WUZ  
  HOME | giovedì 24 maggio 2012
Cerca nel sito
INTERVISTA

Katherine Howe è una scrittrice o una strega?


Il suo cognome, Howe, è lo stesso di una delle donne processate a Salem per stregoneria alla fine del ‘600.
È possibile che questa ragazza dai capelli lisci, gli occhi scuri e il viso sottile, sia anche lei una ‘strega’? sarà capace di operare qualche altra magia oltre a quella di scrivere belle storie?
Ascoltiamo quello che ci racconta, delle sue antenate e di come ha pensato di scrivere il suo primo romanzo.


Iniziamo dal suo collegamento con le ‘streghe’: il suo cognome è lo stesso di quello di una delle donne condannate nei processi di Salem. Discende dalla stessa famiglia o è un cognome diffuso nel Massachussetts?

Non è un cognome tanto comune e sì, discendo dalla stessa famiglia di Elizabeth Howe, che fu accusata da qualcuno dei suoi parenti.
Discendo anche da Elizabeth Proctor, un’altra delle donne accusate, sempre per parte di padre. Tuttavia, più che in termini di famiglia il mio collegamento con ‘le streghe’ di Salem è interessante perché è una vicenda che fa parte della cultura americana.


Lei è una storica, perciò conosceva già la storia dei processi.
Quando e perché ha avuto l’idea di scriverci un romanzo?


il museo delle streghe di salem e la statua del primo colono
Tutti studiano di Salem a scuola, perciò era qualcosa che sapevo da sempre. Però solo nel 2005 ho iniziato a pensare al romanzo per due motivi: mio marito ed io ci siamo trasferiti da Cambridge, nel Massachussetts, dove c’è Harvard, a Marblehead.
Marblehead è sull’acqua, vicino a Salem e mi interessava guardare la Salem di oggi, perché dagli anni ‘60 del Novecento è fiorito un commercio sulle streghe, c’è un museo, ci sono negozi che vendono oggetti connessi alle streghe, a Halloween, poi, c’è una confusione pazzesca. Ma è tutto molto diverso dalla storia vera e come storica non potevo non notare questa diversità.
Ero curiosa di osservare come viviamo in un luogo dove per generazioni si è creduto nella stregoneria, dove si poteva morire per l’accusa di stregoneria e ora tutto ciò si è traformato in qualcosa di divertente.
Il secondo motivo è che nel 2005 stavo studiando per il mio esame di qualifica, proprio come fa Connie nel libro, ed ero stressata. L’unico modo di sfuggire allo stress era quello di raccontarmi una storia. In passato avevo scritto delle cose, ma solo per me. Ora mi domandavo in quale maniera veniva vissuta la magia nel secolo XVII, se veramente credevano nella stregoneria. Mi sembrava interessante una storia in cui si parlava di come i coloni consideravano la magia.



La doppia storia, nel passato e nel presente, sembra implicare un collegamento, dire che un certo potere, o un certo dono, può essere tramandato di generazione in generazione, come un’eredità.
È così? E lei, discendente da Elizabeth Howe, ha questo dono?


La risposta è complicata.
Ho costruito il romanzo su due storie perchè nei processi storici gli accusatori credevano che questo tratto, della stregoneria, fosse nella famiglia: spesso venivano accusate mamma e figlia - il caso più famoso è quello della bambina di quattro anni di cui parlo nel romanzo, Dorcas, che fu accusata insieme alla madre. L’unico uomo che fu accusato lo fu dopo l’arresto della moglie. Poi ho pensato che per molti di noi quel periodo è così lontano che è difficile relazionarsi. Allora diventa più facile se si pensa ad una discendenza della stessa famiglia. Ecco perché volevo anche una storia di famiglia.
Le donne accusate erano in genere delle donne problematiche, a volte antipatiche, dal linguaggio aperto, sicure di quello che pensavano. In quel senso io assomiglio a loro.


Secondo la parola che si sceglie, dono o potere, il significato può essere buono o cattivo. Streghe o fate, in un certo senso. È una terribile responsabilità e anche una terribile tentazione. I due personaggi di Connie e di Chilton rappresentano queste due possibilità?

Sì e volevo anche immaginare come avesse funzionato la magia per i Goodwin e quanto fosse costata loro.
Le donne della famiglia di Deliverance Dane hanno sempre pagato un prezzo: tutti i loro uomini sono morti giovani. Nei personaggi di Connie e di Chilton volevo esplorare il ruolo dell’ambizione. L’ambizione di Connie è ricompensata, mentre quella di Chilton è frustrata. C’è un’etica contraddittoria al lavoro nella storia.



Grace Goodwin, la madre di Connie, è un’altra variante del tema, con le sue parole sul cambiare l’aura intorno ai suoi pazienti. Ci sono diversi tipi di ‘streghe’ nel nostro mondo?


Mi interessava guardare a come noi siamo i prodotti del nostro tempo.
Mi interessava osservare lo stesso tipo di donna in epoche diverse.
Già Prudence è diversa da Deliverance, è più dura e più pratica.
Negli anni ‘60 Grace sarebbe stata una donna dei suoi tempi, naturalmente.
Mi interessava anche la difficoltà di comunicare fra le generazioni anche se si parla delle stesse cose. È straordinario come la propria madre possa essere così simile eppure così diversa da noi .


il cimitero di salem
Ha una buona conoscenza di erbe e piante?


Non molta, ho dovuto studiare per il libro, almeno abbastanza da scrivere la storia.
Mentre scrivevo il libro mi è successa una cosa strana: avevamo appena comprato casa, stavo facendo del giardinaggio - che ho dovuto studiare, insieme alle erbe e alle piante - quando ho sentito un rumore. Ho alzato gli occhi e c’era un uomo che stava restaurando il campanile!
Mi è parsa una coincidenza singolare…


Nel romanzo ci sono due affascinanti personaggi non umani, il cane Arlo e la bella vecchia casa. Non possiamo fare a meno di pensare che deve essersi ispirata ad un vero cane e ad una vera casa…

C’è un cane nella mia vita e assomiglia ad Arlo.
D’altra parte, se si guardano i documenti, nei processi ci furono anche dei cani sospettati e due furono eliminati.
La casa è immaginaria, l’ho basata su come sarebbe stata una casa di quel periodo, con quel genere di mobili. Anche Milk Street è immaginaria, ma il nome di Milk Street è un nome piuttosto comune in quella zona.



29 gennaio 2010 Di Marilia Piccone


Condividi su:


Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.

Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb

Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
I siti del network: