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INTERVISTA

Uomo giusto cercasi, ma come fare? Lo racconta Lucia Tilde Ingrosso



Lara Rebecca Ramones vanta una genealogia familiare ibrida
– suo padre è spagnolo e sua madre finlandese –, è nata in Italia, ma nel corso della sua esistenza ha vissuto ad Amsterdam e a Parigi, ha studiato a Barcellona e si è trasferita a Londra per lavoro.


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La sua amica del cuore è francese, come il suo primo amore, il suo migliore amico d'infanzia è originario di Tampere, a nord di Helsinki, i suoi colleghi sono inglesi. Non è difficile, dunque, immaginare la vita movimentata – e spesso invidiata – di questa ragazza: un tipo “esotico” che, ovunque vada, non passa certo inosservata.


Raggiunti i quarant'anni, e dopo aver vissuto in diversi paesi, parlato molte lingue, conosciuto tante persone e amato pochi uomini, ma importanti, Lara si trova a dover prendere decisioni importanti: a “scegliere fra il lavoro e la famiglia, l'amore e l'orgoglio, la città e la campagna, il  passato e il futuro”.

Come sia giunta a questo fondamentale crocevia esistenziale, ce lo racconta lei stessa, in un alternarsi di capitoli dedicati alla delicata situazione che sta vivendo e capitoli nei quali ricostruisce la sua infanzia, l'adolescenza, gli studi, le amicizie, i legami familiari, gli amori, il lavoro... in breve, quell'intricata rete di rapporti e di  sentimenti che costituisce, in piccolo, un vero e proprio universo: un mondo che ruota attorno ad un personaggio femminile affascinante, autoironico, ma capace, nel corso della narrazione, di soste liriche e riflessive.

E dentro questa specie comunità variopinta che si è venuta a creare, fatta di amici, ex amori, familiari e colleghi, desideri, triangolazioni, ambizioni e ambiguità corrono sul filo del mistero che l'autrice ha saputo inserire nella trama fin dalle prime pagine: chi è, infatti, l'Uomo Giusto, quello che Lara ha scelto, che le ha dato una bambina che adora e che deve aver commesso qualcosa di così grave da mettere in discussione il loro rapporto e futura vita di coppia?
Sarà in grado, la nostra moderna eroina, di scegliere fra le varie possibilità che le si prospettano e di saper costruire, sempre in bilico fra maternità e lavoro, fra affermazione di sé e dedizione alla famiglia ed alla casa, fra sesso e amore, fra il tessuto fitto e rassicurante delle abitudini e dei rituali e il cambiamento, un nuovo equilibrio?
La risposta è racchiusa nella pagine di questo romanzo che, con disinvoltura narrativa e con un umorismo non privo ogni tanto di qualche risvolto amaro, racconta la storia di una donna che va cercando se stessa.


Tutti i tuoi precedenti romanzi sono stati dei gialli, con un protagonista seriale, l'ispettore Sebastiano Rizzo, che ha tenuto compagnia a molti affezionati lettori: che cosa ti ha spinto a tentare il  genere “rosa”?

Tutto è nato da un incontro fortunato con una giovane editor Piemme. Era la prima volta che una casa editrice contattava me e non il contrario! Così ho deciso di non lasciarmi sfuggire l’occasione. Con i gialli ero già felicemente accasata con Kowalski-Feltrinelli, così dovevo aprire un nuovo filone. La nascita di mia figlia Stella mi aveva fatto confrontare con le difficoltà che hanno le donne oggi a conciliare tutto: amore, famiglia, carriera, ambizioni. Così ho deciso di partire da questo spunto per Uomo giusto cercasi. In realtà, nel libro c’è molto di più: una donna internazionale, la ricerca dell’uomo giusto, l’accettazione dei compromessi, il coraggio e la fortuna di trovare la via maestra. L’accoglienza delle lettrici (ma anche dei lettori maschi) è stata molto buona. E così ho deciso di raccontare i retroscena del libro su un’apposita pagina Facebook.

Nel contesto della narrativa italiana di questo genere, dove ti collochi?

Io racconto storie. Se ci scappa il morto, si parla di un giallo. Se a prevalere l’amore, di romanzo rosa. Ma spesso questa gabbia dei generi è più concettuale che reale.

Quali sono, invece – se ci sono – i modelli letterari internazionali o nazionali ai quali ti sei ispirata?

Prima che scrittrice – di rosa come di gialli – io sono una lettrice attenta. C’è tanto da imparare dagli autori più bravi e navigati. Musicalità delle frasi, meccanismi comici, capacità di creare la tensione e far crescere il pathos. Fra le italiane, ammiro molto l’irresistibile Claudia De Lillo, la famosa Elasti mamma, di cui è appena uscito il secondo romanzo. E la raffinata Stefania Bertola, che non ha bisogno di presentazioni. Stefania, fra l’altro, è stata fondamentale nella mia carriera di scrittrice, preché mi ha fatto conoscere la persona che mi ha portato in Kowalski. Fra le straniere, cito Polly Williams e la stranota Sophie Kinsella.

