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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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Paure e speranze di Michael Cunningham ed Erica JongIn occasione della Milanesiana 2009 abbiamo assistito all’incontro con Michael Cunningham ed Erica Jong, due tra i più importanti scrittori statunitensi contemporanei. Cunningham ha ricevuto numerosi premi, il suo romanzo più famoso è Le Ore, del 1998, da cui è stato tratto il celebre film con Meryl Streep, Nicole Kidman e Julianne Moore. Erica Jong, anche lei vincitrice di numerosi premi, in passato scrisse due libri che furono censurati perchè considerati scandalosi: Paura di volare, del 1973, e Come salvarsi la vita, del 1977. Nel corso dell'incontro Erica Jong ci tiene però a specificare: "Paura di volare è un libro femminile, non femminista, c'è una bella differenza. Comunque sia, per uno scrittore è un grande onore essere censurato e avere un libro sequestrato".
Riassumiamo qui le opinioni dei due scrittori in merito ai quattro argomenti di cui si è parlato durante l'incontro, il cui tema era la paura e la speranza: oltre a dirci che cosa incute loro più paura e che cosa infonde loro la speranza ai giorni nostri, hanno parlato di politica. Hanno dato la loro opinione sull'Italia, e ne è uscito un interessante confronto tra la politica italiana e quella statunitense. Alla fine, non poteva mancare una domanda sul loro mestiere di scrittori, e il tema dell'incontro è stato messo in relazione alle loro emozioni di fronte alla pagina bianca quando sono in procinto di scrivere un nuovo libro.
Erica Jong Quello che temo oggi per il mondo è la proliferazione delle armi nucleari nelle mani dei terroristi, temo l’inquinamento, continuiamo ciecamente a inquinare il nostro mondo. Temo la sovrappopolazione, che porta inevitabilmente alle guerre territoriali. Se smettessimo di fare gli essere umani così come siamo oggi e cominciassimo a fare sesso costantemente, sicuramente sarebbe un mondo migliore. Ed è interessante pensare che, sull’orlo dell’apocalisse, stiamo ancora qui a discutere riguardo i ruoli sessuali. La cosa interessante è che quando parlo a mia figlia, che ha trent’anni e tre figli, di queste mie preoccupazioni e le dico, “parliamo di questi problemi, parliamo dell’inquinamento, di questa proliferazione nucleare”, lei mi risponde, “mamma, ho tre figli, due di quindici mesi e uno di cinque anni, non ho tempo di pensare a queste cose”. È questo ciò che mi preoccupa: il mondo intero è in pericolo. Purtroppo, temo che la paura prevalga sulla speranza. Negli anni Cinquanta, quando sono cresciuta io, pensavamo di nasconderci sotto la scrivania per difenderci dalle bombe atomiche che l’Unione Sovietica avrebbe potuto lanciarci in testa. Invece oggi, l’ex Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno raggiunto degli accordi per ridurre gli armamenti nucleari, e invece purtroppo queste armi sono nelle mani di terroristi pazzi: la situazione è sicuramente molto peggiore di quanto non lo fosse negli anni Cinquanta, durante la mia infanzia.
Michael Cunningham Non abbiamo mai vissuto un periodo con tanta paura come quello odierno. Devo dire, che quando lo scorso novembre agli Stati Uniti è stata data l’opportunità di votare per persone malefiche come McCain o Sara Palin - li avete visti, con quei sorrisi allucinanti... -, mi preoccupava il fatto che gli americani avessero anche soltanto quest’opzione di voto. Ero un po’ disperato, non poteva andare peggio. Però, per fortuna, la stragrande maggioranza ha invece optato per Obama, e questo ha un po’ stravolto il mio pessimismo. In quanto persona gay, io sento i miei amici omosessuali che si lamentano del fatto che l’amministrazione Obama non stia facendo abbastanza per difendere i nostri diritti, per consentire i matrimoni tra omosessuali, per consentire l’accesso libero al servizio militare anche agli omosessuali. Da un lato simpatizzo con queste richieste, con queste proteste, sicuramente credo che sia un crimine negare ai gay dei diritti, ma dall’altro devo dire che il desiderio di camminare in abito bianco lungo una navata per poter sposare il mio compagno viene assolutamente annullato dai problemi di cui parlava Erica, e cioè dalla proliferazione delle armi nucleari in mano ai terroristi, dall’inquinamento ambientale. Quindi, questa problematica non la inserirei tra le priorità: è molto più importante preservare la specie che non sposare il mio compagno. Perchè alla fine, se saremo tutti estinti, non ci sarà nessuno che potrà sposarsi comunque. Quando ero a scuola io, facevamo le esercitazioni anti bomba atomica: l’insegnante metteva le bambine tutte da un lato della stanza, e i bambini dovevano, con le mani alzate, mettersi a scudo, a protezione delle bambine. Assolutamente assurdo, ridicolo, però interessante: c’era questo abbinamento tra il terrore, il pericolo che veniva diffuso, e l'ottimismo ridicolo che vedeva i bambini dare da bravi gentleman protezione alle bambine.
