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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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Claudio Bisio, Alessandra Casella e Gigio Alberti presentano il primo romanzo di Claudio Bigagli Claudio Bisio, Gigio Alberti e Claudio Bigagli si ritrovano insieme a vent'anni di distanza da Mediterraneo, il film di Gabriele Salvatores che li ha visti protagonisti. Non si tratta di un nuovo film ma di un'occasione letteraria: è appena uscito il libro di Claudio Bigagli Il cielo con un dito, pubblicato da Garzanti. È la storia di Gina, vent'anni e il desiderio di diventare attrice. Quali compromessi accetterà per vedere realizzato il suo sogno? Ne parlano i tre attori insieme ad Alessandra Casella.
ALESSANDRA CASELLA: Credo che nessuno di noi si sia meravigliato quando ha visto uscire un libro di Claudio Bigagli. Perché in camerino, tra una scena e l’altra, a casa, in albergo, Claudio era sempre come il piccolo scrivano fiorentino chino su una qualche forma di scrittura: sceneggiature teatrali o racconti, quello che riuscivi a vedere di Claudio era la punta della testa e una serie di fogli che lui scartabellava come lo scrivano pazzo… Ma come sei arrivato a pubblicare?
CLAUDIO BIGAGLI: Il libro è stato una specie di miracolo perché quando l’ho avuto pronto ho chiamato un paio di amici che avevano già pubblicato e ho detto: “Mettetemi in contatto con un editor, gli spiego di che si tratta e se gli interessa glielo mando”. Ho avuto la fortuna che Giuseppe Cederna mi ha messo in contatto con Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti. Questo romanzo nasce da una sceneggiatura, perché prima ho scritto una sceneggiatura per il cinema e poi ho costruito il romanzo che è diventato una storia diversa. E può anche darsi che rifaccia il giro e ritorni da dove era partito.
ALESSANDRA CASELLA: Di cosa parla il libro?
CLAUDIO BISIO: È la giornata di una ventenne, Gina, che è stata da poco presa per un lavoro in televisione. Il suo agente le aveva detto che era stata raccomandata da un noto politico che chiedeva di essere ricompensato con una piccola prestazione sessuale. Minimizza l’agente, dicendo “Sono riuscito a trattare, in fondo si tratta solo di un one shot, una volta, non è che devi diventare l’amante di questo… no, è solo una volta, chiede solo questo. Sono stato bravo a fare in modo che si risolvesse così”. Quella descritta è la giornata in cui Gina deve pagare il fio. Si è svegliata da poco, la madre sa tutto e le ha comprato un bel vestitino. C’è un autista che viene a prenderla sotto casa – l’autista del politico – che la porterà a fare quello che deve fare. È un ragazzo, un ventenne al primo giorno di lavoro e non sa niente di quella missione… Il romanzo racconta la giornata di questi due ragazzi. Il tragitto per il ministero dove ha sede l’ufficio del politico potrebbe durare mezzora , ma il politico telefona dicendo “Sono in ritardo”, “ho una riunione”, “rimandate”, “ci vediamo tra un’ora e mezza”, “no tra due ore”, “ci vediamo dopo pranzo, intanto andate a mangiare”, “ci vediamo alle due”, “ci vediamo alle tre”… e così l'autista è a disposizione totale di Gina, che non sta certo bene per quello che sa di dover andare a fare. Dopo un primo momento, i due si fanno delle confidenze, scoprono di aver avuto amicizie in comune… Sono due giovani che si incontrano, e tra i due c’è feeling... Dopo una serie di colpi di scena arriveranno alla sede del politico e là ci sarà un finale a sorpresa.
ALESSANDRA CASELLA: Claudio, come ti senti a essere qua con Claudio Bisio che legge il tuo libro e quando parla di te dice “quello che l’autore ha scritto”?
CLAUDIO BIGAGLI: È una gioia che due persone come loro abbiano accettato subito. Noi siamo amici a distanza, ci siamo visti poche volte, però tra noi c'è affetto e stima… E questo è il primo piacere. L’altro è aver pensato a te. Ho capito che certe cose che uno semina, quelle buone, tornano indietro. Questi dovrebbero essere i veri scambi, non i favori di cui si parla nel libro. È una cosa che mi ha fatto piacere, al di là dell'esordio come narratore.
