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Intervista

Giulio Mozzi e Vibrisse

Cosa pensa Giulio Mozzi, fondatore di Vibrisse, dei blog letterari e delle riviste online?

Quando e come nasce Vibrisse?
Vibrisse nasce il 4 agosto del 2000 come lettera circolare inviata, dietro loro richiesta, a persone da me conosciute in occasione di seminari di scrittura e narrazione, pubbliche conferenze, eccetera eccetera. All’inizio non aveva un nome. Mauro Mongarli, copywriter, trovò il nome vibrisse, che cominciai a usare nell’ottobre del 2000.
Avevo dato vita al bollettino per una sola ragione: mi spiaceva incontrare persone, anche in situazioni piuttosto interessanti, e poi perderle di vista. Poiché cominciava a diffondersi l’uso della posta elettronica, mi sembrò sensato usarla.
All’epoca pubblicavo vibrisse ogni settimana, la domenica sera o il lunedì mattina (e saltando ogni tanto: perché non è che non ci avessi altro da fare). I contenuti si producevano da sé: ricevevo dai destinatari articoli, recensioni e altre cose; selezionavo, editavo e inserivo nel bollettino. Nell’email c’era l’elenco degli articoli (che mettevo in allegato) e un notiziario relativo a seminari e laboratori di scrittura, teatro, fotografia e quant’altro.
D’estate sospendevo le pubblicazioni, e inviavo due o tre numeri de Il meglio di vibrisse, recuperando articoli già pubblicati e secondo me interessanti.
Andai avanti così fino all’autunno del 2003, producendo 102 numeri di vibrisse. Gli abbonati erano diventati circa duemilasettecento. Ebbi un problema col gestore della posta: poiché inviavo settimanalmente un gran numero di email collettive, e pure di un certo “peso”, fui scambiato per uno spammatore. Mi bloccarono l’account, queste cose qui. Io mi scocciai e anche un po’ mi demoralizzai. Fattostà che ripresi le pubblicazioni solo nell’autunno del 2004. Ma devo fare un passo indietro.
Nel 2002, incuriosito dalla pratica del diario pubblico che si stava diffondendo in rete, iniziai a scrivere un diario pubblico, prima sulla piattaforma Clarence e poi dentro un dominio gentilmente donatomi da Blognation (www.giuliomozzi.com). Una parte di questo diario, proseguito – tra un dominio e l’altro – fino ai primi mesi del 2007, è raccolta nel libro Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili, uscito nel 2009 presso Mondadori.
Quando vibrisse andò in crisi, quindi, continuai il dialogo con chi voleva dialogare con me attraverso il diario. Ma un diario è una cosa, e vibrisse è un’altra cosa. Così, nell’autunno del 2004, acquistai il dominio www.vibrissebollettino.net e feci rinascere il bollettino nella forma del blog. Nel giro di pochi mesi recuperai buona parte degli antichi collaboratori, e nel 2005-2006 vibrisse diventò un vivace – pure troppo: ogni tanto s’accumulava troppo materiale – luogo di discorsi e chiacchierate.
Ma a un certo punto sorse in me una perplessità. A che serve, pubblicare tutta questa roba, mi domandai. E poi vedevo che i vari blog letterari esistenti andavano sempre più a rispecchiare tendenze e correnti d’opinione politico-letteraria, e quindi a diventare strumenti di conflitti di potere. Non volevo – ho sempre questi pensieri utopistici – che a vibrisse toccasse un destino simile. E l’unico modo per garantire che vibrisse non diventasse strumento di un gruppo in un conflitto di potere, era che non ci fosse il gruppo. Di punto in bianco avvisai i collaboratori e il pubblico: avrei continuato a curare il bollettino da solo, e al centro dei miei interessi ci sarebbe stata la domanda: come funziona il potere, nella società letteraria?
Nel luglio del 2008 cambiai anche casa, spostando vibrisse in una piattaforma gratuita: l’indirizzo attuale è http://vibrisse.wordpress.com (e sto ancora cercando di capire come posso recuperare e rimettere in rete i materiali contenuti nel dominio precedente). Nel frattempo successe una cosa: cominciai a non poterne più del linguaggio del potere. E quindi a concentrarmi sempre più sui linguaggi del potere. Chi consulta vibrisse oggi lo trova pieno di articoli che fanno le pulci, per lo più da un punto di vista strettamente retorico, a dichiarazioni e testi di argomento politico. Anche se a prima vista può non sembrare, pure questo è lavoro letterario: anzi, è un lavoro da letterato.
È sempre un interesse di tipo retorico quello che mi porta, di tanto in tanto, a costruire articoli fatti solo di immagini, organizzate in sequenze. Sono andato avanti mesi e mesi a pubblicare immagini nella sequenza «La donna ideale»: perché mi incuriosisce, mi interessa, talvolta mi disgusta, il modo in cui viene immaginata, idealizzata, mostrata – dai maschi – la donna. In queste settimane sto ragionando sul «corpo cattolico»: ho già pubblicato un certo numero d’immagini.
Per tutt’altra ragione pubblico, di tanto in tanto, proposte musicali. E la ragione è: c’è una tale ignoranza musicale in giro, che penso sia utile fare delle proposte. Anche tra le persone di cultura il consumo musicale non è altro che, appunto, consumo; e questo mi fa disperare. Non è il problema più urgente dell’umanità, ma mi fa disperare.