Erica Jong Vedo tanta speranza nelle nuove generazioni, e adesso capisco l’esigenza che abbiamo della morte, perchè la morte porta nuove persone, nuove persone con nuove idee. Recentemente ho visto la speranza nei miei nipotini, che vedono il mondo in modo diverso. Questa è la speranza che vedo. Non trovo certo speranza nei politici, non sono loro la speranza del mondo
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Michael Cunningham Tutti i romanzieri sono ottimisti. Qualunque sia l’argomento, la scrittura di un romanzo è ottimista per definizione, è un atto di grandissima speranza
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| COSA PENSANO DELL'ITALIA. POLITICA ITALIANA E STATUNITENSE A CONFRONTO |
Erica Jong Non posso parlare a nome di tutti gli americani, anche perchè l’Italia la si conosce vivendoci, o comunque trascorrendoci del tempo. Gli americani non hanno un’idea ben precisa dell’Italia, a meno che ci siano stati. Diciamo che, contemporaneamente, l’Italia è vibrante per la creatività per cui è nota, e politicamente una barzelletta. Io ero qui lo scorso anno quando è stato eletto Berlusconi. In Italia la situazione è più grave che in America: Bush non fu eletto (nelle elezioni del 2000 furono contestati i risultati delle votazioni elettroniche che sembravano non essere affidabili), mentre Berlusconi è stato eletto in Italia, quindi qui è ancora peggio. Ora mi chiedo, dove sono gli sfidanti di Berlusconi? Chi sarà in grado di sfidarlo? Chi sarà il Barack Obama italiano? Anche in America abbiamo avuto i nostri problemi con Bush. E le proteste, quando c’erano, venivano assolutamente zittite. Oppure, venivano coperte dalla stampa nazionale. Quindi anche se abbiamo cercato di fare proteste come quelle degli anni Sessanta e Settanta, comunque non venivano pubblicizzate dai giornali. Negli Stati Uniti non si è più capaci di andare a protestare nelle strade, o non si attribuisce a questo lo stesso valore che gli si attribuiva negli anni Sessanta. E per di più, noi americani siamo anche arroganti. Se adesso andassimo a Teheran con le nostre forze, cosa che non possiamo fare in quanto non abbiamo denaro, comunque andremmo a rafforzare i mullah, faremmo un danno enorme con il nostro intervento. I mullah possono solo sperare che le truppe americane facciano un tentativo di invadere Teheran, perchè nulla potrebbe rendere più forte la loro posizione di un attacco americano. Tra l’altro, per effetto dell’11 settembre, negli Stati Uniti abbiamo proprio perso la capacità di abbracciare e accogliere il mondo, prima avevamo la frontiera aperta dei confronti di Canada e Messico, ed eravamo molto orgogliosi; in seguito abbiamo dovuto cominciare a usare i passaporti anche per andare in Canada o in Messico, quindi si è costruito una specie di muro lungo il confine di tutti gli Stati Uniti, e quindi anche in questo caso stiamo andando indietro, stiamo diventando retrogradi.
