Ci sono infatti romanzi che svicolano dalle categorie, ma vengono comunque etichettati sotto un dato genere per praticità o necessità di comunicazione della casa editrice. Se appartengono a un genere letterario che non è il nostro rischiamo di non leggerli. Per questo ritengo che sia sempre bene avvicinarci a ciò che ci ispira, senza badare troppo allo scaffale sul quale è esposto in libreria.

Puoi spiegare ai nostri lettori che cos'è il genere urban fantasy?

L'urban fantasy, come suggeriscono le due parole, è un fantasy, quindi una storia in cui sono presenti elementi fantastici, ambientata in un contesto metropolitano.  

Facciamo un po' il gioco delle differenze tra Buio e Ombra (nella lavorazione, nel risultato, nei personaggi, nelle emozioni che hai provato, nelle aspettative): tu quante ne trovi?

Ne trovo molte, perché scrivere i due romanzi, come dovrebbe anche essere leggerli, è stato per me un percorso. Ho descritto quello della protagonista, Alma, ma l'ho fatto anch'io insieme a lei. Non sono stata e non sono tuttora il narratore onnisciente alla Manzoni, che tutto sa e per questo è esterno agli avvenimenti dei suoi personaggi. Io scrivo in prima persona e mi sento Alma. Come lei sono passata dal Buio all'Ombra e quindi da una scrittura più di superficie e velata d'ansia, sincopata, a una più consapevole e più distesa. Lo stile riflette molto lo stato d'animo. E il mio è sempre stato legato alla storia.

La scrittura in prima persona (comune anche alla saga di Twilight): qual è la sua funzionalità e perché l'hai scelta?

Se leggessi prima le domande, forse non anticiperei le risposte. Sono perdonata? Spero di sì. Posso aggiungere, rispetto a quanto ho detto sopra, che ho scelto la narrazione in prima persona perché mi fa essere più vicina alla storia e ai personaggi. Volevo sentire con loro e che altrettanto facessero i miei lettori.  

Alma e le sue coetanee. Può essere un personaggio con cui confrontarsi/specchiarsi o è solo un rifugio? Oppure evasione dalla routine?

Alma credo sia un personaggio con cui confrontarsi perché in lei difetti e pregi sono portati agli estremi. E' come dire: se esageri puoi essere considerata come tu consideri lei. E' quindi uno specchio per le sue coetanee che spesso e volentieri tendono a considerare ogni cosa definitiva e a prendere posizioni drastiche perché si prendono troppo sul serio. Io stessa a diciassette anni ero per alcuni aspetti così. Credo un po' tutti noi.

Il prossimo capitolo?

Il prossimo capitolo di intitolerà Luce e rappresenterà l'epilogo della storia, a cui Alma arriverà dopo aver lottato per se stessa e per tutti gli altri come lei contro il male che la opprime. E' lo scontro finale, con un finale a sorpresa.

Cosa pensi dei libri di Stephenie Meyer?

Per quanto non sia una grande appassionata di vampiri e licantropi, penso che la Meyer abbia avuto una idea molto brillante, quella dei vampiri "buoni" e che abbia avuto il merito di aver fatto leggere milioni di persone, tra cui senz'altro si annidavano lettori deboli o non lettori. Quindi le rivolgerei un bell'applauso!


09 novembre 2010  

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