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INTERVISTA

Intervista a Elsa Osorio

Wuz  in occasione della pubblicazione del nuovo romanzo Sette notti d’insonnia incontra Elsa Osorio, scrittrice,sceneggiatrice e vincitrice in Argentina del Premio nazionale di Letteratura. Ha pubblicato numerosi romanzi,tra cui I vent’anni di Luz (2000) e Lezioni di tango (2006), con cui ha vinto il Premio Acerbi 2009.


Leggi la recensione a Sette notti d'insonnia


Il tema della “memoria” è ricorrente nei tuoi libri, perché?

Io non mi prefiggo alcun scopo quando scrivo,non voglio insegnare niente a nessuno, ciò che conta mi si impone con forza ed io lascio che emerga. Ma sono consapevole che la narrativa ha il potere di svelare la verità con più forza di quanto possa fare un testimone. E così cerco di raccontare, nel modo più semplice e senza allusioni, quella storia che voglio che assolutamente si conosca. Mi piace comporre, è invenzione di personaggi e fatti di una storia che conosco o indago.


Le donne nella tua scrittura...

Mi sono spesso chiesta  perché le donne hanno un posto di rilievo tra i miei personaggi. Nel racconto basato sulla storia, sono la lealtà, nella mia società sono state le madri, le nonne, l’eroica resistenza alla dittatura. E sì, penso che le donne siano più forti, perché nasconderlo?


Il tango è stato dichiarato patrimonio culturale dall’Unesco, come è stato accolto questo riconoscimento in Argentina?

Il tango ha un posto importante in Argentina, al di là di ogni riconoscimento straniero. Se siamo d'accordo su qualcosa noi argentini è che il tango sia nostro.


Quali ricerche svolgi per i tuoi  libri?

Io amo la ricerca, le librerie, i giornali e le riviste del tempo, le domande a chi mi può fornire dei dati, navigare su Internet, mi piace questo tipo di ricerca .. Mentre riconosco che il sovraccarico di informazioni possa essere uno svantaggio per la narrativa, un blocco, ma una volta coinvolti in una ricerca è difficile da fermare, è una sfida cercare le informazioni nascoste e un grande piacere scovarle. Continuare a leggere di un’epoca, di un argomento, aiuta a sentirsi parte di quel “plot”, aiuta a creare un'atmosfera.


Come sei cambiata come donna e come scrittrice dal romanzo I vent’anni di Luz?

Non distinguo, io sono una donna scrittrice. Quel romanzo mi ha permesso di togliere una sorta di “coperchio”, qualcosa di inconscio, e quella storia che  volevo che fosse chiara mi ha permesso di chiamare le cose con il loro nome. Da allora sono cresciuta, spero non solo di età.


La realtà è un’imitazione dell’inconscio? E qual è il ruolo dell’inconscio?

Credo che la scrittura funzioni come un sogno. I miei sogni sono miei, ma io non decido. È l'inconscio ad esprimere. Per quanto cerco di guidare la mia scrittura con artifici letterari, con i progetti, con la ricerca, qualcosa sfugge sempre. Qualcosa che è inconscio. Dobbiamo rassegnarci ad esso, lasciare che sia, altrimenti non è possibile scrivere.


Tu sei stata lontana per anni dall’ Argentina, questa distanza cosa ti ha permesso e cosa ti ha tolto?

La distanza mi ha permesso di guardare da lontano per capire. Anche di essere imparziale. Non avrei potuto scrivere che alcuni testi in Argentina. È bello essere fuori. Mi piace essere all’estero. Mi piace anche lo straniero nella mia terra. È quasi una condizione di scrittura. Ora sto vivendo in Argentina, ma ho bisogno di andare via ogni tanto, altrimenti la mia scrittura sarebbe in pericolo, sarebbe chiusa, limitata.


Cosa significa oggi essere scrittrice e sceneggiatrice?

Significa essere il giocoliere, il menestrello di questa epoca


Nelle parole di Gustav Mahler “la tradizione non è l’adorazione delle ceneri ma il passaggio della fiamma”, ti ritrovi?

Bella frase, ma non sono sicura di aver ben capito la portata, l’essenza della sua affermazione.


L’Argentina oggi è ancora un paese "senza memoria”, come affermano i sociologi?

Benché vi sia un’amnesia volontaria in alcuni settori sociali, per fortuna lo strato sociale interessato a ciò che è accaduto è ampio e posso dire che la memoria è vincente. Si parla di ciò che ho trattato io per prima. Ci sono prove contro i responsabili del terrorismo di stato e ci sono state alcune condanne per genocidio, anche se è un processo lento.


26 ottobre 2009 Di Claudia Caramaschi


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