|
|
 |
|
| |
HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
L'immateriale nell'arte e nella scienzaGli altri interventi sul tema: Nicola Cabibbo e Piergiorgio Odifreddi Franco Toffoletto e Guido Barbujani
La recensione Cavalcare la Luce. Scienza e letteratura
Luca Doninelli, scrittore e saggista, e Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo Della Scienza e della Tecnologia di Milano, raccontano che cos'hanno, o cosa dovrebbero avere, in comune scienza e arte...
Quando parlo con amici scrittori emergono subito delle differenze fondamentali tra noi. Parlavo recentemente con uno scrittore molto famoso, mio amico (a me non piace fare nomi), che mi dice, "la scrittura per me è come accendere delle luminarie in modo che ci si possa distrarre e non vedere l’abisso di fronte al quale ci troviamo, perchè se realmente aprissimo gli occhi e vedessimo qual è la nostra vera situazione ci spareremmo". Per lui la letteratura ha la funzione di creare un diversivo. Per quanto riguarda me, è l’esatto contrario, cioè a me piace spegnere le luci per vedere meglio nel buio e se c’è un abisso provare a non esserne divorati. Provare almeno a vedere se gli occhi, abituati all'oscurità, riescano a individuare qualche possibilità di affrontare quell'abisso scoprendo qualche strada che possa percorrerlo anche solo per un breve tratto.
Esistono diversi modi di interpretare il proprio lavoro di scrittore, io sono totalmente d’accordo con Odifreddi (e con Kant) nel parlare dell’inevitabilità delle metafisiche. Kant, nella seconda parte della Critica della ragion pura, parla dell’inevitabilità degli errori, quegli errori che sono connaturati nella natura umana. Propone di faredi questi non un uso costitutivo, ma regolativo. Quindi, impariamo a sapere che ci sono e cerchiamo di utilizzarli al meglio. Di fronte al problema dell’immateriale sono un po’ spaventato, perchè non credo che lo scrittore arrivi a una definizione interessante di materia o materialità. Lo scrittore ha a che fare con dei corpi, con delle realtà locali, con i grandi lenzuoli delle varie visioni del mondo; siano essi religiosi o irreligiosi, per lo scrittore sono sempre dei lenzuoli. Sono quelle che Michelle Foucault chiamava le “strategie locali” che talvolta si realizzano anche in netta contraddizione con le ideologie, le visioni del mondo, le utopie che dovrebbero supportare.
Credo che uno dei più bei racconti della letteratura italiana sia Ciaula scopre la luna di Luigi Pirandello. Ci viene presentato il corpo di un ragazzo che è un reietto, non è nemmeno quasi più umano, ma un grumo di materia, a cui Pirandello assegna il compito di fare la più grande scoperta che ci sia, quella della luna. Certo la luna c’è sempre stata, però ci viene spiegato in modo magistrale che ciò che noi assumiamo come scontato non lo è mai. Mi sono sempre domandato se, da un punto di vista metodologico, esistano delle affinità tra il lavoro di uno scrittore e il lavoro di uno scienziato: il lavoro di uno scienziato è più codificato, almeno per noi che non siamo del mestiere e ne leggiamo solo le parti divulgative.
Ma parlando con un famoso matematico francese, di cui ho l’onore di essere abbastanza amico, parlavamo dell’errore, in particolare di come lui scopre l’errore nelle sue ricerche. Ora, quando uno scrittore scopre un errore nel proprio romanzo, questo non diventa normativo per tutti i romanzieri, mentre un errore di metodo scoperto da un matematico durante le sue ricerche diventa normativo. Lui mi raccontava di quando scopriva un errore nelle sue ricerche, e io, con grande sorpresa, mi sono accorto che c'erano delle analogie con quando lo scoprivo io. Per esempio, io scrivo un racconto e vedo a un certo punto che un pezzo di questo racconto non va più avanti. Mi fermo su un particolare: voglio raccontare il senso della vita e mi fermo sul nodo di una cravatta. O sul colore delle stringhe delle scarpe. E mi dico, perchè mi fermo? D’altra parte, se uno scrittore scrive “sulla curva di quella via sorgeva un acero”, gli si può dire, ma perchè ci hai messo un acero, non stava meglio un olmo? No, era un acero.
Lo scrittore fa così, a un certo punto procede assumendo la materia del proprio racconto in presa diretta, quindi riconosce immediatamente di che colore è la cravatta o di che colore sono le stringhe delle scarpe. A un certo punto succede che non vede più chiaramente e deve intervenire con un atto di fantasia e capire se funziona. Ricordo che, avrò avuto quattro anni, un mio zio molto orgoglioso e abbastanza giovane, si era messo in proprio come idraulico. Un giorno mi prese in braccio e mi disse, “Ricordati una cosa, Luca: se si vede una macchia in un punto, può darsi che il guasto sia da tutt’altra parte”. Questa cosa mi è rimasta impressa e la applico a mille diverse situazioni.