ALESSANDRA CASELLA: Sei uno che scrive da tutta la vita. Ci sono persone che, perché hanno popolarità, pensano di poter fare gli scrittori. A volte ci sono delle bellissime sorprese, ma è cosa rara, Claudio invece con la penna lavora da tutta la vita. In questo romanzo hai dato voce a un personaggio simile a quelli di cui tanto si parla in questo periodo con Vallettopoli… Ci sono alcuni personaggi che sono riconoscibili: per esempio Valerio Valeri, un presentatore eccessivo e supergay che procura le vallette al politico. Il romanzo si basa su fatti che, quando emergono, sono eclatanti, che ci sono da sempre e in questi ultimi anni ancora di più. Dai voce alle ragazze che accettano perché persino i genitori pensano che sia normale. “Va bene, ti abbassi a una cosa del genere però poi hai i soldi, la fama, sarai al Billionaire…”, e possiamo entrare nella testa di una di queste ragazze proprio nel momento in cui sta andando per la prima volta (presumibilmente ce ne saranno altre se la sua carriera continuerà) a "restituire il piacere". Come mai sei voluto entrare nella testa di una “valletta”?
CLAUDIO BIGAGLI: Volevo vedere cosa accade a una ragazza che accetta di fare questo, perché ormai è dato per scontato che nel nostro paese il lavoro sia una merce di scambio: non c’è la fatica, solo scorciatoie. Fanno tutti così, quindi è normale. Però poi, nel momento in cui fai quello che ti sembra normale, che cosa pensi, che cosa ti passa per la testa? Allora ho voluto immedesimarmi in una ragazza, nel suo percorso, in quello che prova veramente perché è come se lei avesse una telecamera in faccia durante il racconto. Gina all’inizio sembra superficiale, ma in realtà ha una coscienza che le ribolle e un carattere piuttosto forte… ha qualcosa che le fa sentire che se nel suo ambiente ci fossero altre strade, sarebbe probabilmente una persona completamente diversa.
ALESSANDRA CASELLA: C’è un profondo rapporto di comunicazione tra il giovane autista al primo giorno di lavoro, pieno di sogni, e la ragazza, anche lei in qualche modo al suo primo giorno di... “lavoretto”. Tra loro c'è un luogo sospeso tra un “prima” e un “dopo”, tra l’appuntamento col politico e quello che potrebbe succedere dopo, la televisione, la fama... E in quel momento sospeso Claudio sceglie di ambientare gran parte della storia. E in quel momento sospeso i ragazzi hanno ancora il diritto di sognare.
CLAUDIO BIGAGLI: Sì, perché è il momento in cui lui ha ancora l’innocenza e lei finge di averla. Lui è un entusiasta, è euforico perché è il primo giorno di lavoro, ha conosciuto una giovane attrice, va a mangiare in un bel ristorante e brinda al futuro radioso: tutto l’opposto di quello che poi accadrà… Lei sa perfettamente che dietro la bella facciata invece c’è quello che deve andare a fare. Ecco questa è un po’ la metafora delle balle che ci raccontano e di quella che invece è la realtà nel nostro paese.
ALESSANDRA CASELLA: Gigio, credo che la cosa che ti ha colpito di più sia la disperante immagine di questi due ragazzi…
GIGIO ALBERTI: Sì, sembrano illudersi di avere un futuro… Lei sogna di fare la valletta, il suo obiettivo è quello, ma sotto questo sogno c’è una persona normale con tutti i desideri che hanno le persone a quell’età. Semplicemente risponde al modello imposto oggi. Lui invece è un entusiasta e dice “Con questo politico ho trovato uno che mi dà il lavoro, è una persona che si è fatta da sé, è una persona sincera, ci si è stretti la mano, mi ha detto Lavorerai con me”, quindi è pieno di illusioni sul suo futuro.
CLAUDIO BISIO: Lui da chi è stato raccomandato?
GIGIO ALBERTI: Da un vescovo mi sembra.
CLAUDIO BISIO: Ho finito Vostro Onore!
GIGIO ALBERTI: La raccomandazione come dice lui è “normale”, cioè fa parte della condizione di normalità. Ci sarà poi l'incontro con il politico e anche lui è “normale”. Non si sente Himmler o Goebbels… è normale farsi fare un pompino da una ragazza: è stato generoso a favorirla e quindi è "normale" che lei gli restituisca il favore. Il proiettarsi in un futuro che non ha futuro, l'impossibilità per chi ha vent’anni di affacciarsi al lavoro senza compromessi, è una cosa amarissima.
