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INTERVISTA

La natura prospera mentre l’uomo disgrega la propria società: Davide Longo e L'uomo verticale

Leonardo, scrittore e professore universitario, dopo lo scandalo che ha distrutto la sua vita familiare e la sua carriera, si è ritirato nel piccolo paese natale. Da sette anni non scrive e non ha notizie della moglie e della figlia. Ma non è solo la sua vita ad aver subito un tracollo. Nel paese dilaga la barbarie. Rapine, sopraffazioni, omicidi, bande. La gente ha paura e si arma: nascono ronde e corpi armati per difendere le frontiere, le città, le case. I telefoni smettono di funzionare, la televisione di fornire notizie, le banche di erogare denaro. L'ondata di violenza giunge anche fra le colline dove Leonardo ha cercato rifugio. Unica via di scampo sembra essere la fuga a occidente. Inizia così un viaggio pieno di avventure e drammi che porterà il protagonista a sperimentare sulla sua pelle l'evoluzione dell'odio, del coraggio e del male.

Questa in poche parole la trama del romanzo L'uomo verticale di Davide Longo, autore che, non a caso, sarà tra gli ospiti di Scrivere sui margini, festival della periferia milanese...



Crede che i tempi di recupero possano essere l’antidoto ai segnali di una possibile catastrofe?


L’Apocalisse che descrivo nel mio libro L’uomo verticale non è generata da un evento drammatico, anzi è un’apocalisse graduale, che avviene a poco a poco, la civiltà crolla, si deteriora lentamente e gli uomini avrebbero tutto il “tempo” per porvi rimedio, per prenderne coscienza, per riflettere, per osservare con attenzione ciò che sta avvenendo.
Questa apocalisse ci garantisce in un certo modo dei “tempi di recupero”…


Le periferie come un’opportunità coraggiosa per una coesione sociale e culturale…

Le periferie delle città ma anche i territori di confine, le province sono dei piccoli laboratori contraddistinti da una diversa dimensione del tempo rispetto al tempo frenetico delle città. Il tempo nelle periferie scorre con una velocità diversa, più lenta.
Anche le novità arrivano dopo, ma questo è anche un elemento di salvezza. La periferia è un posto di recupero.


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Cosa siamo diventati?


Siamo diventati pigri.
Il peccato più pericoloso non è legato al consumismo, all’avidità, ma alla pigrizia, alla fatica di progettare, alla mancanza di disciplina, di investire sul futuro.
La nostra sociètà è come se avesse in sé i germi della nostra catastrofe, poiché ci garantisce, ci esonera dalla fatica, sia fisica che mentale.


Di cosa ci illudiamo?

Crediamo di aver ottenuto con il benessere il massimo e che questo status quo sia garantito per sempre, ma non è affatto così.
Il benessere intorpidisce molte nostre possibilità, capacità.
Perdendo molto si può ritrovare se stessi, si possono riscoprire molto capacità fisiche sopite, come camminare per lunghi tragitti, tutti sono in grado di farlo, ma lo facciamo solo se costretti nella maggior parte dei casi.
Il protagonista de L’uomo verticale, manifesta il suo coraggio non nella violenza, ma nella purezza, in una forma di passività particolare, nel non farsi toccare dal male che dilaga nella società.


Parlando della società parti dalla provincia…

Ho poco esperienza delle realtà urbana e mi interessava molto evidenziare il contrasto tra la natura e l’uomo, la natura prospera mentre l’uomo disgrega la propria società.
Volevo esprimere la presenza forte, potente, intatta della natura, che non è ne partecipe ne causa delle nostre disgrazie.



03 giugno 2010 Di Claudia Caramaschi


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