Ho sempre avuto la curiosità di sapere come un errore che riesco a scoprire possa diventare utile. Un’altra cosa: lo scrittore ha in mente il romanzo che vuole scrivere, però l’atto della scrittura è una continua revisione. Per cui non resta immutata l’idea iniziale che ha. Scrivere è un’azione concreta, è tempo, è spazio, è azione, è sforzo. Uno dei grandi desideri della mia vita è che le due culture, scientifica e umanistica, si possano avvicinare, perchè, per esempio, adesso io, come scrittore, sto imparando molto di più dai saggisti, dagli studiosi, perchè probabilmente si stanno scrivendo libri di saggistica più belli dei romanzi. Ogni epoca ha le sue caratteristiche, e io sono contento di poter discutere con degli scienziati, perchè mi piacerebbe che si riuscisse, scrittori e artisti da un lato e scienziati dall’altro, a trovare dei punti che non siano coercitivi, ma punti di conoscenza perchè sono sempre più interessato agli aspetti conoscitivi del mio lavoro. Quelli affabulativi ormai li conosco...
Oggi si parla tanto della centralità dell’individuo. Io mi diverto spesso a chiedere alle persone che mi stanno intorno di scrivere, senza nessun impegno, che cosa sia per loro la cultura. E ovviamente ne vengono fuori di cotte e di crude, di cose molto simpatiche. Alla fine però, se vogliamo dare una definizione che è forse un po’ sociologica (quindi mi tiro fuori dal contesto arte e scienza) cultura è l’organizzazione che le persone si danno per vivere meglio. All’interno di questo, c'è la centralità della ricerca. Sono tante le cose che servono a un essere umano: c’è la materialità e c’è l’immaterialità.
Ormai è chiaro che la scienza è cultura, perchè la cultura è una sola, non c’è n'è una scientifica e una umanistica, distinzione ormai è vecchia e defunta. E l'economia dove la mettiamo? L’economia è una scienza imperfetta perché finché l’uomo avrà passione per il denaro è chiaro che l’economia verrà in qualche modo distorta nella sua logica scientifica. Però, le passioni sono indispensabili, sono il sale dell’umanità, rispetto alle quali poi si perseguono logiche di ricerca. Non c’è vera distinzione tra scienza e tecnica applicativa, non c’è una ricerca pura completamente separata dalle modalità con cui viene applicata. Queste sono stupidaggini. Io non sono uno scienziato, però me ne rendo conto: la scienza nasce manipolatrice, non c’è dubbio, nasce già con l’intenzione di raggiungere un risultato.
Noi non cerchiamo di dare conoscenza, quella viene data dalla scuola, dall'università, dalle strutture preposte a questo. Prima di tutto è indispensabile creare una "cittadinanza culturale", quindi anche di cultura scientifica. E questo lo si fa con laboratori in cui vengano spiegati i fenomeni che devono essere conosciuti, ma anche con oggetti storici, anzi sempre di più con questi perché è importante esporre gli oggetti della nostra storia per raccontare come si è arrivati a nuove scoperte. Rappresentano la storia delle passioni di uomini, di gruppi di uomini, di società intere che hanno reso possibile o no, che hanno vietato o dato spazio a quei gradi di libertà che oggi ci consentono di vivere meglio rispetto a cinquant’anni fa: l’Italia del dopoguerra aveva, se vogliamo parlare attraverso l'arte, la faccia delle opere di Giacometti. Adesso abbiamo tutti una faccia diversa. Non solo perchè mangiamo meglio, ma perchè tutto sommato sono aumentati i gradi di libertà.
 | Chiostro del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano
 | Allora lo scopo di tutto questo, la liaison tra scienza e arte, è la radice comune che hanno lo scienziato e l’artista. È la volontà, la capacità di osservazione, che in qualcuno è più forte che in altri, è la curiosità. L'insieme di tutto questo genera la possibilità di raggiungere maggiori gradi di libertà, cioè cose da avere a disposizione per essere usate e l’unico vero grande prezzo da pagare per la libertà è l’impegno. Sia in termini politici sia in termini di disponibilità di mezzi. Questa è la storia dell’umanità, e quindi qui c’è il materiale e c’è l’immateriale. La nostra materialità, quello che noi abbiamo addosso, quello che mangiamo, quello con cui viviamo, ci viene da quello che noi vogliamo interpretare grazie ai valori che abbiamo, giusti o sbagliati che siano. Ecco che allora questo, nell’arte, poi diventa tecnica di fonderia, dove il vuoto è pieno e il pieno è vuoto, ma questo è soltanto un gioco di parole.
Nell’arte, nella scienza, nella ricerca, nell’essere uomini, l’immateriale forse è bene che determini la scelta del materiale. C’è una serie di valori che costituiscono l’immaterialità che, a mio avviso, è giusto siano quelli che andranno a determinare le scelte della materialità. Non è una logica stringente, ma una logica dialettica. Abbiamo bisogno tutti di ricreare un mondo diverso rispetto a quello in cui viviamo adesso, una realtà nuova, dove la cosa veramente importante sia la consapevolezza, la condivisione, il consenso dei cittadini, delle persone che costituiscono la cittadinanza. La democrazia indica infatti la possibilità di fare delle scelte.
| 19 ottobre 2009 | | Di Silvia Casati |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
|
|