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Il sesso al centro della vita: intervista ad Alexandre Jardin
 | | Foto Effigie | Molto critica nei confronti della normalità, la famiglia Jardin ha consapevolmente trasformato l’esistenza quotidiana in romanzo. Perciò il libro autobiografico di Alexandre Jardin, Una famiglia particolare, che sembra frutto della più sfrenata fantasia, è assolutamente veritiero anche se ha poco a che vedere con la realtà, libro che in Francia ha già venduto più di 300.000 copie.
Quando ha iniziato a capire che la sua era una "famiglia particolare?
Fin dall’infanzia, prendere coscienza dell’eccentricità della mia famiglia è stato traumatico. Mio nonno Jean, che fu capo di gabinetto di Laval nel deplorevole governo di Vichy, negli anni ’50 e ’60 fu il finanziatore occulto dei partiti politici francesi, sia di destra che di sinistra. In vacanza nella sua villa svizzera di Vevey, io lo vidi distribuire imparzialmente valigette piene di soldi: che idea potevo farmi della politica, se non che il bene e il male non esistono, ma solo gli affari?
E la nonna?
Sua moglie, soprannominata l’Archibugio per il suo carattere esplosivo, reputava il sesso l’unica attività per cui valesse la pena di vivere, e teneva a disposizione un capanno nel parco per le coppie clandestine.
E i suoi genitori?
Mio padre Pascal, sceneggiatore e romanziere geniale, per abituarci alla precarietà del presente a volte lasciava un assegno in bianco nella guida di una cabina telefonica, per dare a uno sconosciuto la possibilità di realizzare un sogno. Mia madre, dolcissima poligama, aveva sempre corteggiatori che si battevano per lei, e mio padre ha voluto che avesse un figlio dal suo migliore amico, Claude Sautet, che attorno alla vicenda fece il film César et Rosalie con Romy Schneider, Yves Montand e Sami Frey.
A questo punto, lei come ha impostato la sua vita?
Da parte mia, ho cercato in tutti i modi di evitare le stravaganze, nei miei primi romanzi ho esaltato la fedeltà e l’amore coniugale, ma ora, arrivato a quarant’anni, ho scoperto di ammirare senza riserve l’entusiasmante stile di vita Jardin: si vedevano come eroi da romanzo, hanno trasformato la quotidianità in una fiction esaltante, divertendosi senza rimpianti.
Ma allora, tutto quello che è scritto nel libro è vero?
Beh, ho ridimensionato alcuni particolari, per dare più essenzialità alle già intricate vicende. Ad esempio, l’amico giornalista Yves Salgues, che da solo scriveva tutte le rubriche della rivista porno Union e voleva convincermi ad assumerne la successione, viveva more uxorio sia con una scimmia che con una cagna, ma ho parlato solo della scimmia per non turbare troppo i lettori. Più che una verità storica voglio comunicare una verità emotiva, cioè l’impatto che ebbe su di me la loro visione della vita. Ad esempio, mia nonna era contro il lavoro, perché sosteneva che allontanava gli uomini dalle donne. Per lei la vita doveva essere un continuo corteggiamento. Priva di documenti - perché diceva di sapere benissimo chi era - a ottant’anni mi pregò di accompagnarla a Reims per un’improvvisata amorosa a un amante di cui non sapeva più nulla da quarant’anni: voleva fare un ultimo giro di valzer prima di calare il sipario. Era così romantica da affezionarsi perfino al suo verme solitario: gli fece un solenne funerale
Fra i tanti personaggi famosi dell’entourage Jardin spicca Alain Delon, protagonista dell’ultimo capitolo.
Lui è l’emblema perfetto per lo spirito del mio libro perché è un personaggio che vive nella fiction, ha sostituito il suo Io con l’Io sognato dal pubblico. Infatti nel libro sigilla il nostro incontro con questa frase molto Jardin: “Fra la leggenda e la realtà, scegli sempre la leggenda!".
| 09 novembre 2006 | | Di Daniela Pizzagalli |
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