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INTERVISTA

Le strane cose di Raul Montanari

Uno scrittore che contribuisce con diverse modalità a diffondere l'amore per la lettura: scrittore di successo, docente in corsi di scrittura, direttore di festival letterari, presenza frequente in giro per l'Italia in reading affollati.
In questa intervista ci parla di tutto ciò, ma prima di tutto del suo ultimo romanzo: Strane cose domani, edito da Baldini Castoldi Dalai.


Parliamo prima di tutto del tuo Strane cose,  domani: mi sembra che, anche se  il protagonista è un assassino, non sia proprio un giallo...

Guarda, io sto provando in tutti i modi a togliermi questa etichetta fuorviante di autore giallo-noir.
 Nella mia vita ho pubblicato, alla fine del 2009, dieci romanzi, di cui solo due noir ('97 e '98). Più, come sai, oltre cento racconti, il libro di poesie con Scarpa e Nove campione assoluto di vendite per la "collezione di poesia" Einaudi, testi teatrali, circa trenta traduzioni letterarie inclusive di quattro Cormac McCarthy, Oscar Wilde, Borges, Philip Roth, James Frazer, Allan Gurganus, traduzione e curatela quest'anno delle poesie di Poe per i Classici Feltrinelli, l'Edipo Re e Edipo a Colono di Sofocle attualmente portati in tour da Branciaroli, il Tieste di Seneca, il Macbeth, Doppio sogno di Schnitzler eccetera.
Che c’entra tutto questo con il noir, o addirittura con il giallo? Oltre a ciò ho da undici anni una scuola di scrittura creativa dalla quale non è uscito un solo noirista! Sono stati in vario modo miei allievi Gaia Manzini e Luca Ricci, due giovani maestri della narrativa psicologica e minimalista; Anna Spissu che ha pubblicato un romanzo storico con Corbaccio; Valentina Maran che ha scritto a mio avviso l'unico vero romanzo erotico femminile visto in Italia da decenni, L’uomo che mi lava; il collettivo Zelda Zeta, con il romanzo sociale Voice Center; Olivia Crosio, edita da Fanucci con i suoi libri di narrativa per adolescenti, e altri ancora.
 Con tutto questo, vengo comunemente definito "autore noir" e addirittura "giallista"! Non è un po’ strano? Per me è rovinoso, perché dire che i miei libri sono noir significa fare una promessa sbagliata al pubblico.
 Il risultato è che il vero appassionato di narrativa poliziesca rimarrà deluso dalla lettura, perché rispetto ai suoi gusti troverà le storie troppo lente e con troppa introspezione psicologica dei personaggi.
 Al contrario, un grande pubblico potenziale soprattutto di lettrici, interessate proprio all’elemento psicologico, all’analisi dei sentimenti, delle emozioni, delle relazioni fra le persone, non si avvicina ai miei libri perché – come mi è capitato di sentir dire – si aspetta che contengano “assassini ed efferatezze”! Quando poi, per sbaglio, i miei libri li prendono in mano, rimangono sorprese e di solito finiscono per leggerli tutti.
 Per uscire da questa situazione assurda ho addirittura proposto un nuovo genere, il post-noir, che ha raccolto molto interesse critico. L’idea è: si usano tecniche tipiche della narrativa di suspense per avvincere il lettore e incollarlo alla pagina, ma senza detective e omicidi a cadenza metronomica. Lo si fa per raccontare storie che con il genere poliziesco-criminale non hanno niente a che fare, perché l’interesse del narratore (e del lettore) sta altrove.
 Per esempio, facendo riferimento ad alcuni dei miei titoli recenti: Che cosa hai fatto e L’esistenza di dio sono romanzi esistenziali. La prima notte è un romanzo di formazione con protagonista femminile. E Strane cose, domani è un romanzo psicologico. O, più semplicemente, una storia d’amore. Il fatto che il protagonista sia un assassino conta poco o nulla, perché è un assassino per caso, incolpevole, e i fatti risalgono a molto tempo prima della storia che viene raccontata.  


Protagonista, personaggi e storia sono molto interessanti: da dove nascono?

Strane cose, domani nasce da un fatto vero: due anni fa, in una giornata di pioggia, ho trovato su una panchina di parco Sempione il diario di una ragazza, Federica. Conteneva frammenti di una storia personale lacerante, che mi ha colpito moltissimo. L’ho cercata e incontrata. Lei mi ha confessato che il diario non era stato perduto, come immaginavo io, ma deliberatamente abbandonato, per liberarsi in forma simbolica dei dolori che lì erano raccontati. Non solo: quel giorno nel parco aveva abbandonato non uno ma SETTE diari!
Appena me l’ha detto ho immaginato: e se io mi innamorassi di lei?
E se un altro uomo, a mia insaputa, avesse trovato a sua volta uno dei diari e si innamorasse pure lui di Federica?
Potrebbe cominciare una sorta di partita a scacchi fra due avversari invisibili, che si contendono l’amore di Federica senza sapere nulla l’uno dell’altro. Finché piano piano ciascuno dei due comincia a percepire questa presenza estranea e ostile... e il gioco diventa drammatico.
Da lì è partito tutto. È una delle storie più belle che ho mai raccontato, e pare che anche critica e pubblico la pensino così. È in corso di scrittura la sceneggiatura.


Quali sono i "valori" su cui si fondano le scelte del protagonista?

L’io narrante del libro, lo psicologo 48enne Danio, è un concentrato di vizi maschili. È un bugiardo, un traditore inveterato, assolutamente inaffidabile perché troppo innamorato delle donne per poter essere fedele a una donna sola. Eppure il personaggio è risultato incredibilmente simpatico proprio al pubblico femminile, perché questi difetti sono bilanciati da altrettante qualità - che poi sono i valori a cui fai riferimento con la tua domanda.
Anzitutto Danio è intelligente ed è davvero, come diceva Alberto Bevilacqua, un “curioso delle donne”. È un uomo pieno di humour che sa ascoltare e capire con umiltà chi gli è di fronte, e la sua professione è una conseguenza proprio di questa attitudine.
In secondo luogo Danio mente agli altri, ma mai a se stesso. Quando Danio mente o tradisce, dice a se stesso (e al lettore): “Sto mentendo. Sto tradendo”. Danio non fa quello come un sacco di gente che conosciamo, cioè non aiuta se stesso ad accettare certi lati odiosi del proprio comportamento travestendoli da qualcos’altro. Come dice la sua ex moglie, la donna che lo conosce meglio di tutti: “Tu sei disonesto negli atti ma onesto nella coscienza”. E questa è una qualità così rara che ci sentiamo attratti da un uomo simile.
Infine Danio, come i protagonisti di altri miei libri, è piccolo nelle cose piccole e grande nelle cose grandi. Quando c’è in gioco qualcosa di davvero importante, Danio è capace di gesti grandiosi. È capace di sacrificio.
Io sono convinto che questo valga per tutti noi. Viviamo addormentati, adagiati in una routine quotidiana fatta di cose piccole che rendono piccoli anche noi: meschinità, sciocchezze, ripicche, frustrazioni. Abbiamo dimenticato la nostra grandezza, abbiamo scordato che in noi, femmine e maschi, dormono altrettanti eroi capaci di atti estremi di generosità e coraggio. Di tanto in tanto la vita irrompe e ci costringe a ricordarcelo, a essere all’altezza di noi stessi. Questo è ciò che accade nelle storie che racconto.


Oltre all'uscita del nuovo romanzo, il 2009 ti ha visto impegnato anche su altri fronti?

Un sacco di cose, come sempre!
Anzitutto l’attività di traduttore, che ormai faccio molto di rado, concentrandomi solo su testi davvero importanti nel campo del teatro e della poesia, perché tradurre un romanzo è una fatica enorme e ingrata. Ho pubblicato nei Classici dell’UE Feltrinelli Il Corvo e altre poesie, di Edgar Allan Poe, e ne ho anche tratto un reading che ho portato in giro per l’Italia.
Conferenze e reading su diversi argomenti letterari ne faccio molti, a volte insieme a Tiziano Scarpa, che è uno dei più grandi amici che il mondo dei libri ha regalato alla mia vita. In totale, nel solo 2009, ho fatto un centinaio di incontri col pubblico, inclusi diversi interventi in televisione. È una voce importante del mio mestiere e anche delle mie entrate.
L’altra attività che amo moltissimo è la mia scuola di scrittura creativa qui a Milano, che ha compiuto undici anni. È proprio una scuola, ormai, suddivisa in cinque diversi corsi, e ogni anno conta una settantina di allievi che vengono dalla stessa Milano e da città anche piuttosto lontane, come Verona, Torino, Piacenza. Ti dirò una cosa: non solo sono orgoglioso degli autori che sono usciti da questa scuola e hanno pubblicato con i migliori editori italiani, ma forse lo sono ancora di più di tutte le persone che studiando i procedimenti della scrittura hanno imparato, semplicemente, a diventare dei bravi lettori. Il contributo che sento di dare al nostro mondo è soprattutto questo.
Infine, sono contento del successo del festival letterario che dirigo in autunno in Valseriana, “Presente prossimo”, arrivato alla sua seconda edizione. Quest’anno gli ospiti sono stati Luca Doninelli, Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Laura Bosio, Giuseppe Culicchia, Davide Sapienza. La risposta del pubblico? Superiore a tutte le aspettative.
Per tutte queste cose, chi è interessato può trovare informazioni ed eventualmente parlare con me qui: www.raulmontanari.it.


Quali programmi e progetti hai per il prossimo anno?

Tutte le attività di cui ho parlato continueranno, naturalmente.
Per quanto riguarda i libri, sto lavorando al prossimo romanzo, che però quasi sicuramente non uscirà nel 2010 ma verso l’inizio del 2011. Per i miei ritmi di scrittura sarebbe normale pubblicare un libro all’anno (sono tutti romanzi di circa 300 pagine) ma è un errore. Meglio lasciare che ogni libro segua il suo corso con calma, venga accettato e digerito da critica e pubblico, senza sovrapporsi a un altro titolo. Diciamo che nel mio caso la cadenza giusta è quella che ho tenuto in questo decennio: sette romanzi, più una raccolta di racconti e altre cose minori. Sono fin troppi, in verità.
Il romanzo in questione racconta la storia di uno scrittore cinquantenne che si innamora di una sua allieva di creative writing, della quale non ha nessuna stima come autrice. Ma molte sorprese attendono lui e il lettore...
A metà del 2010 uscirà però un numero antologico che il Giallo Mondadori ha deciso di dedicarmi. Conterrà uno dei due veri noir che ho scritto negli anni ’90 (Dio ti sta sognando, una storia che aveva appassionato Giovanni Testori, di certo non un cultore di narrativa poliziesca!) e una scelta di racconti. E così andranno a ramengo, simultaneamente, il proposito di non far uscire un libro all’anno e quello di staccarmi dall’abbraccio mortale del giallo-noir. Pazienza.


30 novembre 2009 Di Grazia Casagrande


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