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INTERVISTA

Intervista a Massimo Lugli, terzo classificato al Premio Strega 2009


Abbiamo esplorato con Massimo Lugli, L'istinto del lupo, il suo ultimo e fortunato romanzo. E abbiamo colto l'occasione per alcune considerazioni sull'ultima edizione del Premio Strega, in cui lo scrittore ha conquistato la medaglia di bronzo

"L'istinto del lupo", di Massimo Lugli


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Nel suo libro “tra i protagonisti” c’è la metropoli. La violenza è una componente congenita e di conseguenza ereditaria delle grandi città? Oppure può esistere una cura?

Sì, la violenza è a mio parere una componente inevitabile di tutte le grandi città, per una serie di fattori sociologici che non spetta a me elencare ma che è facile individuare: sovraffollamento, stress, tensioni sociali, comparsa di una malavita predatoria stanziale, emarginazione e tanto altro... Per questo motivo ho evitato di citare Roma in quanto tale, anche se la descrizione di molti luoghi della capitale lascia poco spazio a dubbi. Il mio romanzo potrebbe essere ambientato anche a Parigi o Barcellona o, perchè no, a New York.

Perché nei  romanzi di iniziazione il protagonista parte spesso da una condizione privilegiata? La rinuncia è una componente attraente per il lettore?

Sì, la rinuncia è una componente fondamentale della storia. Lapo, se vogliamo, raggiunge la libertà dell'eremita, che non possiede nulla, si spoglia di tutto, ritrova l'essenza della vita. Esemplare, a mio parere, è la scena in cui il ragazzo regala il motorino nuovo fiammante a Tamoa che risponde: "Hai capito che noi crediamo di possedere gli oggetti ma sono loro che possiedono noi" o qualcosa del genere. Buddismo a buon mercato? Spero di no: volevo descrivere una lezione di vita da parte di un personaggio ancora non del tutto svelato nelle sue componenti... Quanto amo Tamoa...

La metamorfosi di Lapo/Lupo, prima preda e poi predatore, ricalca il percorso di un cucciolo di animale. Nel bambino/uomo questa stessa metamorfosi avviene a livello psichico?

No, non credo che ognuno di noi segua questo percorso (grazie a Dio). Anche perchè, se fosse una cosa così comune, che senso avrebbe avuto scriverci un romanzo? Lo sviluppo di Lapo è paradossale e credo che la forza della storia sia tutta lì.

Il protagonista si estranea dalla lotta politica in anni in cui era un’anomalia farlo. Oggi invece è il contrario, no?

Sì, ma Lapo è un'anomalia vivente, altrimenti non finirebbe così. E' una mosca bianca, un solitario, un escluso, un ragazzo che comunica più con gli animali che coi suoi simili... Ai tempi (ahimè lontanissimi) dei miei vent'anni, bisognava essere impegnati politicamente, si diventava tutt'uno col proprio grupposcolo (io, nell'ordine, Movimento studentesco e Stella Rossa, poi FGCI), se ne adottavano modi, abbigliamento, linguaggi. Oggi è il contrario ma non mi sembra che (sprangate a parte) sia un vantaggio guardando i ragazzi di oggi... Mamma mia, parlo veramente come un babbione!

Lei si occupa di cronaca nera dal 1975. Quali sono i lupi che ha incontrato sul suo cammino di cronista?

Tanti Lupi. Ma nessuno simpatico come il mio. Nessuno che mi abbia ispirato il personaggio. Lo rivendico con orgoglio: Lapo-Lupo è pura fantasia con qualche tratto autobiografico per quanto riguarda infanzia e adolescenza.

Ci sarà un sequel? visto che L’istinto del lupo è il prequel de La legge di Lupo Solitario… A cosa sta lavorando in questo momento?

Credo che Lupo potrà riposare in pace in Madagascar, dove l'ho lasciato nel primo libro, ricco, ozioso e felice. Sto lavorando a un altro romanzo ambientato negli anni Settanta. Il protagonista, stavolta è un cronista ventenne, spaesato, imbranato, alle prese con un mondo che non riesce a capire, eterno pivello sbeffeggiato da tutti. Ricorda qualcuno?

Premio Strega 2009: si è piazzato al terzo posto, possiamo dire sul podio: è soddisfatto? Se lo aspettava?

Non sono soddisfatto: sono felice, scioccato, esultante. Non avrei mai neanche pensato di partecipare al Premio Strega. Questo traguardo pazzesco lo devo tutto ed esclusivamente ai miei editori. Alla Newton Compton (una casa editrice che pubblica centinaia di titoli l'anno) hanno proposto me, hanno creduto nel mio lavoro, mi hanno sostenuto con una forza, un garbo, una signorilità incredibili... Non ho veramente parole per ringraziarli e, mi creda, non è la solita sviolinata dell'autore agli editori. Ho conosciuto delle persone veramente uniche.
 
La serata finale: vi aveva già partecipato prima, magari in qualità di giornalista? Che ricordo ne ha? Ci può svelare qualche aneddoto sul cerimoniale?

Ma io faccio cronaca nera... Se avessero accoppato qualcuno sicuramente avrei partecipato a qualche serata dello Strega ma, prima, a malapena sapevo che esistesse... Non scherzo. Quanto all'unica serata in cui ho partecipato ricordo una confusione pazzesca, tantissime belle donne e una tensione spasmodica. Ma mi sono divertito un mondo.

Cosa si fa dopo? A parte Scarpa che è stato risucchiato da Marzullo, gli altri?

Dopo sono andato a festeggiare coi miei editori e mia moglie. Alle 4 sono andato a dormire. Alle 7 mi sono svegliato: rapina in casa di una giornalista alla Camilluccia, ancora la banda dei Vip di Roma Nord in azione. Alle 12.30 sono stato dirottato sull'Ardeatina: nuovo stupro del maniaco col passamontagna. Contemporaneamente cercavo di tenere d'occhio una sparatoria tra bandito e carabinieri, con un ferito grave. Giornataccia. Nel frattempo ho rilasciato una decina di interviste (i due vincitori non si trovavano quindi tutti ripiegavano sulla medaglia di bronzo) e risposto a una cinquantina di telefonate e altrettanti sms di congratulazioni... Sono le soddisfazioni della vita, a 54 primavere chi se lo aspettava? Io no di sicuro.

Da fuori, anzi diciamo meglio “dalla tv”, ha dato un po’ l’impressione di un conclave di snob e ambiziosi. Che non sanno perdere e non sanno vincere… Ci smentisca per cortesia…

Potrei dire "no comment" come nei film americani, per favore? Aggiungo solo che nella vita c'è una sola cosa che conta, anzi due: umiltà e dignità. Bisogna saper vincere o perdere (se la ricorda la canzone dei Rokes) sempre con stile ed educazione. A volte qualcuno non ci riesce. Mi spiace per lui.

Antonio D’Orrico riguardo all’ultimo Strega ha dichiarato: “In Italia siamo pazzi, premiamo libri brutti e che non piacciono al pubblico”. Che ne pensa?

Ma non è vero: il terzo posto è un premio ed è andato a un libro bellissimo. Si chiama L'istinto del lupo. Gli altri due premi non mi riguardano. Se un giorno ne vincerò uno (non solo lo Strega) chiunque è autorizzato, fin d'ora, a dire che il mio libro fa schifo. Sarò troppo felice per farci caso. Come oggi.


Chi è Massimo Lugli



20 luglio 2009 Di Francesco Marchetti


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