ALESSANDRA CASELLA: Ed è tremendo che l’unica e principale preparazione che si richiede alle ragazze sia la forma fisica. Il ragazzo che guida l’automobile è un ex ciccione, dimagrito con anni di fatica in palestra e ha un’identità solo perché è magro. È bello e quindi esiste. E c’è lei che non mangia perché deve essere magrissima, perfetta. Per lei essere perfetta non è studiare, anzi non vedeva l’ora di mollare l’alzataccia per andare a scuola, ma l'essere fisicamente perfetta. E la ribellione massima è quella di concedersi un pranzo pantagruelico non nel grande ristorante dove non sanno neanche come si fa a mangiare l’aragosta, ma da McDonald’s. La cosa suscita tenerezza ed è anche la chiave di lettura del libro. Questa è la storia di un piccolo orrore quotidiano: è orribile però è normale. C’è la banalità della violenza che tarpa le ali a questi ragazzi prima ancora che inizino a volare, ma anche ai due muratori (il padre e il fratello di lei), al fratellino piccolo che probabilmente è gay… e poi la mamma che accetta la violenza del marito su di lei: i figli non reagiscono, lei non reagisce, è la normalità. Però Claudio non va dritto per una sola via: si segue il romanzo e, fino a un certo punto, è una storia, poi vira completamente ed è un'altra storia e poi un'altra ancora... Chiaramente un attore ha un immaginario legato alla letteratura, ma anche al cinema e, se vogliamo stare in ambito cinematografico, ci sono delle correnti di riferimento: all’inizio è neoneorealismo, è Virzì, subito dopo siamo nella commedia romantica italiana di Poveri ma belli, gli anni Cinquanta italiani; e poi improvvisamente diventa un film dell’orrore per poi finire in un noir francese. Eri consapevole di queste virate improvvise?
CLAUDIO BIGAGLI: Quando scrivo qualcosa a me piace mescolare i generi. Di solito viene considerato un difetto, ma a me piace e penso che sia molto efficace. In questo caso c’è molto dei film anni Cinquanta, mi sono ispirato ai film di Luciano Emmer, Una domenica d’agosto, Le ragazze di piazza di Spagna, partendo da un film molto più serio che era Il posto di Olmi. E poi passando attraverso Bellissima e molti altri. Ci possono essere tremila citazioni: a me piace questo tipo di cosa, se il racconto lo regge, perché la leggerezza dà più forza ai momenti pesanti.
ALESSANDRA CASELLA: Da lettrice sono un po’ fan della famiglia di lei che hai descritto veramente bene e che noi non vediamo più se non un attimo verso la fine. Perché non fai un sequel che segua il resto della famiglia… Claudio a te cosa è piaciuto del libro?
CLAUDIO BISIO: Le cose che mi sono piaciute di più sono quelle che anche io e Gigio seguiamo da molti anni: l’unione dell’alto e basso, il comico e il drammatico, la commistione di stili… Questi salti su e giù non sempre riescono, ma in questo caso sì. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è la scrittura scorrevolissima. Lo leggi veramente in due ore, io l’ho iniziato pensando “lo inizio, poi domani lo continuo”: giuro, l’ho finito subito.
GIGIO ALBERTI: Questo è successo anche a me. Un po’ come fa lui, una volta messi gli occhi sulla ragazza non la molla più fino alla fine.
CLAUDIO BISIO: E poi mi ha incuriosito che avesse scelto per il suo primo romanzo una ragazza. Come fa vedere la copertina, il libro parla di due ragazzi ma molto è visto e vissuto in prima persona da Gina. L’idea che un cinquantenne brizzolato si sia immedesimato nella psicologia di quella giornata particolare mi ha colpito. La prima cosa che è venuta in mente a Gina quando ha saputo quello che doveva fare era il timore di non essere capace. E anche questo mi ha incuriosito. Poi mi ha colpito il finale: c’è un risvolto tragico, importante e lei avrà un bel colpo di coda, non passivo ma attivo. Perché hai scelto come protagonista una ragazza, anagraficamente così lontana da te e come hai fatto a farla così bene? Hai fatto studi, hai intervistato ragazzi?
