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INTERVISTA

Intervista all'editore Elido Fazi, autore di Bright Star e traduttore di John Keats

È stato recentemente pubblicato dalla casa editrice Fazi il suo ultimo libro,
Bright Star. La vita autentica di John Keats, un omaggio appassionato al poeta. Autore ed editor,e Elido Fazi dedica a Keats questo suo saggio in cui l'indagine storico-critica dell'esperto si unisce all'ammirazione e all'entusiasmo del lettore.

Leggi la recensione del libro 


Keats: immortale. Si direbbe un personaggio che non può essere taciuto. Bright star è un omaggio a lui e alla sua poesia, specchio di una sensibilità quasi inarrivabile. Da dove nasce l’amore per questo uomo-poeta?

Non so da dove nasca questa mia passione. Keats lo avevo letto la prima volta in una bella traduzione di Eurialo De Michelis, che lo traduceva in un italiano ottocentesco, tutto in endecasillabi. Poi, quando mi sono sposato in Inghilterra, ho scoperto che Keats era il poeta preferito di mia moglie Katherine; portava sempre con sé un piccolo libricino, di quelli che si possono chiudere in un pugno, con tutte le sue poesie. Ho cominciato, però, a leggerlo in modo  quasi ossessivo negli anni '90, dopo una lettura in inglese della Caduta di Iperione, il poema su cui Keats riponeva tutte le sue speranze di gloria, ma che aveva all'improvviso interrotto e lasciato incompiuto: sentivo che quei versi mi trasmettevano una strana energia, ma facevo fatica a capire di cosa parlassero realmente. Bright Star, in un certo senso, è un tentativo di capire la Caduta.


Non è certo la prima volta che si occupa di Keats ma un conto è tradurre, un conto è ricostruire un’esistenza complessa. Mi spiega le differenze e le difficoltà di entrambi i lavori?

Tradurre Keats è difficilissimo, quasi impossibile. La musica dei suoi versi in inglese è inconfondibile. Io ho cercato una voce che fosse soprattutto mia, oltre che di Keats. Ho cercato di ricostruire la sua vita leggendo ovviamente le migliori biografie (ce ne sono diverse in inglese) ma concentrandomi non sui fatti. Ho cercato di immaginare, attraverso i versi e le lettere, la storia di un'anima. Nel periodo che tratto nel libro - un mese esatto, dal 23 agosto al 22 settembre del 1819 - non succede quasi nulla di esteriore nella sua vita. Scrive, scrive, scrive tanto.


Verità, Morte, Bellezza. Temi universali. Topos su cui tutti si interrogano, da sempre e per sempre. Quale è stata la genialità di Keats in merito?

Keats era il poeta meno ideologico tra i suoi contemporanei. Non capiva come si potesse  arrivare alla Verità, attraverso ragionamenti o teorie. Avrebbe disprezzato con tutto il suo animo uno come Marx, che voleva incapsulare la realtà in una griglia di secchi ragionamenti. Era convinto che, più importante dei ragionamenti, fossero le intuizioni poetiche. Ciò che l'Immaginazione coglie come Bellezza deve per forza essere Verità. Di questo era convinto.


Mi ha davvero stupito notare come, già allora, il critico letterario fosse spesso visto come un parassita, un incapace, o ancora peggio un pettegolo male informato, un venduto. Niente di diverso da oggi, si direbbe.

Il mondo letterario dei tempi di Keats non è molto diverso dal nostro. John Gibson Lockart, il più feroce dei critici di Keats, era uno scrittore di best-seller molto famoso in vita.  Scriveva più o meno un libro l'anno e vendeva benissimo. Era ben ammanicato con l'establishment letterario (sposò la figlia di Walter Scott) e sapeva sfruttare bene tutte le sue relazioni. L'unica cosa per cui oggi è ricordato è la sua stroncatura dell'Endimione. Non tutti gli scrittori di best-seller odierni sono destinati a essere presto dimenticati, ma un buon numero sì.


Keats non avrebbe mai potuto scrivere solo per pubblicare o per soldi e detestava i salotti letterari. Oggi invece è tutto così spettacolarizzato da sembrare finto ed emergere dipende anche – non solo, certamente – dalla visibilità che si ha. Esistono scrittori italiani odierni paragonabili a Keats come purezza d’animo?

