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INTERVISTA

Antonella Cilento: Scrittori si nasce e io lo nacqui, come direbbe Totò...

Prendendo spunto da un libro pubblicato da Corbaccio, un nuovo manuale che, anche se in forma originale, riprende l'annoso tema dell'insegnamento creativo della scrittura, ci siamo chiesti: ma allora scrittori si nasce o si diventa?


La risposta di Antonella Cilento


Scrittori si nasce e io lo nacqui, come direbbe Totò... 
In realtà la questione è senz'altro più complicata: io ho cominciato a scrivere senza alcuna scuola (erano i primi anni Ottanta e in Italia ancora non se ne parlva), ma, come è sempre accaduto, leggendo e scrivendo, provando e riprovando in totale solitudine. Ho commesso così molti errori, ho imboccato vicoli ciechi, ho fatto una lunghissima gavetta sia tecnica che editoriale che non credo finirà mai.

Però, a un certo punto, in questa gavetta, sono rientrati i laboratori di scrittura che io stessa ho fondato e conduco ormai, con il 2010, da 18 anni: ho fondato Lalineascritta proprio perchè nel corso della mia gavetta ho scoperto che il confronto con gli altri è fondamentale.
Buoni lettori molto critici, esperienze di apprendimento alternativo (nel mio caso i laboratori di teatro senza i quali non sarei forse mai passata dal racconto al romanzo: tenere in piedi una scena in un'improvvisazione di alcune ore ti costringe a confrontarti con gli snodi narrativi che altrimenti si rimanderebbe sempre di guardare, tutti presi, come si è all'inizio, dallo stile e dalle psicologie) e lavorare in gruppo sono stati dei punti di svolta della mia vita, come persona e come autrice.
Dunque, ho viva esperienza del fatto che, se c'è un talento, dato biologico su cui non possiamo fare proprio nulla salvo accorgi della sua esistenza, è indispensabile una scuola.

Leonardo senza il Ghirlandaio non avrebbe imparato le basi della pittura. E così accade in una scuola di scrittura seria, che non millanti miracoli che non accadranno, ma che si impegna con amore e continuità verso la disposizione creativa dei suoi partecipanti. 

L'efficacia del risultato dipende, dunque, da chi insegna scrittura e con quali intenzioni.

È certo che, per esperienza: seguire un buon corso di scrittura evita di perdersi troppo nei vicoli dell'auto-illusione, evita di imboccare strade che, con un po' d'esperienza, si vedono già battute o consumate.
Ad esempio ci sono alcuni giovani allievi che scrivono prose super liriche e che vorrebbero essere dei novelli Siddhartha: a questi ragazzi bisogna lasciare tutto il tempo di fare le loro prove e a un certo punto dire però, anche, che non si possono scrivere cose già scritte.
O ci sarà chi vuole fare solo racconti pulp, puramente esteriori senza mettere niente di proprio in gioco e anche qui bisogna dare indicazioni.
E così per chi scrive solo storie autobiografiche e poi non le sa portare avanti o chi ha il pallino dell'astratto o del sintetico, ecc.. ecc..

Insomma, bisogna avere l'occhio allenato per indirizzare ciascuno sulla strada che gli è più consona.

Altra funzione importante, di cui avrei sentito il bisogno se ci fosse stato qualcosa di analogo quando iniziai, è il lavoro di scouting che il laboratorio fa: se ci sono romanzi o racconti validi per l'editoria professionale la strada sarà un po' più veloce, ovvero una segnalazione rende più agile la tempistica di lettura. Se segnalo un autore di cui sono convinta ha certo più speranze di essere letto (non accettato, attenzione) da un editore, rispetto a chi manda da perfetto sconosciuto.

Insomma, un buon laboratorio fa da bottega e agevola il percorso editoriale laddove ci sia un autentico valore.

Inoltre, cosa fondamentale, affina e moltiplica le letture.

Poi, cosa ci rende scrittori e perchè lo facciamo, le ragioni profonde che ci spingono e non ci fanno mai smettere di ricercare in noi l'arte, questo non si può acquisire: l'ossessione, la tensione, il vivere per scrivere dev'essere una dote di base.
È bellissimo insegnare scrittura sia a chi questo moto non lo possiede e vuole fare palestra di lettura e di scrittura, sia a chi  ha potenzialità che stanno per esprimersi (e molti sono gli autori giovani e meno giovani che vengono da Lalineascritta e pubblicano per grandi editori o scrivono per la tv o la radio): è un atto creativo in sè.
Insegnare, nel mio caso, rende felice quanto scrivere, perchè imparo mentre insegno ed è come se continuassi a scrivere anche in aula.



la scrittrice



08 settembre 2010 Di G.M.


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