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Intervista

Massimo Maugeri e Letteratitudine

Cosa pensa Massimo Maugeri, fondatore di Letteratitudine, dei blog letterari e delle riviste online?

Quando e come nasce Letteratitudine?
Letteratitudine nasce quattro anni fa, nel settembre del 2006, dalla semplice esigenza di trovare qualcuno con cui discutere di libri e letteratura rimanendo in casa. Come dico sempre, non è un caso che il blog abbia visto la luce quasi contestualmente alla nascita della mia secondogenita. Pensai: be’, potrei provare...
Così creai Letteratitudine: uno tra i tanti milioni di blog nati in Italia. Certo, allora non avrei mai potuto immaginare che avrebbe avuto il seguito che ha oggi.


Quali obiettivi si pone?
Gli obiettivi sono quelli dello scambio, dell’apertura, della condivisione. Per questo motivo, sin dagli inizi, ho affibbiato a Letteratitudine l’appellativo di open-blog, definendolo come “luogo d’incontro virtuale tra scrittori, lettori, editori, librai, critici e giornalisti culturali”.
In tal senso, come ho avuto modo di dire in altre circostanze, il mio blog potrebbe essere considerato come un ibrido: non è un vero e proprio blog individuale (perché accolgo contributi di altri), né un blog collettivo. È una sorta di via di mezzo. Alterno cose mie a interventi di altri scrittori o giornalisti culturali (alcuni curano una vera e propria rubrica a loro nome). Per questo considero Letteratitudine il mio blog, ma anche il nostro blog. Il blog di tutti coloro che vi scrivono. E mi riferisco anche, e soprattutto, (lo dico sempre perché ci credo davvero) ai commentatori/frequentatori, che sono la vera anima del sito. Per me la vera "fortuna" e forza di questo blog è proprio questa: avere frequentatori/commentatori di altissimo livello.


Quali sono le funzioni di un blog letterario?
Direi la comunicazione, lo scambio, l’interattività, la condivisione, il porsi in alternativa (in ottica di integrazione, non di contrapposizione) ai tradizionali “luoghi” in cui si scrive di libri e letteratura (le pagine culturali di quotidiani e riviste letterarie).


Navigando in rete tra i vari blog culturali ci imbattiamo spesso in agguerrite discussioni, che vedono di frequente la parte sostenuta da un blog contrapposta a quella di un altro. Pensi che la realtà del blog culturale influenzi davvero e positivamente la discussione letteraria italiana, oppure in molti casi si tratta solo di “molto rumore per nulla”?
Dipende. Entrambe le cose, direi. Credo che i blog culturali più noti – in un modo o nell’altro – possano influenzare la discussione letteraria italiana. Si potrebbero fare tanti esempi, in tal senso. Alcune discussioni nate in rete sono rimbalzate sulle pagine culturali dei più importanti quotidiani nazionali, e viceversa. Il rischio di fare “molto rumore per nulla” c’è sempre. Ma non credo che riguardi solo i blog. Di agguerrite ed effimere discussioni se ne leggono anche su carta e non solo on line.



Quali sono le reazioni che hai riscontrato nel mondo accademico di fronte al proliferare di critica online? E quali sono le risposte delle pagine culturali dei quotidiani o delle riviste cartacee?

La mia impressione è che, almeno inizialmente, il mondo accademico abbia reagito con un cauto scetticismo. Credo, in parte, giustificato. Oggi la situazione è cambiata. Si guarda il proliferare della critica on line con meno pregiudizio, ma con oculata prudenza. È ovvio che non tutto ciò che si trova in rete può essere considerato di qualità.
Per quanto mi riguarda posso dire di essere in contatto con diversi accademici che si occupano di letteratura, con i quali sono legato da un rapporto di stima reciproca. Lo dimostra anche il fatto che alcuni studenti appartenenti a Università di Letteratura e di Scienze della Comunicazione si sono laureati presentando tesi sull’esperienza di Letteratitudine e della comunicazione letteraria in rete.
Un discorso analogo si potrebbe fare per le pagine culturali dei quotidiani o delle riviste cartacee. Non bisogna dimenticare, peraltro, che molti blogger letterari (io tra questi) scrivono anche su quotidiani e riviste letterarie. Nessuna contrapposizione, dunque (come accennavo prima). Semmai, integrazione. Con le dovute differenze, certo…
Rispetto alla carta, per esempio, i blog consentono:
a) una forma di comunicazione integrata, nel senso che il testo scritto e le immagini possono essere affiancati da video e audio;
b) abbattimento (o meglio, annullamento) dei costi di stampa e distribuzione;
c) un interscambio in tempo reale, che permette al fruitore-lettore di diventare anche attore (c’è da dire che anche in tal senso molti giornali e riviste si sono adeguati, aggiungendo alla loro natura “cartacea” quella “telematica”… magari attraverso la predisposizione di un sito web che consente la possibilità di rilasciare commenti sugli articoli pubblicati o di blog appositi per favorire l’interattività).
Naturalmente, come hanno sostenuto in tanti, c’è il rovescio della medaglia: il prezzo della comunicazione integrata, dello scambio in tempo reale, della “democraticità”, può essere quello del caos e della “anarchia”. Ma generalizzare è sempre un errore.


Quali sono i blog che consiglieresti? Con quali blog la vostra redazione ha contatti più importanti e frequenti?
Sono molto legato al blog collettivo La poesia e lo spirito, anche perché sono uno dei redattori. Ma seguo con piacere anche Satisfiction, Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Carmilla on line, Il primo amore, Sul Romanzo, il sito di Giuseppe Genna, Minima et Moralia, Liberi di scrivere, L’Angolo Nero, Corpi Freddi… l’elenco, però, potrebbe continuare.
Seguo questi blog con affetto, quando mi è possibile. E li considero siti amici. La maggior parte dei loro animatori, peraltro, li conosco personalmente.


Qual è la ricetta migliore per conquistare il pubblico dei lettori?
Secondo me la cosa più importante è fare in modo che la comunicazione non diventi autoreferenziale. Credo che una delle fortune di Letteratitudine sia stata determinata dall’apertura agli altri… in un’ottica - come dicevo prima - di condivisione.
Ciò premesso, non credo che ci sia una strada più giusta delle altre da percorrere. Anzi, penso sia importante che ciascun blog provi a trovare il suo tratto distintivo, un proprio personale percorso.
Chi riesce a portare avanti un progetto “personalizzato” e peculiare ha più possibilità di emergere.
Essere se stessi e rimanere tali, dunque…


A proposito di “personalizzazione”, di recente hai integrato l’esperienza del blog con quella della radio…
L’esperienza della radio è stata una vera e propria scoperta. Ed anche questa è nata per caso.
Come ho raccontato in altre circostanze, qualche mese sono stato contattato via Facebook da Gabriele Pugliese, il direttore di Radio Hinterland (una radio che trasmette in Fm in Lombardia, ma che va in diretta – in streaming – anche via Internet).
Pugliese mi ha proposto uno spazio all’interno della radio per condurre una trasmissione culturale che si occupasse di libri e letteratura. All’inizio avevo qualche perplessità, e infatti ho declinato l’invito. Poi Pugliese mi ha chiamato più volte al telefono, e – alla fine – mi ha convinto.
Oggi, dopo qualche mese, gli sono molto grato. Per me, questa della radio è senz’altro un’esperienza  entusiasmante e arricchente. Per certi versi, mi ci sento… “tagliato”.
La trasmissione si chiama “Letteratitudine in Fm”. Spesso invito gli ospiti che passano sul mio blog, ma non solo (in genere scrittori e addetti ai lavori del mondo dei libri e della letteratura). Più che interviste, però, le mie sono vere e proprie chiacchierate, improntate sulla spontaneità e senza alcun formalismo. Il mio obiettivo è mettere l’ospite a proprio agio e indurlo a raccontare e a raccontarsi nel modo più naturale possibile… mi piace vedermi come una sorta di “medium invisibile” tra l’ospite e gli ascoltatori. E questo trattamento lo riservo a tutti: sia agli autori noti al grande pubblico (ho avuto il piacere di ospitare, tra gli altri, Gianrico Carofiglio, Dacia Maraini, Paolo Di Stefano), sia agli esordienti, sia agli addetti ai lavori più tecnici (come editor ed editori… anche di case editrici importanti come la Einaudi, la Rizzoli, Marsilio). Ma tanti altri ospiti passeranno ancora da “Letteratitudine in Fm”.
La trasmissione va su Radio Hinterland ed è ascoltabile in Fm a 94.600 nel territorio della province di Milano e Pavia, ma va anche in streaming via Internet (di conseguenza è ascoltabile ovunque). La programmazione prevede due “momenti”: il venerdì mattina a partire dalle h. 12:30 e – in replica – il martedì sera a partire dalle h. 21. Nei giorni successivi le trasmissioni sono riascoltabili in podcast sul sito di Radio Hinterland e su Letteratitudine.
Con qualche mese di esperienza alle spalle posso dire che oggi “Letteratitudine in Fm” è una realtà e un programma molto seguito e preso in considerazione anche dagli addetti ai lavori. Tempo fa, per esempio, sono stato invitato al Festival radio universitarie (FRU) tenutosi presso l’Università di Perugia. Non ho potuto partecipare per impegni pregressi, ma l’invito mi ha fatto molto piacere e mi ha lusingato... anche perché tra i partecipanti figuravano veri e propri big delle radio nazionali come: Alma Maria Grandin (Giornalista Tg1), Susanna Tartaro (Fahrenheit), Chiara Galli (Il cantiere, Radio3), Stefano Della Casa (Hollywood Party, Radio2), Lucia Cosmetico (Libro Oggetto, Radio 2).
Insomma, l’esperienza del blog e quella della radio continueranno a convivere e a integrarsi anche nei mesi futuri.



30 settembre 2010 Di Sandra Bardotti

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