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Paolo Roversi: la scrittura è irrequietezza, fantasia e curiositàPrendendo spunto da un libro pubblicato da Corbaccio, un nuovo manuale che, anche se in forma originale, riprende l'annoso tema dell'insegnamento creativo della scrittura, ci siamo chiesti: ma allora scrittori si nasce o si diventa?
La risposta di Paolo Roversi
La scrittura è un dono, un talento che va coltivato pazientamene e a prezzo di molti sacrifici. Chi pensa che sia sufficiente prendere in mano una penna e lasciare che tutto succeda è lontano anni luce dal sapere cosa significhi essere uno scrittore. Oggi tutti possono arrivare, con costanza, dedizione o qualche buona conoscenza, a pubblicare un libro. Essere scrittori, però, è qualcosa di diverso che ha a che vedere, secondo me, con l'irrequietezza, la fantasia e la curiosità. Tre fattori che si mescolano magicamente nella scrittura di chi li possiede. Si possono insegnare? Ne dubito. Si può imparare la fantasia o la curiosità? No. Ne consegue che scrittori si nasce, ma a volte non basta. Un grande talento va valorizzato, coltivato e per farlo occorre costanza e umiltà. E anche una buona dose d'insoddisfazione non guasta; una molla, insomma, che ti sproni continuamente a migliorare, a scrivere qualcosa che davvero valga la pena di essere letto.
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