|
|
 |
|
| |
HOME | sabato 20 marzo 2010 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
Nicola Cabibbo e Piergiorgio Odifreddi tra fisica e metafisica
Gli interventi: Luca Doninelli e Fiorenzo Galli Franco Toffoletto e Guido Barbujani
Il Festival della scienza
La recensione di Cavalcare la Luce. Scienza e letteratura
Cabibbo ricorda i personaggi che nel dopoguerra hanno contribuito a dare una svolta al sapere scientifico in Italia, a partire dall'anno in cui si iscrisse all'università, il '53. Odifreddi va più indietro nel tempo, cita i grandi personaggi che sono stati alla radice della scienza, quelli che hanno dato il via alla ricerca scientifica. Spiega perchè oggi, a distanza di secoli, sia importante rileggere i loro libri.
Comincerei da quando ho iniziato l’università, nel 1953. In quel periodo l’Italia aveva scoperto la scienza. Vorrei ricordare Amaldi, che del gruppo Fermi era praticamente l’unico rimasto in Italia. La cosa interessante è che la guerra non aveva totalmente fermato la ricerca, Fermi e i suoi collaboratori se ne sono andati, ma erano rimasti Amaldi e qualche altro della generazione immediatamente successiva a Fermi, e poi dei giovani, che anche durante la guerra avevano fatto cose importanti. Ricordo un esperimento di Conversi, Pancini e Piccioni, particolarmente importante perchè dimostrò che le particelle che si trovano nella radiazione cosmica, quindi abbastanza comuni, non erano connesse al nucleo, contrariamente a quanto si pensava. Questa, nel dopoguerra, fu forse la prima scoperta importante nel campo delle particelle elementari. Erano tempi quelli in cui l’università di Roma era a rischio, perchè vicina ai grandi snodi ferroviari di Termini e di San Lorenzo, infatti alcune bombe caddero anche sopra all’università. Quindi l’esperimento di quei tre ragazzi fu portato in un liceo vicino al Vaticano, dove sarebbe stato più protetto. E fu portato con una carriola. Arrivarono a Roma Amaldi e questi ragazzi con delle carriole per portare i pezzi.
Insomma all’inizio degli anni Cinquanta l’Italia scoprì la scienza, un po’ come tutta l’Europa. In quegli anni partì anche il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) e in Italia nacque l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Negli stessi anni era sorto il CNEN (Comitato Nazionale Energia Nucleare), per realizzare le centrali nucleari e così via: c’era un grandissimo fermento. Sicuramente Amaldi ebbe un ruolo importantissimo, però volevo ricordare anche un altro personaggio degno di venerazione, un toscano che ha lavorato a Milano, Beppo Occhialini, fondatore della scuola d’astrofisica spaziale, cioè della ricerca in fisica fatta con satelliti artificiali. Questa, tra l’altro, era una seconda carriera, perchè aveva iniziato con degli studi sulla radiazione cosmica.
 | Edoardo Amaldi
 | Aggiungerei un piccolo dettaglio personale: quando decisi di fare fisica, mio padre me lo sconsigliò, mi disse: “ma se fai fisica cosa potrai fare nella vita? forse potresti insegnare a scuola, ma ti piace l'idea?”, ed effettivamente quando cominciai le prospettive non erano brillanti, ma poi si aprirono, negli anni Sessanta ci fu un’enorme apertura verso la scienza, e in particolare verso la fisica, che poi si è spenta col ‘68; il ‘68 è stato un po’ un tornante negativo, che andrebbe analizzato meglio.
Nei primi anni Sessanta, il caso Ippolito fu probabilmente la chiave della fine dell’idillio tra la politica e la scienza e fermò praticamente tutta l’impresa nucleare che inutilmente ora si tenta di rilanciare, secondo me con pochissime prospettive reali. Accanto a Ippolito ci fu la persecuzione di Marotta, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, istituto che in quegli anni si era lanciato nello studio degli antibiotici e aveva fatto venire a Roma un giovane scienziato di grandissimo valore, che poi ebbe un Nobel mentre era ancora dipendente dell’Istituto. Questo fu veramente un picco dell’eccellenza scientifica di quell’istituto, mai più ripetuto in seguito. E il processo a Marotta, meno noto ma che andò avanti in parallelo a quello di Ippolito, sembrava mostrare una specie di volontà di fermare la pretesa della scienza di poter fare qualcosa di importante.