Michael Cunningham Per un lungo periodo ho avvertito una sorta di fratellanza con gli amici italiani: vogliamo forse parlare di Berlusconi e Bush? In entrambi i paesi c’era stata questa elezione misteriosa di due uomini terribili, che lasciava tutti costernati, quindi c’era questa sorpresa da parte nostra di aver avuto per otto anni Bush, ma dall’altro lato c’era Berlusconi in Italia. Dov’era chi voleva sfidare Bush? Dov’erano le proteste quando è stata fatta una guerra falsa, quando sono state imprigionate delle persone senza il ricorso a un’azione legale effettiva? A Teheran la gente corre il rischio di perdere la vita pur di protestare, e quindi non è che perché la stampa non ne parla si rinunci a protestare. Una delle cose che ho imparato in quanto attivista per l’AIDS è che chiunque viva in un sistema politico ne è automaticamente un esperto, quindi può discuterne e può contestarlo, vivendoci si impara a conoscerlo e a leggerlo. Una domanda che mi sono posto per otto anni è: ma perchè le persone non sono per le strade? Dove sono le proteste? Dove sono i milioni di persone che dovrebbero protestare lungo la Quinta strada? Non ho trovato una risposta, l’unica possibile teoria che ho formulato è stata che l’amministrazione Bush ha realizzato cose così terribili costantemente, ogni settimana, che le persone erano sopraffatte: appena si organizzava una protesta usciva un’altra, allucinante, idea di Bush e quindi si finiva per essere paralizzati da queste continue proposte inaccettabili da parte dell’amministrazione
. Un altro problema relativo agli Stati Uniti è che hanno maggiori capacità rispetto agli altri paesi di fare danni più sostanziosi. Non è che siano più stupidi, siamo semplicemente più potenti, quindi, tutto quello che facciamo ha un impatto molto maggiore. A mio avviso, il crimine meno pubblicizzato dell’amministrazione Bush è stato proprio il comportamento in seguito all’attacco alle torri gemelle: Bush e Cheney non hanno dato sostegno agli altri paesi nè accettato il comportamento dei loro governi; avrebbero dovuto essere messi in carcere per le scelte fatte: hanno usato la situazione come scusa per poter esercitare le loro pressioni, l'arroganza nei confronti degli altri paesi, attuando quindi una forma di terrorismo americano.
| PAURA E SPERANZA DI FRONTE ALLA PAGINA BIANCA |
Michael Cunningham I timori che ho come scrittore sono gli stessi degli altri autori.Per quanto mi riguarda, potrei dire che so che esiste una sorta di palloncino fluttuante nell’aria dove è contenuto questo romanzo - più grande e più profondo di quello che sono in grado di scrivere -, qualcosa di più tragico, di più apprezzabile di quanto io poi sarò in grado di rendere sulla carta. È necessario un rapporto romantico con la realtà, bisogna immaginare di essere in grado di scrivere qualcosa che valga poi la pena di essere letta. Io sono perseguitato da questa sensazione, ma è necessario abituarsi all'idea che, anche se alla fine il libro risulterà molto buono, non rispecchierà mai la vastità che uno ha nella testa quando si appresta a scriverlo
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Erica Jong Posso sicuramente parlare del timore di fronte alla pagina bianca. Nel corso degli ultimi cinque anni ho cercato di scrivere un romanzo su Isadora Wing [la protagonista di Paura di volare, ndr], che arriva ad avere sessant’anni. Innanzitutto, ho dovuto ammettere che anch’io avevo sessant’anni (e ci ho messo un anno se non due). Poi, non volevo accettare di riprendere il mio vecchio personaggio con tutto l’onere e il carico che questo comportava. In seguito ho deciso di cambiare personaggio e di rendere il libro più autobiografico e, ancora, sono tornata alla forma del romanzo, che è poi la stessa cosa. Alla fine, ho trovato una forma da dare a questo libro, ma poi l’ho completamente disfatta, capovolta, e allora ho dovuto ricominciare tutto da capo. Adesso siamo circa a centocinquanta pagine, però sicuramente soffro del blocco dello scrittore di fronte alla pagina bianca. Nel frattempo, mentre cercavo di scrivere questo romanzo, ho iniziato un libro sull’essere ebrea in America nel Ventunesimo secolo, poi un altro sul diventare nonna, poi un’altra antologia. Adesso, però, la scrittura di questo romanzo sembra abbastanza avviata...
| 30 giugno 2009 | | Di Silvia Casati |
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