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Intervista

Intervista a Erica Bauermeister, autrice de La scuola degli ingredienti segreti   

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Ha un’aria molto dolce la gentile signora che porta con grande distinzione le onde dei capelli bianco-grigi che - sembrerà strano - la fanno sembrare giovane. E mi saluta in italiano, come per anticipare il segreto che è all’origine del suo libro. Ascoltiamola raccontare come è nato La scuola degli ingredienti segreti e da dove viene la sua passione per la cucina.



La prima cosa che colpisce la nostra attenzione, leggendo il suo libro, è che Lei è americana, ma le ricette e il gusto per il cibo che traspaiono dal libro sono molto più europee che americane… Da dove viene questa passione raffinata per il cibo?


Dal fatto che abbiamo vissuto per due anni in Italia, a Bergamo, per motivi di lavoro di mio marito. E’ stato dieci anni fa, ma ha avuto un profondo impatto su di me. Quando sono venuta in Italia, non sapevo molto di cibo e di cucina- mi sono divertita molto a scrivere di Antonia che guarda le lezioni e i suoi compagni con occhi ‘italiani’. Quando ero in Italia e festeggiavo la Festa del Ringraziamento con i nostri piatti tradizionali, i miei invitati dicevano ‘buono’ ma non sembravano molto convinti. Vivi in un altro paese ed incominci a vedere le cose con gli occhi degli altri. Poi torni a casa, festeggi con la tua famiglia la Festa del Ringraziamento e pensi che quello che hai cucinato fa schifo. Ero interessata a capire che cosa pensasse la gente, ma dovevo fare esercizio per penetrare nella mente degli altri. Se non fossi stata in Italia, non avrei mai scritto questo libro che parla di cibo e non avrei imparato a vedere le cose dalla prospettiva degli altri. E’ stata una preparazione splendida per scrivere, perché quando scrivi devi guardare le cose attraverso gli occhi dei personaggi.

Il tema del legame tra cibo e benessere, tra cibo e un atteggiamento più amichevole verso gli altri, non è nuovo nella letteratura e nei film. L’ho trovato anche nel suo libro, ma- voleva anche invitare i lettori a riscoprire cose fondamentali come profumi e aromi, il ritmo delle stagioni che si riflette in quello che mangiamo, senza forzare la natura, e a rallentare la nostra vita?

Proprio così: è stato un dono che ho ricevuto dal vivere qui- avere i prodotti giusti nella stagione giusta. Se andavo dal verduriere e gli chiedevo il basilico a dicembre, mi avrebbe detto che ero pazza. L’idea è che non puoi avere tutto e sempre, e allora questo rende ogni cosa speciale. L’idea che devi attendere per avere qualcosa che vale la pena di attendere, rende la vita diversa. Negli Stati Uniti vogliamo tutto e subito e non si apprezza nulla.

Come ha deciso quali personaggi voleva radunare insieme nelle lezioni di cucina? Ce n’è stato uno che le è venuto per primo in mente?

Sì, ce n’è stato uno che mi è venuto in mente per primo. L’idea mi è venuta da delle lezioni di cucina che ho frequentato io stessa, al mio rientro dall’Italia. Volevo otto personaggi, perché mi pareva il numero giusto. Il primo è stato Carl, che ha iniziato- letteralmente- a parlarmi. Lo amavo, come personaggio: buono, un uomo d’onore, anche se sapevo che molti avrebbero visto le sue scelte come segni di debolezza e invece io volevo che le vedessero come una decisione complicata e un atto d’amore. Volevo essere giusta con lui. Ho iniziato con lui e sei mesi dopo ho sognato Helen: fino ad allora non mi ero accorta che la storia di Helen era diversa da quella di Carl e che c’erano cose che Carl non sapeva di Helen. Alla fine l’unica persona che sapeva tutti i pezzi della storia e li metteva insieme era il lettore… Tom è venuto presto sulla scena; quanto a Claire: avevo ucciso dei granchi nella mia classe di cucina, era stata un’esperienza sorprendente e volevo scrivere di quello. Ma temevo che fosse una scena troppo violenta: era una combinazione strana mettere all’inizio, una madre e la violenza. Il libro si è sviluppato in me per sei anni, ad iniziare dal 2001, e la storia di Claire si è fatta più complicata.