Non credo che ci siano oggi poeti o scrittori come Keats in giro. Come scriveva Tomasi di Lampedusa, grande conoscitore della letteratura inglese: "Talvolta appaiono sulla terra degli esseri che riflettono nella loro esistenza una luce più che umana… Fra gli "angeli" io ritrovo Raffaello e Masaccio, Mozart e Holderlin, Rimbaud e Maurice de Guérin, Shelley, Marlowe e Keats. In questa lista, splendente di gioia e, per noi, di lacrime, il posto supremo spetta a John Keats. Di tutti egli è il solo assolutamente puro. Angelo di prima classe, arcangelo, serafino, cherubino, angelo a tutto tondo, angelo a cento carati, angelo con le ali di prima scelta garantite contro le tarme non vi è che John Keats".


Lei è editore. Quale tra le opere di Keats avrebbe pubblicato con orgoglio e quale avrebbe eventualmente scartato? Perché Keats era così maltrattato dalla stampa?

Difficile dirlo. Magari io lo avrei bocciato tutto. Certo è che l'Endimione era un poema difficilmente digeribile nell'Inghilterra dei tempi di Keats. Un poema mistico, in un paese dove, ad eccezione di Giuliana di Norwich, i mistici non sono mai stati amati. Ancora oggi sono pochi i critici anglo-sassoni che riescono a parlare con sensatezza dell'Endimione.


Sembra che i veri poeti fossero tutti poveri, malati d’amore e spesso malati nel corpo. Immaginario collettivo?

Non tutti i poeti erano poveri e malati d'amore. Basti pensare a due suoi contemporanei, Shelley e Byron, due libertini miliardari, come si direbbe oggi.


L’amore: vero, senza macchia, platonico, disperato, poetico. L’amore di Keats per Fanny è quello che tutte sognano. O forse alla donna moderna un uomo così verrebbe a noia. Che cosa ne pensa?

Non mi risulta che Keats fosse un innamorato sdolcinato. Anzi. Si dovrebbe dire il contrario. Nel breve periodo che racconto scrive un poemetto, Lamia, in cui racconta la storia di una donna serpente. E anche nelle lettere era spesso duro con Fanny. Il 17 agosto del 1819 le scrive: "Ricordati che non ho avuto molto tempo e agio per pensarti, e forse è meglio così. Non sarei riuscito a sopportare le infinite gelosie che mi hanno ossessionato giorno e notte, notte e giorno, se non avessi avuto la volontà di immergermi completamente nei miei interessi creativi. E visto che ho dispiegato le vele, vorrei navigare senza interruzioni per un altro paio di mesi. Ho la testa colma, piena come una palla da cricket. Se cercassi di aggiungerci qualcosa, temo che scoppierebbe. So benissimo che la gran parte delle donne mi odierebbe per questa durezza".


Wordsworth, Coleridge, Shelley. Keats ha incontrato e frequentato i grandi. Eppure, nelle pagine di Bright Star, la vera stella è lui. Quale è la sua marcia in più? In quale modo Keats ha cambiato la letteratura e la poesia del suo secolo?

Keats, secondo me, rientra nella categoria dei poeti sciamani o profeti, che dir si voglia. Al  contrario di molti dei suoi contemporanei, oggi ci appare chiara tutta la sua grande attualità. I suoi temi sono anche i nostri. E Keats è attualmente al centro della riflessione di filosofi, scrittori, critici e anche teologi. L'idea che viviamo in una "Valle di Lagrime", dove dobbiamo tutti essere battezzati per cancellare una colpa, il peccato originale, esistente già alla nascita, idea funesta che da Sant’Agostino in poi è al centro della teologia cattolica, e ancora di più del pensiero Calvinista, gli ripugnava. Il mondo, per lui, dovrebbe essere "La valle che fa l'anima" . E ancora oggi i Cattolici, dimenticando tutta una tradizione che va da Meister Eckart a San Giovanni della Croce, sono inchiodati alla dottrina del peccato originale. Keats ci invita a apprezzare e ringraziare Dio per tutta la Bellezza che, nonostante tutto, continua a circondarci.


Di quali strumenti si è servito per la stesura di Bright Star?

Ho letto e introiettato tutta la sua opera. A volte, mentre parlo, mi sovviene che le parole, o le idee, non sono mie ma di Keats.


Cosa pensa del film di Jane Campion?

Ho trovato il film bellissimo. Vedere la vita di Keats attraverso gli occhi e lo sguardo di Fanny è stata un'ottima idea.


"Bellezza è verità, verità è bellezza. Questo solo sulla terra sapete, ed è quanto basta”. Pare non bastare più, però.

Io penso che se qualcuno arriva a capire cosa intendeva Keats con questi versi famosi basta e avanza. Ma non è facile. Anche poeti come T.S. Eliot pensavano che non significassero nulla. Ma a me è chiaro perché a uno come Eliot potessero sembrare un gioco di parole.



22 giugno 2010 Di Carlotta Vissani


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