Quest’anno ricorrono due importanti anniversari: uno è il bicentenario della nascita di Darwin, nonché il centocinquantenario della prima pubblicazione del suo capolavoro L’origine della specie; l’altro è il quadricentenario di due eventi fondamentali per la storia della scienza in generale e della fisica in particolare: nella primavera del 1609 fu pubblicato il libro di Keplero in cui furono enunciate le sue prime due leggi, e nell’autunno, credo il 30 novembre, ci furono le prime osservazioni al cannocchiale di Galileo. Per questo l’associazione mondiale dei fisici ha decretato che questo fosse l’anno dell’astronomia.
 | Charles Darwin
 | Mi sembra giusto andare a leggere o rileggere quello che gli scienziati hanno scritto, perchè molta letteratura sulla scienza è mitologica. Per esempio, quando ho letto L’origine della specie, con mio grandissimo stupore ho scoperto che non era affatto vero che Darwin fosse contrario a quello che tutti considerano un’idea non solo sorpassata, ma anche quasi conservatrice, cioè che si possano ereditare i caratteri acquisiti. Sosteneva che si potessero ereditare caratteri acquisiti come la perdita di un braccio. Darwin pensava questo per un motivo preciso: oggi tutti sappiamo che c’è il dna, ogni cellula ha il suo, tutta l’informazione genetica è contenuta in ciascuna cellula e così via. Invece Darwin aveva un’idea che non era affatto balzana, l’idea che la trasmissione dei caratteri avvenisse perchè ogni parte del nostro corpo mandava un’informazione ai gameti, e questa veniva trasmessa. Se manca una parte del corpo, quella parte mancante non può mandare informazioni... E questo è solo uno degli aspetti interessanti del leggere direttamente le opere degli scienziati.
Sia Galileo che Darwin furono oggetto di racconti "mitologici" perché tutti e due sono andati a toccare miti o metafisiche che il pensiero occidentale si era trascinato dal passato: nel caso di Darwin, ovviamente, il creazionismo, l’idea che le specie fossero state create da qualche ente superiore, e in maniera definitiva. Oltre al creazionismo, il fissismo, cioè l'idea che la specie, una volta creata, rimaneva così, e le specie diverse hanno tutte richiesto un diverso intervento della divinità. È stata una decostruzione della metafisica, che si può vedere nell’opera di Darwin o, più in generale, nella biologia moderna degli ultimi centocinquant’anni.
 | Galileo Galilei
 | Credo che la metafisica sia ottima letteratura, ma pessima scienza, eppure continuiamo, spesso senza saperlo, a essere imbevuti di metafisica. Ora, Aristotele ci ha insegnato una cosa che sembra quasi banale, anzi fa quasi ridere, sembra un gioco di parole: è vero ciò che è, è falso ciò che non è. Se si vuole chiamare la realtà con un nome, oggi la chiameremmo fisica, o scienza. Questo è ciò che c’è. E che cosa rimane oltre a ciò che è? Rimane ciò che non è. Allora, se si vuole dare un nome a ciò che non è, e visto che il nome fisica è già stato preso per ciò che è, gli dà un altro nome, e ciò che non è, ciò che va oltre la fisica, si chiama metafisica. Allora ci sono due parole, una che ha a che fare con la realtà, la fisica, e l’altra è la metafisica. E va benissimo, la metafisica è letteratura, nessuno pretende che tutti i libri di letteratura parlino di cose che esistono veramente, sono invenzioni letterarie. Ma spesso la metafisica invece pretende di non essere letteratura, pretende di essere storia, o addirittura scienza.
