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Stefania Nardini racconta la biografia di Jean Claude IzzoSalone Internazionale del Libro di Torino 2010 Domenica 16 maggio ore 14,00 Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Gianmaria Testa, Luigi Bernardi e Stefania Nardini ricordano lo scrittore Jean Claude Izzo Spazio IBS - Padiglione 2 - Stand J126-K125
Claudia Caramaschi incontra Stefania Nardini, scrittrice, giornalista, curatrice della pagina culturale “Scritture & Pensieri” per il quotidiano dell’Italia centrale Il Corriere Nazionale, in occasione dell’uscita della biografia Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese, edita da Perdisa Pop, inserita nella collana “Rumore bianco”, libri agili, ma importanti. Una biografia che ripercorre, anche attraverso poesie inedite, tradotte per la prima volta in Italia grazie al contributo di Luigi Bernardi, la vita e le opere dello scrittore marsigliese in ogni sua fase, restituendo una testimonianza vitale e potente della sua battaglia per un giornalismo capace di non nascondere i drammi della contemporaneità, “sporcandosi le mani”. Una Marsiglia, la cui luce “ti insegue fin quando non vai a dormire”, narrata con passione autentica proprio perché vissuta dalla stessa Nardini.
Come nasce il tuo amore per Jean Claude Izzo?
Ho iniziato a conoscere e ad apprezzare Izzo come lettrice, la mia prima lettura fu Vivere stanca, dei racconti splendidi che mi entusiasmarono a tal punto che decisi di leggere tutta la sua opera. Purtroppo quando lessi Il sole dei morenti Jean Claude Izzo era già morto. Lo sognai sul suo letto di morte in ospedale e indicandomi una finestra mi disse “Marsiglia ti parlerà di me”. Pur non essendo superstiziosa, mi recai a Marsiglia per due settimane di studio. Ne rimasi talmente coinvolta che mi fermai per quattro anni. Conobbi il figlio di Jean Claude Izzo, Sebastian, ed ebbi la possibilità scoprire molto di più di quello che si trova nei libri di Izzo. Sebastian fu molto disponibile e mi consegnò molto materiale di suo padre sia come poeta che come sceneggiatore.
Parlare di Izzo significa parlare di Marsiglia…
Izzo amava e odiava Marsiglia. Mi fermai quattro anni proprio perché entrare nella storia di Izzo, in profondità, significava entrare nella storia di Marsiglia. E’ un connubio imprescindibile. È come se fossero due facce della stessa medaglia. Vivere, condividere la sua opera, la sua vita significa condividere la vita di Marsiglia, città di tutti e di nessuno. La città amata da Izzo è quella più autentica, quella che non si venduta, prostrata alle “esigenze” di immagine mediatica. Una città scalcinata, sregolata, ma è in questo la sua bellezza.
Marsiglia oggi…
Marsiglia oggi sta cambiando, è come se fosse in una fase di trasformazione, di passaggio, come se la volessero “riverniciare”, ma io credo che il ventre di questa città non cambierà mai. Izzo profetizzava che la vera minaccia fosse il sogno d’importazione: il porto nuovo fiammante, le crociere, gli yacht miliardari...
Lo scrittore marsigliese rappresenta il noir mediterraneo?
Izzo e la sua opera sono per eccellenza il noir mediterraneo, Marinai perduti, ne è un esempio evidente. Marsiglia è il Mediterraneo, è un luogo senza tempo, è la vita, è la strada e Izzo ci è entrato con occhi veri, acuti, sensibili. Ne è stato assorbito. Ha vissuto sulla strada.
Sono state tradotte per la prima volta in Italia alcune sue poesie, come ti spieghi il suo successo come narratore e non come poeta?
Credo pur non essendo un critico che siano poesie bellissime le sue, perché fanno trapelare il senso della vita, della morte, il suo spirito militante, il suo slancio passionale ora smorzato dalla riflessione,ora gridato ad alta voce. Come poeta non è molto riconosciuto forse perché è difficile imporsi sul mercato della lettura come poeta, le compose per regalarle agli amici, come un omaggio. Fu un bravissimo giornalista, che sapeva sporcarsi le mani, che era solito scavare nella realtà. Divenne scrittore quasi per caso come lessi, uno scrittore casuale, disordinato, ma questa peculiarità è la sua bellezza. Aveva una vita alle spalle, non si illudeva, aveva il sapore della sconfitta in bocca, aveva annusato, visto, ascoltato molto, ed era dotato di una capacità straordinaria di raccontare storie, personaggi, il vissuto quotidiano, per lui la vita era il vissuto quotidiano.
Come ti spieghi il successo di Izzo in Italia?
Aveva una passione autentica e potente nella scrittura,questo si avverte quando lo si legge, come quando si leggono autori sudamericani tipo Sepulveda. Negli anni ‘90 l’Italia fu travolta a mio avviso dalla sottocultura. La scrittura è qualche cosa che richiama le nostre coscienze, è come se avessimo bisogno di scrittori del genere, ci hanno restituito la speranza, il sogno, in un paese dove la speranza è finita ed è vietato sognare. È come se avessero interrotto, finalmente, un momento di letargo.
Chi era Izzo nei rapporti con le donne e con la politica?
Era un uomo coerente, che amava la libertà e l’amore, un uomo di sinistra coerente, militante, che amava ciò che faceva e le donne con tutto se stesso, in modo autentico, vero, era un passionale. Progetti futuri…
Mi piacerebbe scrivere di Marsiglia, dove continuo a vivere a intermittenza, alternandola all’Umbria. Ma credo che diverrò più stabile, intendo a Marsiglia, mi sento più marsigliese, per vita vissuta, storie personali.
| 11 maggio 2010 | | Di Claudia Caramaschi |
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