Quali obiettivi si pone?

Voglio trovare qualcuno con cui parlare di ciò che mi interessa. Tutto qui.


Quali sono le funzioni di un blog letterario?
Non mi sento un funzionario.


Navigando in rete tra i vari blog culturali ci imbattiamo spesso in agguerrite discussioni, che vedono di frequente la parte sostenuta da un blog contrapposta a quella di un altro. Pensi che la realtà del blog culturale influenzi davvero e positivamente la discussione letteraria italiana, oppure in molti casi si tratta solo di “molto rumore per nulla”?
Credo che la riduzione dell’orizzonte temporale ci riguardi tutti. Nei giornali e in rete si parla furiosamente per un po’ di tempo di qualcosa; e poi non se ne parla più. È anche per questo che periodicamente vado a rovistare negli archivi dei siti letterari: per scoprire di cosa parlavano dieci anni fa. È una pratica istruttiva.
Ho l’impressione, peraltro, che la discussione letteraria in Italia sia poco visibile. È molto visibile invece la discussione editoriale: che è un’altra cosa (connessa, ma un’altra cosa).


Quali sono le reazioni che hai riscontrato nel mondo accademico di fronte al proliferare di critica online? E quali sono le risposte delle pagine culturali dei quotidiani o delle riviste cartacee?
Non frequento il mondo accademico, non leggo le riviste specialistiche. E quindi non so se ci sono state delle reazioni. Si sono interessati alla faccenda Andrea Cortellessa e Gilda Policastro.
I quotidiani, benché abbiano ormai tutti un’edizione in rete, continuano a considerare il web una “roba strana”. Lo si vede dal fatto che, quando devono fornire un link, lo sbagliano sistematicamente.
Una felicissima eccezione è Fahrenheit, il programma di Radio3 che è la più ricca e più popolare rivista di cultura – e di letteratura in particolare. Loro tengono d’occhio ciò che succede in rete, e con pazienza e sagacia.


Quali sono i blog che consiglieresti? Con quali blog hai contatti più importanti e frequenti?
I blog che “consiglio” sono quelli che stanno in vibrisse, nella colonna dei link, sotto la rubrica «Sempre sott’occhio». E oltre a quelli, ovviamente, le riviste diventate ormai quasi istituzionali: Carmilla, Il primo amore, Nazione indiana .


Come funziona il progetto di VibrisseLibri?
Non funziona. Il gruppo ha fatto una sfacchinata immensa per due anni, e poi non ce l’ha fatta più. Abbiamo due libri da pubblicare, e poi ci fermiamo. Nel frattempo l’ebook è diventato merce corrente: ciò che era innovativo nel 2006 è oggi di retroguardia…


Trovavo molto interessante il progetto delle vibrissescatole, un modo per conoscere sempre qualcosa di nuovo. Sarà ripetuto a breve?
Penso proprio di sì. La prima volta fu troppo divertente.
Nel frattempo sto pensando di fare un’altra cosa. Siccome ho la casa piena di libri belli che non leggerò mai (gli editori me li mandano, ma io non ce la faccio fisicamente a legger tutto), pensavo di metter fuori un annuncio del tipo: chiunque si presenti nel posto tale, il giorno tale, dall’ora tale all’ora tale, con una poesia scritta da lui stesso o lei stessa, a mano, su un foglio singola di carta, riceverà in cambio della poesia un libro nuovo.
Poi rilegherò tutte le poesie, e così avrò un libro solo al posto di molti…



30 settembre 2010 Di Sandra Bardotti

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