CLAUDIO BIGAGLI: Forse bisognerebbe chiederlo al mio analista se ne avessi uno... Credo che in ognuno di noi ci siano tante nature. E i ragazzi credo che siano molto più simili di quello che pensiamo. Poi non so quanto questa ragazza sia così… Conosco le ragazzine perché sono a contatto con delle nipoti che hanno quell'età. Poi più che altro vedo la realtà attraverso la televisione, attraverso servizi e inchieste. Non so quanto quella che ho scritto sia realtà: è come quando un pittore riproduce una realtà pensando di riprodurla bene… ci ho provato. Non ho fatto studi particolari né sono andato a fare interviste. Ho fatto dei sopralluoghi, questo sì. Ho scelto i luoghi, e questa è una cosa che mi succede sempre: vado nei posti prima di descrivere una scena, un ambiente. Per scegliere l’abitazione di Gina sono partito da casa mia (io abito in centro) e ho fatto il percorso che racconto nel romanzo al contrario, in bicicletta, in un giorno piuttosto caldo. E mi immaginavo il quartiere del Quarticciolo perché per me ha un riferimento nel film Il gobbo del Quarticciolo di Carlo Lizzani. Sono andato a vedere il quartiere e andandoci mi sono trovato in Largo Agosta, un quartiere al Prenestino, dove poi ho ambientato la casa di Gina e della sua famiglia.
ALESSANDRA CASELLA: Cosa curiosa, in questa casa in cui non ci sono soldi per mangiare, in cui madre e padre dormono in un bugigattolo, ci sono due televisori e uno dei due è al plasma. Il fratello dorme sul divano in sala perché non c’è altro posto, però la madre è pronta a spendere 400 euro per comprare un vestito di Armani. Ecco quest’invadenza della televisione come modello di comportamento, è una cosa che tu hai tenuto presente?
CLAUDIO BIGAGLI: La televisione fa parte della nostra vita sia in positivo che in negativo. Mia madre viveva davanti alla televisione che ha riempito la sua solitudine. La televisione andrebbe usata in modo proprio e non improprio come avviene oggi. Può essere anche un mezzo di istruzione, io l’ho usata per farmi un archivio di film e ho registrato non so quante centinaia di puntate di La storia siamo noi perché ci sono anche dei bei programmi. Poi la televisione è anche merda pura con quello sproloquio continuo che viene trasmesso quotidianamente, in quei programmi di cui tra l’altro Claudio fa l’imitazione bellissima di Claudiano. La televisione è anche quello, è questo rumore di fondo, questo mezzo di coercizione, di convincimento che viene usato come un’arma. È un simbolo, e ho voluto mettere come simbolo di questa casa povera la cosa di cui più possono andare fieri, una televisione da 50 pollici, probabilmente presa a rate e nemmeno di una gran marca, di quelle che costano un po’ meno ma che comunque costano. Perché è la vita: non c’è bisogno di leggere, non c’è bisogno di nulla, basta accendere la televisione, basta quello. E nella televisione ti dicono che tu, se vuoi, puoi farcela e se sei furbo puoi arrivare…
ALESSANDRA CASELLA: Gigio e Claudio, perché consigliereste questo libro?
GIGIO ALBERTI: È un libro che puoi leggere come se vedessi un film, con un gran finale a sorpresa: neanche per un secondo ti aveva sfiorato l'idea che ci potesse essere una svolta così.
CLAUDIO BISIO: Ci sono molti romanzi di formazione, come la famosa Linea d’ombra: qui è come se questa linea d’ombra fosse molto larga e il romanzo la raccontasse tutta, tranne il finale. Sono dei ragazzini il cui futuro non è ancora segnato. Mi piace che non abbia fatto una ricerca scientifica perché mi piace pensare che questa ragazza sia Claudio, sia un po’ tutti noi nella rivolta contro l’orrore, contro l’orrendo che ci circonda. Non tutti abbiamo delle prove così crude, concrete e visibili, però abbiamo altre cose magari più smussate, più nascoste, dei compromessi che molti di noi devono fare quotidianamente. Non vi abbiamo svelato il finale, vi dico solo che lei si ribella, a modo suo, in un modo importante, si ribella e diventa viva, adulta e diventa Claudio Bigagli.
| 30 marzo 2010 | | Di Michela Piattelli |
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