Ricerca avanzata
Intervista

Quando la letteratura incontra la vita: la lotta di Karl Ove Knausgård


Abbiamo incontrato e intervistato in esclusiva Karl Ove Knausgård, autore de La mia lotta, un'autobiografia monumentale in 6 volumi. Accolto molto positivamente dalla critica e dal pubblico dei lettori, a 42 anni Knausgård è già un fenomeno letterario in nord Europa. Il 21 ottobre 2010 esce il primo volume de La mia lotta, edito da Ponte alle Grazie.


Leggi la recensione de La mia lotta di Karl Ove Knausgård

Partiamo dal titolo. Da dove viene la scelta di un titolo così provocatorio e ironico, che richiama alla mente l’autobiografia hitleriana?

Sì, la scelta del titolo è ovviamente ironica. Ci sono due livelli nel mio libro: quello alto, dell’ideologia e dell’arte, di ciò che c’è al di sopra di noi, e poi un livello più basso, quello che concerne la vita di tutti i giorni. Ed è questo ultimo aspetto che volevo descrivere nella mia opera, quello un po’ meno letterario, per intendersi. È anche questa “la mia lotta”: non tanto una battaglia per raggiungere grandi ideali e grandi successi, ma proprio affrontare la vita di ogni giorno: portare i bambini in tempo all’asilo, misurarsi con i problemi della vita quotidiana come può essere nel mio caso aver avuto un padre alcolista morto tragicamente. Il titolo mi è sembrato perfetto per collegare questi due livelli di cui ho parlato. È poi anche vero che nel mio libro c’è una parte in cui mi soffermo su Hitler, su Mein Kampft e sul fatto che anche nel suo libro c’è questo legame tra vita vera e fiction. Mi piaceva comunque l’aspetto provocatorio di questo titolo.


Da dove nasce l’idea di questa opera monumentale in sei volumi, a soli 42 anni?
All’inizio non ho pensato che avrei addirittura scritto 3000 pagine e sei volumi. Pensavo che sarebbe stata una cosa breve, un racconto su di me, per sfogarmi, raccontare questa esperienza della morte di mio padre. Quando ho cominciato a scrivere l’approccio che ho adottato e il linguaggio mi sono sembrati così interessanti che non sono riuscito a smettere e ho continuato senza sosta. Spesso mi viene chiesto come ho fatto a scrivere a soli 42 anni un libro in sei volumi sulla mia vita. Io di solito rispondo che in realtà si possono scrivere 200 pagine anche solo raccontando la giornata di oggi. Ho voluto esplorare le possibilità che offre la fiction letteraria, che permette di parlare di dieci anni in una sola frase così come di un unico episodio in 200 pagine. Per quel che riguarda Proust, non lo avevo in mente quando ho intrapreso la scrittura del mio romanzo. Credo che l’unica cosa che ci accomuna è il fatto che raccontiamo una vita, mentre tutto il resto è diverso.


Quale sarà il suo nuovo progetto futuro?
Sarà sicuramente qualcosa di completamente diverso. Non vedo davvero l’ora di cominciare un nuovo lavoro. Il mio ideale sarebbe di scrivere un romanzo di 100 pagine perfetto, compiuto, senza nulla da aggiungere, ma non credo di essere in grado di farlo. Un’altra mia aspirazione è quella di scrivere poesie, ma non so scrivere poesie, anche se leggo tantissima poesia. Pare che la mia procedura di scrittura sia quella di star seduto in ufficio per tre o quattro anni senza produrre nulla di buono, e poi improvvisamente mi arriva il linguaggio giusto e allora inizio a scrivere tantissimo in poco tempo. Quindi penso che passerò i prossimi tre-quattro anni a leggere, a cercare il modo espressivo giusto, e poi magari produrrò questo romanzo perfetto di 100 pagine. Magari 110!


Cosa pensa del grande successo avuto dal libro? Come si sente di fronte a tutto questo?
Ho due tipi di reazione davanti a questo successo. Da una parte mi spaventa, perché è una cosa veramente enorme, con tutte le implicazioni che vi stanno intorno e che non so se fanno per me. Però sono anche molto grato e molto felice di questo. Inevitabilmente chi scrive un romanzo ha l’ambizione di raggiungere un pubblico, parlare con le persone, soprattutto quelle che non leggono solitamente molto. Nel caso del mio primo romanzo, che ha venduto 10000 copie, posso dire di aver raggiunto i lettori professionisti, quelli che comunque già leggono abbastanza. Però io volevo raggiungere un po’ tutti e credo di esserci riuscito con questo romanzo. Forse perché l’ho scritto in un modo molto più accessibile a tutti.


Leggi la recensione de La mia lotta di Karl O. Knausgard

Immagino che l’onesta con cui è scritto il libro abbia provocato anche qualche problema, a livello familiare o con le persone che sono citate nella storia…
Sì, una parte della mia famiglia era assolutamente contraria al mio libro, al fatto che parlassi di mio padre, perché quella figura ovviamente si è relazionata anche con altre persone e altri membri della famiglia. Quindi mi sono trovato di fronte a un conflitto di interessi. Allora cosa ho fatto? Ho mandato il manoscritto a tutti i singoli protagonisti o comparse del mio romanzo: alcuni hanno approvato l’uso del loro nome e della loro immagine, altri invece no. Quindi ho cercato di camuffare in un modo o nell’altro all’interno del romanzo chi non ha acconsentito. Ma rimane un dilemma morale, perché è comunque facilmente riconoscibile. Alla fine mi sono detto: questa è la storia di mio padre, della mia famiglia, del patrimonio con cui sono cresciuto e ho tutto il diritto di raccontarlo.


I premi letterari che ha ricevuto le danno maggiore responsabilità nei confronti del lettore?
Assolutamente no, perché se iniziassi a pensarla così mi perderei totalmente. L’unica mia responsabilità è nei miei confronti e nei confronti della mia storia, altrimenti comincerei a fare dei calcoli, a cercare di capire cosa scrivere per ottenere altri premi e guadagnare la popolarità. Il mio unico impegno è nei confronti della letteratura, non dei lettori.


Quali sono gli autori che consideri tuoi maestri?
Ce ne sono davvero molti. Il mio maestro nella vita reale, quando ho iniziato ad apprendere l’arte della scrittura, è stato sicuramente il drammaturgo norvegese Jon Fosse. Poi ho letto naturalmente Proust quando ero molto giovane e ha lasciato una grande impronta nel mio modo di scrivere. Poi mi piace l’atteggiamento di Céline verso la scrittura, che lo porta a fregarsene di tutto e a scrivere quello che vuole. Tra i poeti, Hölderlin può essere considerato il mio dio. Ho sempre letto tanto fin da quando ero un bambino. Poi sono diventato scrittore, nel momento in cui lettura e scrittura hanno cominciato a essere la stessa cosa per me.



21 ottobre 2010 Di Sandra Bardotti

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti