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Un esordio narrativo eccellente: intervista a Gianni Canova
Leggi la recensione del libro Leggi le prime pagine di Palpebre
Claudia Caramaschi incontra Gianni Canova al Courmayeur Noir InFestival 2009, in occasione dell’uscita, a gennaio 2010, del suo primo romanzo, Palpebre,edito da Garzanti. Critico cinematografico, professore di Filmologia, Preside della Facoltà di comunicazione presso l’università IULM di Milano, fondatore e direttore del mensile Duellanti, oggi Canova sceglie di utilizzare la “penna” per raccontare un mondo dove le fantasie più oscene diventano realtà.
“Non fu con gli occhi che feci la conoscenza di lei. Fu con l’udito e col tatto...” un incipit curioso per un romanzo che si intitola Palpebre e che sottolinea l’importanza della vista…
Il narratore è Giovanni Vigo, il protagonista che, undici anni dopo il fatto di cui il romanzo parla, ripensa e rielabora quel momento. Vigo vuole andare oltre la vista, oltre a ciò che è visibile. Vuole rivalutare anche gli altri sensi, in un mondo che sembra essere ossessionato da ”immagini” schermiche.
Perché la scelta di collocare la vicenda a Milano?
Amo e odio Milano. Non potrei vivere in nessun altro posto. Mi considero un corrotto individuo metropolitano, amo lo smog, il cemento, il traffico. Milano è stato lo scenario di tutto ciò che di importante nel bene e nel male mi è accaduto, ha segnato la mia vita e credo che sia l’unica città capace di tollerare una storia come quella narrata nel mio romanzo. Volevo imprimere una percezione della vita anzitutto metropolitana. Forse Palermo avrebbe potuto essere un'antagonista nella mia scelta, per quel suo senso drammatico e barocco..
A Mia, la protagonista femminile, gli ordini vengono impartiti attraverso una televendita, come se l’uomo fosse oggetto di mercificazione…
L’ asta televisiva è una forma rozza di commercio. Quando vivevo da solo e rientravo tardi, spesso mi capitava di accendere la Tv, anche solo per farmi compagnia e mi ritrovavo a osservare inerte delle televendite alle ore più impensate. Sì certo, i corpi stessi sono oggetto di un mercato senza scrupoli.
Crede davvero che sia impercettibile la soglia tra il piacere e il dolore?
Credo che ormai siamo tutti irrimediabilmente sottoposti al dominio delle immagini e al loro flusso incessante, che si tratti di immagini gradevoli o no. Il desiderio di vedere corpi sofferenti ha eguagliato quello di vedere corpi nudi. È indiscutibile il connubio tra piacere e dolore.
Si potrebbe pensare a una matrice cattolica?
Ho avuto una formazione e un’educazione prettamente cattolica, pur avendola persa nel mio cammino di vita. Eppure le radici rimangono dentro. E poi nel profondo c'è anche l’idea di origine quasi protestante che il male è connaturato con la natura umana.
I suoi personaggi hanno una concezione differente del tempo: Vigo è bravo a perderlo e a prenderselo, Elena è un’ottima organizzatrice, Mia ha quasi una percezione carceraria, sospesa del tempo. Qual è la sua percezione del tempo?
Ho voluto esprimere la pluralità nel concepire il tempo, è vero. Oggi ho una percezione di appiattimento: si vive in un eterno presente senza memoria, senza alcuna prospettiva. Constato tra i miei studenti che la memoria si sta assottigliando sempre di più e mi rattristo.
Che ruolo assume il corpo nel romanzo?
Parlando di corpi mi sono ispirato a David Cronenberg, regista del film La Mosca. Il corpo in quel film subisce dei mutamenti orribili, ma in generale tutti i corpi mutano continuamente. È una mia ossessione quella dei corpi artefatti, innaturali, mutevoli. Ogni corpo è un organismo obsoleto con un’autonomia e con una capacita di sopravvivenza molto bassa, non è mai all’altezza delle prestazioni che vorremmo. È la merce più preziosa e fragile: così lo avverto oggi.
Ho letto che per lei il cinema obbliga a pensare ciò che si vede, mentre la TV consente di vedere ciò che già si pensa, un libro cosa permette di fare invece?
Un libro permette di fare tutto, credo che paradossalmente non conosca passato, non si possa dimenticare. Sto riscoprendo i libri con molto piacere e sono in realtà un po’ stanco e mi emoziono poco nel vedere i film di oggi. I libri anche, se non li condivido, mi lasciano sempre qualche cosa, anche qualche cosa di incompiuto. Vittorio Spinazzola, professore di letteratura e autore del libro Cinema e Pubblico – Lo spettacolo filmico in Italia 1945-1965, mi confidò che i film mi sarebbero venuti a noia rispetto ai libri, non gli credevo, ora invece capisco che aveva ragione.
Il linguaggio cinematografico ci dovrebbe aiutare a vivere il mondo: e quello della scrittura?
Il linguaggio è il nostro “esserci” nel mondo, mi riferisco a quello orale. La scrittura obbedisce invece a un progetto, deve costruire un percorso, deve mettere ordine, generare un disordine ma progettato. Dovrebbero essere consapevolezza dell'essere nel mondo, connessione tra un prima e un dopo. È un lavoro sul “senso”. Proprio come nel film Orizzonti di gloria i soldati al suono della canzone cantata in tedesco, la lingua del nemico, da una donna, si commuovono e piangono proprio perchè non capiscono il senso delle parole…
Scrivendo il romanzo ha pensato a una sua trasposizione cinematografica?
Sinceramente non ho pensato all’opportunità di vedere quella storia proiettata su uno schermo, anche se mi piacerebbe, ma l’argomento è molto pessimista e sinceramente non credo che possa essere molto vendibile.
L’universo femminile in Palpebre…
Le tre protagoniste femminili sono molto diverse, ma tutte ugualmente incisive e importanti per la storia. Elena rappresenta la mia parte responsabile, mia moglie, Mia la mia parte libertina e Ljuba la mia parte materna.
Gianni Canova - Palpebre 300 pag., € 17,60 - Garzanti (Narratori moderni) ISBN 978-88-11-74109-1
| 07 gennaio 2010 | | Di Claudia Caramaschi |
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