Come credi si sia evoluto, in Italia, e come si sia adeguato ai tempi, questo genere che conta un grande numero di lettrici e –  perché no?! – di lettori?

Anche lettori maschi, dici bene. Uomo giusto cercasi sta piacendo anche a loro. In realtà, credo che l’evoluzione grossa sia il passaggio da una produzione concepita a tavolino, seguendo schemi fissi, a una letteratura sì di intrattenimento, ma con certi requisiti di qualità e verosimiglianza. Personalmente, racconto solo storie che ho la necessità di scrivere. Il mio unico obiettivo è intrattenere piacevolmente i lettori, possibilmente suscitando qualche riflessione qua e là. Credo che anche il genere rosa si sia evoluto in questa direzione, per rispondere alle esigenze di un pubblico che vuole sognare senza stordirsi, sorridere senza inebetirsi

I temi che tu tratti, pur nella cornice di una storia d'amore, sono molti: le difficoltà di una donna che deve dividersi fra mille impegni e responsabilità, la maternità, i rapporti familiari, l'amicizia, il tradimento, il lavoro... Come sei riuscita ad attualizzarli, tra l'altro, nel contesto internazionale della tua protagonista?


Dico sempre che le vicende che racconto nel libro sono tutte vere, anche se successe a persone diverse e debitamente romanzate. C’è molto di mio, anche se sono stata ben attenta a non essere autoreferenziale, a rendere la mia esperienza di interesse allargato. Le tematiche sono tante, perché la realtà di oggi è sempre più complessa e la donna si trova a doverla gestire tutta, in prima persona. Le ho messe insieme, facendo fruttare anni di incontri, conversazioni, letture. Ho ascoltato molto, preso appunto, cercato di capire che cosa fosse importante e che cosa no. Il contesto internazionale è emblematico della direzione verso cui stiamo andando. A scuola, la classe tipo è multicolore, multilingua, multicultura. Ed è bello che sia così. Per raccontare le molte anime di Lara, ho “intervistato” amici francesi, inglesi, finlandesi… Internet mi ha aiutato un po’, per i luoghi. Il tutto, poi, è stato condito con la fantasia della scrittrice.

Per quanto riguarda invece la forma, di Uomo giusto cercasi, hai alternato capitoli dedicati all'«Oggi», a pagine nelle quali ricostruisci l'intera esistenza di Lara. Ci vuoi parlare di questa scelta stilistica?

Nei miei gialli non faccio mai mancare il lato sentimentale. Nello stesso modo, in questo romanzo rosa, ho voluto inserire un pizzico di mistero. Un meccanismo che vivacizzasse la narrazione creando un po’ di suspense. L’escamotage è stato proprio questo del doppio piano temporale. In modo da tenere nascosta, per buona parte del libro, l’identità dell’uomo a fianco di Lara nel presente

Immagino che la ricostruzione di ambienti diversi – non solo Parigi o Londra, dove gran parte dell'azione si svolge –, descritti in momenti diversi, ti abbia impegnato molto nella scelta sia del linguaggio, sia di ogni minimo dettaglio. E' così?

Sì. Ci tengo sempre a essere verosimile. Ho avuto tanti amici che hanno contribuito alla stesura del romanzo. In particolare, è stato fondamentale l’apporto di Guillaume. Il romanzo è nato nell’anno sabbatico che ho trascorso con mia figlia. Al parco ho incontratro una ragazza, anche lei lì con il suo bimbo. Noi siamo diventate amiche, i nostri figli anche. A lei ho raccontato che mi serviva un esperto di Parigi, uno che avesse vissuto lì la sua giovinezza, negli anni Ottanta. Lei è saltata su: “Ma mio marito è parigino!” Ed è stato lui a rispondere a tante domande (che cosa facevano i francesi negli anni Ottanta? Quali erano i loro miti? Dove si incontravano?) a cui Internet non avrebbe mai dato una risposta! Fra le altre fortune: un cognato finlandese e un paio di amiche trapiantate a Londra

Dopo questa parentesi rosa, fra tanto giallo, che cosa dobbiamo aspettarci in futuro da Lucia Tilde Ingrosso?

Un po’ di noir. Il 18 novembre esce con Newton Compton Milano in cronaca nera, scritto con mio marito Giuliano Pavone (che ha appena pubblicato il romanzo L’eroe dei due mari, con Marsilio).  E’ una raccolta di racconti, ispirati a fatti di cronaca reali accaduti a Milano, dal delitto Jucker all’arciere di san Siro. Io mi sono presa i delitti borghesi, più “educati”; Giuliano, invece, ha pescato più nel torbido. Nel 2011 uscirà poi il nuovo capitolo della saga Rizzo. E sto lavorando alla sceneggiatura della fiction ispirata ai miei gialli: quattro puntate per Mediaset, previste in onda nell’autunno 2011.


28 ottobre 2010 Di Lidia Gualdoni


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