La vecchia signora che sta perdendo la memoria è quella di cui capiamo meno i motivi per frequentare il corso. Eppure, forse, è proprio lei lo studente più importante: la sua presenza significa forse - come scrive riferendosi ad altri personaggi - che c’è una memoria del corpo che durerà più a lungo di quella della mente?

Proprio così, la memoria del corpo dura di più di quella della mente e la storia della vecchia signora è l’unica che avviene fuori della classe. Il suo personaggio è venuto fuori perché mio padre aveva una forma di demenza senile e io volevo provare che cosa si può sentire in quella situazione. Non sapevo proprio che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di diverso e che lei e Tom si sarebbero aiutati vicendevolmente. È lei il mio personaggio preferito, l’angelo buono del libro.

Dopo averci introdotto a Lillian e al modo in cui ha iniziato a cucinare, non sappiamo più nulla di lei. È sfuggente; il suo ruolo è quello di essere l’insegnante e, a quanto pare, non solo di cucina. Perché ha lasciato nell’ombra questo personaggio?

Mi è capitato parecchie volte che delle persone a me del tutto ignote mi dicessero delle cose di cui avevo bisogno. Una volta ero in un rifugio di montagna e la moglie di un amico- che vedevo per la prima volta-, mentre stavamo parlando mi ha chiesto, così all’improvviso, che cosa facessi io per me stessa, per essere felice. E io non avevo una risposta. La cosa mi ha fatto pensare: devi avere una risposta da dare, a una domanda del genere. Era una donna di cui non sapevo nulla e ha cambiato la mia vita. Quanto al non sapere nulla di Lillian, dopo l’inizio - be’, lasciamo un po’ di mistero…

Questa domanda è, in un certo senso, collegata alla prima che le ho rivolto. Quando gli europei pensano al cibo americano, pensano a hamburger e MCDonald’s e cibo spazzatura. Pensiamo a gente che mangia in piedi, senza curarsi di apparecchiare la tavola. Oggi però si viaggia molto, si vedono altre abitudini, c’è molta informazione alimentare: stanno cambiando le abitudini alimentari degli americani?

Sì, ci sono state delle persone che hanno avuto una certa influenza sulle abitudini alimentari degli americani - lo chef Alice Waters di San Francisco, il romanzo Sotto il sole della Toscana di Frances Mayes, hanno aperto delle finestre su un altro mondo. Ricevo spesso lettere che dicono, ‘ecco come vorrei vivere’. In America c’è una forte mobilità e, anche se in teoria dovremmo avere ereditato molte tradizioni alimentari dall’Europa, è difficile tramandare le tradizioni quando le famiglie non vivono più in stretto contatto.

Il significato del titolo: quali sono gli ingredienti ‘segreti’? non si allude solo agli ingredienti della cucina, vero?

No. Il titolo originale è The essential ingredients, ma la traduzione italiana rispecchia bene il significato di ‘essenziali’. E gli ingredienti essenziali cambiano per ogni persona, ogni personaggio ha infatti un capitolo differente e vengono preparati piatti diversi. Ognuno di loro è influenzato da qualcosa di diverso. La cosa più importante riguardo al cibo e alle persone è come il cibo faccia rallentare il ritmo e ci spinga a fare attenzione non solo a noi e ai cinque sensi, ma anche l’uno all’altro. Quando cucini per gli altri, è importante che tu capisca gli altri. Il cibo è fantastico ma la lezione che viene insegnata va oltre l’arte culinaria e le lezioni potevano anche vertere su qualcosa d’altro. Quando ero al college ho letto la storia di una donna - c’era poco o nulla in quella storia. La donna stirava e parlava alla figlia. Per me è stata una rivelazione: a scuola si leggono storie su balene gigantesche e grandi guerre e qui c’era una storia su una donna di nessuna importanza, ma lei faceva diventare bella quella storia. La vita è più soddisfacente quando fai attenzione alle piccole cose.

Questo è il suo primo libro: ha iniziato a lavorare su un secondo?
    


Sì, e l’idea è qualcosa di opposto alla Scuola degli ingredienti segreti: in questo si trattava di persone che si trovano insieme, di perdita e di risanamento; nel nuovo libro c’è invece un gruppo di donne che si conoscono e si sfidano ad uscire nel mondo- è un libro sulla paura e il coraggio, ma poi questa - del gruppo di donne - è una scusa per parlare di tante altre cose.  


16 giugno 2009 Di Marilia Piccone

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