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INTERVISTA

Jonathan Coe: l'11 settembre 2001 ho evitato di guardare la realtà


GEORGE ROMERO, regista capostipite del genere horror, ENRICO GHEZZI, critico cinematografico e JONATHAN COE, scrittore, ricordano l'11 settembre 2001, il giorno in cui vennero distrutte le Torri Gemelle a New York


Ci può essere un cinema horror dopo l’11 Settembre?  


Enrico Ghezzi

Spero di sì. Per il primo quarto d’ora l’11 Settembre è sembrato a tutti un brutto film hollywoodiano, povero, con poche inquadrature, una catastrofe di secondo livello. Poi piano piano ci si è resi conto che c’era un senso di morte vera e si è provato vergogna per quella sorta di stupefatto entusiasmo da spettatore che c’è stato all’inizio. L’attentato è stato gestito in modo lasco. Lo trovo un film interessante per le sue mancanze e per il suo essere avvenuto sotto gli occhi di tutti. È stato un intervento di pulizia digitale del paesaggio tramite l’eliminazione – forse apposta forse no – di due torri.


Lei Romero ricorda il giorno dell’11 Settembre? L’ha visto in TV?  

George Romero

Penso che tutti fossero incollati alla TV, perlomeno negli Stati Uniti. Mi ricordo che mia figlia mi svegliò dopo lo schianto del primo aereo e da quel punto credo di aver guardato la televisione per venti ore di fila. Come diceva Enrico gli effetti speciali non erano poi così buoni. È interessante che lui ne abbia parlato come se fosse un film. Io l’ho trovato scioccante: è difficile credere che gli esseri umani possano commettere un atto del genere contro altri della propria specie.


Lei Coe che ricordo ha di quel giorno?  

Jonathan Coe

Ho trovato l’attentato alle Torri Gemelle un gesto inguardabile. Come la maggior parte di noi, all’inizio ho visto le immagini in TV come fossero un film hollywoodiano con effetti speciali, ma quando ho cominciato a vedere le persone che si buttavano dalle finestre e andavano verso la morte la mia risposta è stata quella di voltare lo sguardo.
Quindi, paradossalmente, l’avere accesso a uno spettacolo così perverso non mi ha lasciato altra scelta che evitare di guardare.
Non ci possiamo permettere di avere così tanta realtà.  


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07 settembre 2010 Di Andrea Montali


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