Per Galileo il problema è analogo a quello di Darwin, non si parlava di evoluzionismo, ma di com’era disposto il sistema solare, ed era il grande dibattito fra il sistema tolemaico, il geocentrismo, e il sistema copernicano, l’eliocentrismo. Si legge Galileo e ci si accorge che anche lui ha preso molte cantonate, una dietro l’altra. Galileo era un personaggio veramente interessante, un mito, un mito di libero pensiero, è stato colui che ha insegnato come si devono leggere le sacre scritture, non in maniera letterale ma in maniera metaforica, e così via. Andare a rileggere Galileo è un’opera di decostruzione, più che di ricostruzione: cioè cercare di andare a vedere che cosa veramente ha detto e come la fisica e la scienza moderna siano partite dal suo pensiero e dai suoi libri, tra l’altro, era un grande scrittore.
Galileo sosteneva un principio, che poi Newton, molto generosamente (se si può parlare di generosità nel caso di Newton che era un altro personaggio fatto a modo suo) attribuì a Galileo: quello che noi chiamiamo il principio di inerzia. Se si legge Galileo, si scopre che lui non ha mai formulato così il principio di inerzia , ma se traduciamo in parole newtoniane quello che Galileo scrisse, ci accorgiamo che lui lo enunciava in questo modo: un corpo permane nello stato di quiete o di moto circolare uniforme a meno che non intervenga qualcosa. E allora uno si chiede: com’è possibile il moto circolare? invece per lui lo era, e anche per Copernico lo era, quindi di nuovo, leggiamo le opere di Copernico, come esercizio intellettuale.
 | Isaac Newton
 | Secondo me nelle scuole bisognerebbe fare la storia della scienza, cercando di decostruire appunto la mitologia che è stata creata attorno a questi personaggi. A volte si trovano cose meravigliose, per esempio si scopre che a Galileo era venuta l’idea di capire dove fosse nato l’universo. Aveva delle idee un po’ strane perchè è vissuto quattrocento anni fa... ma non così strane: per esempio sapeva che i pianeti più vicini al sole girano più velocemente di quelli più lontani. E allora la sua idea era, se io lascio cadere un pianeta da qualche parte, e questo pianeta accelera progressivamente, a un certo punto acquista una velocità, che è la velocità orbitale, e poi comincia a girare intorno al sole. C’è un punto, un unico punto da cui tutti i pianeti potrebbero essere caduti? E poi lui, che era un metafisico di quelli piuttosto forti dice: c’è un punto da cui Dio ha lasciato cadere i pianeti in modo che questi prendessero velocità e cominciassero a girare intorno al sole? Galileo dice: ho fatto i conti e ho trovato un ottimo accordo con la realtà. Mentiva, oppure sbagliava i conti, perchè poi Newton li ha rifatti e ha dimostrato che quel punto non c’è.
E allora la metafisica si può fare anche in questo modo, non soltanto leggendo i libri sacri, ma anche andando, in maniera scientifica, a rovistare nei testi dei grandi personaggi del passato. Con la maturità, o la senilità, si comincia ad aver voglia di andare a vedere qual è la storia della biologia e della fisica. Quindi, invece di ricostruire, andare a vedere come effettivamente è stata costruita la scienza in questi ultimi secoli e decostruire soprattutto i miti. Cercare di abbattere la metafisica, perchè la metafisica è un po’ la responsabile di molti mali del pensiero, i dipartimenti di filosofia sono intrisi di metafisica, ovviamente, ma anche nella scienza ce n'è un sacco. Forse c’è un vantaggio evolutivo nel continuare a mantenere, dal punto di vista personale, ma anche dal punto di vista più generale, la metafisica: vivere senza la metafisica è molto difficile. Nessuno pensa senza metafisica, ma la cosa bella è che ogni fisico ha la sua che gli serve per trovare i risultati, e questi, una volta trovati, stanno in piedi da soli, senza bisogno d'altro. Uno legge Galileo e vede qual è la sua metafisica. Poi legge Newton e si accorge che ce n'è un'altra.
| 19 ottobre 2009 | | Di Silvia Casati |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
|
Copyright © 1996/2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati. Wuz è un marchio registrato. Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359. Concessionaria di pubblicità MYads.it Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria Dati audience certificati Audiweb Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione |
|
|
|